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Politica

di Tiziana Maiolo

Quando il candidato disse “sono un civico”, l’entusiasmo suscitato gli fece comprendere di potersi considerare già eletto. Nessuno si pose il problema se il “civico” fosse capace di amministrare un Comune, una Provincia o addirittura una Regione. L’importante era che il candidato non fosse “politico”, cioè ladro e corrotto.

Paradosso? No, realtà di questa campagna elettorale. Sta succedendo anche in Regione Lombardia, dove alcuni candidati fanno a gara nel cercar di convincere gli elettori del fatto di non saper fare niente, di arrivare dal centro del nulla, di non far parte della storia.

 Gabriele Albertini è stato due volte sindaco di Milano, è attualmente parlamentare europeo, carica cui è stato eletto da un partito, il Pdl. Pure è molto assertivo: “Il nostro è un movimento veramente civico. La mia è una scelta civica, come quella di Monti”. Il quale, tra parentesi, non ha passato l’ultimo anno a caccia di farfalle, ma governando  il nostro paese. Con scelte molto “politiche”. Se poi si mette in conto il fatto che Albertini è sostenuto da  mezza Udc e l’intero Fli, oltre ad aver avuto un iniziale imprimatur del presidente uscente Roberto Formigoni, e ad aver sospirato invano a lungo il sostegno del Pdl, in che cosa consiste il suo “civismo”? L’esperienza politica ce l’ha, i suoi supporter anche, e allora? E’ “civico” perché non ruba? Sappia che non è l’unico.

Silvana Carcano è la candidata del Movimento 5 stelle. Lei è “civica”, dice, perché è stata selezionata dalla rete, cioè da quello strumento che emargina anziani e vedove e circoscrive la comunicazione agli appassionati. Una fetta di società, quindi. E’ più “politica” di Albertini, avendo alle spalle una vera militanza  nel mondo dell’ambientalismo, nel quale non si è fatta mancare ( così dice la sua biografia ) nessuna manifestazione, in particolare quelle contro l’inceneritore nella sua città, Paderno Dugnano. Sostiene che con lei “i cittadini partecipano attivamente alla costruzione di una nuova Lombardia”. Non spiega bene in che modo. Forse con qualche assemblea di tipo sessantottino ogni volta che dovrà assumere una decisione?

Umberto Ambrosoli è forse il più “civico” di tutti i candidati finora apparsi all’orizzonte. Ha partecipato alle primarie sostenuto esplicitamente dalla struttura del principale partito della sinistra, il Pd. Pure è “civico” perché non ha nessuna esperienza, né amministrativa come Albertini, né di movimento politico come Carcano. E’ l’unico che, qualora fosse eletto Presidente della Regione Lombardia, non saprebbe  assolutamente da che parte cominciare a governare. Inoltre è stato scelto, in modo anche un po’ offensivo, in quanto “figlio di” e non per le sue capacità o il suo curriculum. Il suo essere “civico”consiste, dice nelle interviste, nel collegare i partiti di sinistra che lo sostengono alla società civile. Quasi sottintendendo che, senza di lui, questi partiti avrebbero continuato a ignorare i cittadini, che sono poi gli elettori. I suoi supporter si stanno rendendo conto oggi di aver scelto un candidato un po’ troppo “civico”, cioè privo di alcuna esperienza e anche di appeal, il quale finora non ha saputo trovare, all’interno del suo programma, un’idea forte con cui conquistare la società lombarda.

Non viene il dubbio, ai sostenitori di Albertini, Carcano e Ambrosoli, che con tutta questa fuffa “civica” stanno spianando all’unico “politico”, Roberto Maroni, un’autostrada verso la conquista di Palazzo Lombardia, con una vittoria tutta politica?

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