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Politica
Il programma delle Sardine da Stato di Polizia. Tra bavagli e censure fasciste

Solo nei regimi si organizzano manifestazioni contro le opposizioni, che sono minoranza, e non contro i governi. Ma fin qui, oramai in un Paese che sembra in preda alla schizofrenia, c’è da dire de gustibus non disputandum est. E’ il programma delle “sardine” a far tremare i polsi, ricordando che mentre veniva elencato una folla applaudiva. 

“I giornalisti sono attenti?”, ha chiesto ieri in piazza San Giovanni a Roma Mattia Santori, la “capo sardina”, un attimo prima di elencare i 6 punti programmatici del movimento. 

Eccoli: “1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare”.
“2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali”.

Prima di analizzarli ricordiamo l’accoglienza mediatica ricevuta dal movimento nato apertamente per fermare Matteo Salvini e la Lega, cioè l’apertura di tutti i tg nazionali ad ogni manifestazione, l’esposizione martellante giorno e notte e le comparsate mediatiche dell’ideatore Santori in ogni programma tv (mancano all’appello solo Sex Therapy su Sky e i programmi di Rai Yoyo per bambini ma siamo certi ci stiano lavorando).

Mattia Santori è un trentenne ricercatore del RIE, società privata del mondo dell’energia fondata dall’ex ministro e professore di economia, il bolognese Alberto Clo', grande amico di Romano Prodi e con il quale ha fondato la rivista “Energie”. Oltre a Santori e il fondatore in RIE c’è un team di sole 9 persone. Clò è protagonista di una delle più surreali vicende della storia italiana, la famosa seduta spiritica in cui con Romano Prodi ed altri venne individuato il covo dove le Br detenevano il presidente della Dc Aldo Moro. Clò è attualmente membro del CdA della GeDi, società editrice, prima della famiglia De Benedetti e ora degli Agnelli, che controlla i quotidiani La Repubblica, L’Espresso, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, Il Messaggero veneto, Il Piccolo, La Gazzetta di Mantova, il Mattino di Padova, la Gazzetta di Reggio e diversi altri.

Ora vista anche l’incredibile esposizione mediatica, non è balzano pensare che il movimento abbia “agganci” in tutte le principali tv e nei media nazionali. Così come è conseguente pensare che questi “agganci” non abbiano in simpatia Salvini e la Lega. E credere che le "sardine" siano un movimento "spontaneo", guardando anche tutte le sigle che le affiancano, le solite Cgil, Arci, Fiom, Anpi, sindaci di sinistra, leader di Pd e Leu, i soliti anchorman di area come Michele Santoro, sembra più un gioco per allocchi.

Solo gruppi e referenti con radicamento sul territorio riescono a muovere migliaia di persone ogni settimana. Solo chi non ha cognizione alcuna di cosa voglia dire fare politica può pensare che una cosa del genere sia il frutto di un ingenuo gesto spontaneo. Detto questo imporre a chi è stato eletto o ricopra la carica di ministro di comunicare “solamente nei canali istituzionali” e sostenere che solo quei canali sono legittimi, vuol dire mettere costoro sempre e solamente alla mercé di quei canali, i tuoi amichetti nei media, che tanta visibilità danno a te. Un modo come un altro di imporre un vero e proprio bavaglio di massa all’espressione.

Ma guardiamo gli altri punti. “3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network”.
“4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti”.  

E fin qui siamo al nulla di due pretese. C’è il punto 6 “Abrogare il decreto sicurezza”. Finalmente un punto politico, condivisibile o meno. Ma sempre un punto politico. E’ qualcosa. Ma prima c’è il meglio. Il punto 5. “Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica”.

Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma può essere auspicabile ma sapendo che non viviamo nel mondo dei puffi è difficile da attuare così facilmente. L’aspetto più inquietante risiede nella seconda parte del punto; quello che vuole parificare violenza verbale a violenza fisica.

Cioè da oggi bisogna equiparare un calcio in faccia a un vaffanculo (qualcuno ci ha fondato un movimento!). Un cazzotto nei denti a un “sei una merda”, ecc…E poi è più violento paragonare Salvini e la Meloni a Hitler come fa qualcuno o tirare uno schiaffo? E chi lo decide? Lo Stato educatore? Un governo di illuminati di sinistra che dai loro salotti legiferano contro il volgo ignorante? Ma non è forse questo un principio da Stato di Polizia in violazione del codice penale?

In Italia finché non ci sarà una dittatura si prevede che l’aggressione verbale sia reato punibile con una condanna penale in caso di minaccia, consistente nella prospettazione ad altri di un male futuro ed ingiusto e in caso di aggressioni, anche solo verbali, ma ripetute e violente con induzioni di tipo psicologhe.

Ci mancherebbe che giovani e meno giovani non possano esprimere le loro idee riunendosi dove meglio credano. Ma il programma delle Sardine sembra davvero una proposta neofascista. In un paese libero questi propositi sembrano più strumenti validi per azzerare le libertà che per difenderle.

 

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