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Politica

Di Tommaso Cinquemnai
@Tommaso5mani

il ruggito del grillo
 
"Grillo non è un demagogo. Non cerca di incantare il popolo per imporre le sue idee, che invece vengono dal basso". Roberto Caracci, professore di filosofia e saggista, con una intervista ad Affaritaliani.it presenta il suo libro, 'Il ruggito del Grillo', una "cronaca semiseria" del fenomeno del M5S. "Lui non si considera un comico prestato alla politica, ma un politico che comunica attraverso la comicità". E del suo rapporto con la Rete Caracci afferma: "Si è adeguato alla civiltà telematica. Con la tv invece c'è un reciproco disprezzo. La tv lo manipola costruendo un Grillo ad hoc che non esiste". Il motivo? Lo status quo lo teme perché il comico genovese è l'unico che "parla alla gente direttamente. E' l'unico che va ai comizi e non gli arrivano statuette del Duomo addosso".


Dottor Caracci, è appena uscito nelle librerie un suo libro intitolato 'Il ruggito del Grillo'. Di che cosa si tratta?
"Ho voluto ricostruire la storia di Beppe Grillo in una sorta di genealogia che parte dai suoi esordi, quindi dal debutto televisivo negli anni '70, in cui faceva cabaret, per passare poi agli spettacoli in teatro e infine alla politica. Il libro è 'super partes', non sono un fan di Grillo, ma neppure un detrattore. E' una cronaca semiseria dell'evoluzione del fenomeno Grillo. Da bruco della televisione, a falena dello spettacolo, a drago delle piazze".

Ogni argomento ha il suo modo di essere trattato. Noi siamo abituati alla politica come a qualcosa di serio, che necessita toni e modi seri. Grillo ha rotto questo schema, è positivo o negativo?
"Credo che sia positivo. Fin dai primissimi spettacoli Grillo parlava di etica pubblica, di democrazia, dei problemi della gente. Le stesse cose che adesso ha sparto fuori in maniera nuova rispetto alla solita politica. Lui non si considera un comico prestato alla politica, ma un politico dentro che comunica attraverso la comicità".

C'è un uso delle parole e un modo di porsi poco politico, poco diplomatico…
"Questo è vero, ma lo stesso Grillo obietta che i nostri politici sono dei comici. C'è un rovesciamento simmetrico rispetto alla realtà. Se guardiamo al panorama politico abbiamo un comico che fa politica e un magistrato che si è candidato. Gli stessi avvocati che circondano Berlusconi si danno alla politica. E' un fenomeno generalizzato".
 

'IL RUGGITO DEL GRILLO'

Chi è davvero Beppe Grillo?  Un giullare, un predicatore, l’ultimo demagogo dell’antipolitica? Questo libro offre un’illuminante ricostruzione delle origini della carriera del comico più amato e odiato negli ultimi trent’anni, esiliato dalla televisione italiana e poi sceso in campo con la forza di uno tsunami. Grillo è il signore del paradosso. A partire dal suo ruolo bifronte di comico-tribuno, i paradossi, le contraddizioni, i nodi sciolti e non sciolti della sua personalità sono tanti. Accusato di ogni genere di colpa, dalla demagogia al populismo, dal qualunquismo allo sfascismo, la guerra con l’informazione ufficiale, da entrambe le parti, è stata aspra e senza risparmio di colpi. Ma l’ostracismo delle televisioni e dei giornali hanno davvero lasciato capire chi fosse Grillo e cosa volesse e vuole ancore dire? Che cosa ne sarebbe stato del comico genovese senza la rivoluzione del web e l’incontro con Casaleggio? Questo libro fa un po’ di chiarezza e tenta di offrire più risposte, senza pregiudizi né empatie, senza liquidazioni né ovazioni. Mostrando, ad esempio, come le idee e le battaglie di Grillo siano troppo spesso state eclissate sotto i fasci di una luce violenta che, del Savonarola di Genova, avrebbe messo in risalto solo i modi, le forme, la mimica selvaggia.

L'autore

Roberto Caracci, laureato in Filosofia e in Lettere moderne, abita, lavora e scrive a Milano, dove insegna Materie letterarie in un liceo scientifico.Presente nel nucleo originario della Redazione (2000-2006), ha pubblicato un volume di racconti, L‘ingorgo, 1984, e testi narrativi su varie riviste. Oltre che di narrativa, si occupa di poesia, in qualità di saggista e critico. È redattore della rivista di poesia «Il monte analogo». Si occupa inoltre di filosofia e psicanalisi. Ha tenuto conferenze a Milano sulla Narratologia del sogno, una lettura narratologica del mondo onirico, fra letteratura e psicanalisi. Nel 2007 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Le radici del silenzio. Dal 1990 dirige un cenacolo letterario, il Salotto Caracci, che ospita poeti, narratori, filosofi , psicanalisti e raccoglie una discreta comunità di simpatizzanti.

Il ruggito del Grillo. Cronaca semiseria del comico tribuno
di Roberto Caracci
Edizione Moretti & Vitali
321 pagg, 16,00 euro

Spesso Beppe Grillo viene accusato di demagogia. Lei che cosa ne pensa?
"Gli antichi dicevano 'in vino veritas', io dico 'in risu veritas'.  Grillo è uno smascheratore e un demitizzatore. Lui dissoda il terreno, ma poi sono gli altri che devono seminarlo. In questo non è demagogo. Bisogna riconoscergli una sorta di umiltà di chi vuole stare dietro le quinte. Il comico genovese non è qualunquista, ne demagogo. Il demagogo cerca di incantare il popolo per imporre le sue idee. Grillo invece ha un concetto inverso, le sue idee partono dal basso".

Che cosa non le piace di Grillo?
"Non mi piace la parte carismatica, il fatto che tutto giri intorno a lui".

E' la Rete che ha plasmato il fenomeno Grillo?
"Sì, ma in maniera posteriore a se stesso. Grillo ha fatto uno sforzo per adeguarsi alla civiltà telematica e ha sfruttato le sue potenzialità, questo grazia anche ad incontri importanti come quello con Casaleggio".

In un suo vecchio spettacolo Grillo ha distrutto un computer in scena. Forse all'inizio non si era reso conto delle sue potenzialità?
"Grillo non ha distrutto il computer come simbolo, ma l'uso che se ne fa. Grillo era contro le difficoltà tecniche del mutamento antropologico di chi deve passare dalla carta alla tastiera. Lui è un uomo che davanti al pc è tornato scimmia. Spaccando i pc era più rispettoso di chi non li conosceva affatto".

Nel suo libro afferma che Grillo è il 'Signore del paradosso'. Perché?
"I suoi paradossi sono tanti. Prima di tutto quello del comico-politico. Poi nel rapporto con il pubblico. Nei suoi spettacoli e comizi lui è empatico con chi lo ascolta, anche se spesso lo aggredisce urlando e maltrattandolo fisicamente. Poi c'è quello della televisione: un rapporto tra sordi. Grillo non ascolta la tv e la tv non ascolta lui. Ha un atteggiamento preclusivo rispetto al piccolo schermo, d'altra parte lui si è meritato il contrappasso di una tv che è andata oltre a lui e lo manipola costruendo un Grillo ad hoc che però non esiste. Ma ha anche bisogno della televisione e che questa parli di lui. Solo chi lo ascolta dal vivo sa chi è veramente Grillo".

La tv lo dipinge in maniera distorta perché lo status quo lo teme?
"C'è una grande paura, perché lui parla alla gente direttamente. E' l'unico che va ai comizi e non gli arrivano fischi o statuette del duomo addosso. Agli altri politici la polizia deve formare cordoni di sicurezza. Ai comizi di Grillo la polizia quasi non c'è. La questura non si preoccupa di un discorso di Grillo".

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