Gli interrogatori di De Magistris: "Dovevano fermare l’inchiesta perché coinvolgeva seriamente Mastella e Prodi"

Venerdì, 5 dicembre 2008 - 08:31:00

Ecco le dichiarazioni rese durante diversi interrogatori dall’ex sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris: «... Con l’inchiesta Poseidone e Why Not mi hanno voluto lanciare un messaggio secondo me per fermarmi, perché non sapevano ancora del livello che avevano raggiunto le inchieste Toghe Lucane e Why Not. Io non mi sono fermato di un centimetro (...). Allora hanno dovuto accelerare in modo fortissimo la richiesta di trasferimento cautelare e qui si sono innestate poi, evidentemente, delle “sinergie istituzionali” perché ovviamente è inquietante il silenzio istituzionale sulla vicenda, per esempio del trasferimento cautelare e in qualche modo del coinvolgimento di Prodi e di Mastella».

«COSÌ CLEMENTE SI È IMMOLATO PER ROMANO»

«Cioè, mi chiedo questo, è una cosa... una riflessione che penso se ci fossimo trovati nel governo Berlusconi quando, per esempio, c’erano sempre delle proteste fortissime ogni volta che Berlusconi faceva... giustizia, io credo che non si è mai visto che un ministro della Giustizia chieda il trasferimento di un magistrato che indaga sul presidente del Consiglio (Romano Prodi, ndr) di cui lui è ministro e che regge in modo determinante la maggioranza che è un po’ fragile, e soprattutto chiede il trasferimento del magistrato che sta lavorando in qualche modo su di lui perché ci sono nel procedimento, e il ministro Mastella lo sapeva benissimo, intercettazioni che lo riguardavano direttamente. Cioè a fonte di questo io mi sarei aspettato che non si arrivasse a una richiesta di questo tipo, quindi vuol dire necessariamente che si è disposti a mettere sul tappeto il rischio di una rottura istituzionale sui rapporti tra esecutivo e magistratura».

«IL PREMIER AVEVA FRETTA... »

«La posizione centrale era quella che ruotava intorno all’indagato Antonio Saladino. Io sono convinto che l’urgenza era dettata soprattutto dalle posizioni di Prodi e Mastella, seppure è una mia valutazione, cioè che c’era una preoccupazione che le investigazioni potessero rafforzarsi su queste due figure, cioè questa è la percezione, se no non mi so spiegare un’urgenza e un provvedimento come quello del ministro Mastella, perché essendo inconsistente la relazione Mantelli (dal nome di uno degli ispettori ministeriali, ndr), cioè non posso credere che un magistrato possa essere spostato per quello, un magistrato che guarda caso ha l’indagine che coinvolge... cioè, non si può fare un atto politico così forte, così invasivo, così criticabile, se non c’è un’urgenza di intervenire. Allora, io capisco che possa aver avuto io pressioni, cioè loro pressioni anche da magistrati di Toghe Lucane, e ci sono sicuro, però in quel momento l’obiettivo finale era la sottrazione dell’indagine Why Not e quindi l’indagine sui finanziamenti pubblici, di questo ne sono convinto come sono convinto che ci sono forti pressioni sulla vicenda Toghe Lucane. Con Tufano (procuratore generale di Potenza, ndr) però non c’è la stessa urgenza, altrimenti il procuratore mi avrebbe avocato anche Toghe Lucane prima dell’estate. C’è arrivato a un passo ma non l’ha fatto, quindi là mi ha colpito con l’ispezione però credo ci fosse una urgenza del ministro a intervenire.. .».

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