Intercettazioni: di Scajola, Moggi e Fazio non se sapremmo nulla

Venerdì, 21 maggio 2010 - 11:09:00


Intercettazioni

E' scontro sul ddl intercettazioni. Il Pdl ha deciso di fare un passo indietro sull'entità del carcere e sulle multe ai giornalisti che pubblicano atti giudiziari o intercettazioni. Gasparri  ha assicurato che "il provvedimento sulle non metterà alcun bavaglio alla stampa". Ma se il ddl oggi fosse in vigore molte delle inchieste sarebbero rimaste nascostee avrebbero visto la luce molto tempo dopo. Da Scajola a Marrazo passando per il sistema Moggi, Fazio e i "furbetti del quartierino" e il crack Parlmalat.

La casa del ministro Scajola con vista Colosseo. Se la legge fosse già in vigore, non saremmo a conoscenza dell'acquisto dell'appartamento di proprietà di Claudio Scajola e acquistato in parte con i soldi di Diego Anemone, protagonista dell'inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per il G8. Nessuno avrebbe saputo niente nemmeno delle telefonate intercettate in cui alcuni imprenditori ridono per il terremoto dell'Aquila.

Calciopoli e il sistema Moggi. Lo avremmo saputo tre anni dopo. Tanto sono durate le indagini dei pm napoletani. I primi accertamenti risalgono al maggio 2006, il rinvio a giudizio è del 3 ottobre 2008. E tanto sarebbe durato anche il "silenzio stampa" se le norme fossero state esecutive già allora. Solo dopo il pronunciamento del gip, infatti, gli atti sarebbero stati pubblicabili.

Fazio e i "furbetti del quartierino". Lo avremmo saputo solo l'anno scorso. L'ex governatore della Banca d'Italia coinvolto, fra l'altro, in una complessa indagine sulla scalata di Bnl da parte della compagnia di assicurazioni bolognese Unipol, è stato rinviato a giudizio il 18 novembre 2009 dal giudice per l'udienza preliminare di Milano. Assieme a lui sono stati mandati a processo altri imprenditori fra cui Stefano Ricucci e il presidente di Unipol Giovanni Consorte. Ricucci, immobiliarista romano intercettato a lungo per ordine della magistratura, in una telefonata definì "furbetti del quartierino" le banche estere interessate alla scalata di alcuni istituti di credito italiani. Le indagini erano cominciate nel 2005, lo stesso anno in cui Fazio, travolto dalle polemiche e dalle intercettazioni che lo compromettevano, lasciò la Banca d'Italia. Con la nuova legge gli atti dell'inchiesta sarebbero rimasti top secret per quattro anni.

Marrazzo e i trans. Non si sarebbe saputo nulla dell'inchiesta che ha travolto l'ex governatore del Lazio beccato nella casa di un trans in cui tre carabinieri hanno fatto irruzione per filmarlo con un cellulare e ricattarlo. Alla vicenda sono collegati due omicidi ancora avvolti nel mistero: quello di Brenda, altro trans amico di Marrazzo, e del pusher Gianguerino Cafasso.


Sandra Lonardo e il suo "voglio quell'uomo morto". La frase, ormai famosa, fu pronunciata da Sandra Lonardo moglie dell'ex ministro Mastella durante una telefonata in un'inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere. Il clamore suscitato dall'indagine indusse il guardasigilli alle dimissioni, atto che provocò la caduta del governo Prodi. L'inchiesta, cominciata a gennaio 2008, si è conclusa con il rinvio a giudizio di lady Mastella il 26 ottobre 2009. Con la legge sulle intercettazioni lo avremmo saputo sei mesi fa.

Il crack Parmalat. Le indagini sul patron Calisto Tanzi durarono un anno e mezzo: dall'inizio del 2004 al 25 giugno 2005, data in cui l'imprenditore fu rinviato a giudizio. Dall'inchiesta emerse a poco a poco che nei bilanci della Parmalat c'era un buco da 900 milioni di euro. Lo scandalo gettò nella disperazione molti piccoli risparmiatori che avevano acquistato azioni dell'azienda. Si sarebbe saputo un anno dopo.

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