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Politica
Italicum: Aventino di Fi, grillini, Lega e Sel. Renzi: "Andiamo avanti"
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Continua la bagarre sulla legge elettorale. Dopo il ricambio dei dieci dissidenti dem in commissione, anche Brunetta annuncia l'Aventino: Forza Italia, M5s, Sel, Lega e FdI abbandonano i lavori. Boschi: "Incomprensibile". Scelta civica invece cambia idea e rimane per difendere i propri emendamenti a riforma. Ma il premier non arretra e con un post su Facebook suona la carica sulle riforme e sulla legge elettorale: "Avanti su tutto. Fermarsi oggi significherebbe consegnare l'intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a tutti quelli che in questi anni si sono fermati prima del traguardo".

FORZA ITALIA  - "Noi dichiareremo l'inaccettabilità della posizione del Pd di sostituire la propria minoranza in commissione. Lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in commissione l'Italicum blindato, a disonore del Partito democratico stesso". Lo ha annunciato Renato Brunetta a Montecitorio. Il capogruppo azzurro alla Camera ha poi confermato che Forza Italia abbandonerà i lavori della commissione Affari costituzionali sull'Italicum.
 
Un Aventino, quello dei berlusconiani, che arriva all'indomani del turn over in casa dem: in dieci, infatti, ieri sera sono stati mandati via dalla commissione Affari costituzionali, dove la riforma elettorale è approdata per la discussione sugli emendamenti (97) prima di arrivare in aula (lunedì 27 aprile). I deputati sostituiti sono tutti estranei all'area renziana. Anzi: sono tutti critici, ormai da mesi, sull'Italicum. La notizia, ratificata dall'ufficio di presidenza del gruppo Pd, era annunciata da giorni e conferma come, sulla riforma delle legge elettorale, il premier Matteo Renzi sia più che mai convinto a non concedere nulla al dissenso Pd. Ma la decisione, oltre a far salire in trincea il M5s che minaccia di non partecipare ai lavori della commissione, rischia di allargare ulteriormente la frattura interna ai dem con una buona fetta della minoranza pronta al contrattacco direttamente in aula.
 
A ruota, anche Sel annuncia l'abbandono della commissione. Lo ha scritto su Twitter il capogruppo Arturo Scotto: "Renzi tratta la commissione come una sezione Pd. La sostituzione è un atto grave. Sel non partecipa a farse. Lasciamo i lavori e ci vediamo in aula".
 
A cambiare idea, invece, è Scelta Civica che alla fine rimarrà in commissione per difendere i propri emendamenti. Viene così superata, alla luce di una riflessione nel partito, l'ipotesi circolata ieri di abbandonare i lavori. Sono cinque le proposte di modifica a firma Sc: uno introdurrebbe l'apparentamento delle liste, un altro metterebbe un tetto minimo di 5 e uno massimo di 15 alle pluricandidature, si raddoppierebbero i collegi riducendo al massimo a 40 i nominati, si stabilirebbe ex lege che in caso di elezioni in più collegi il candidato debba scegliere quello in cui la lista ha ottenuto il risultato peggiore (premiando così chi ha ottenuto preferenze), si stabilirebbe anche che alle elezioni possano concorrere anche i movimenti.
 
Dal Pd a replicare è Lorenzo Guerini, vicesegretario del partito: "C'è molta strumentalità. La voglia di fare cagnara intorno a questo passaggio non credo sia un servizio al lavoro parlamentare nè al Paese".

LA POSIZIONE DI RENZI - "Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale. Il PD ne ha discusso durante le primarie, in assemblea nazionale, in direzione, ai gruppi parlamentari, ovunque. La proposta – che è stata sempre votata a stragrande maggioranza – è stata approvata anche dal resto della maggioranza e dai senatori di Forza Italia. Fermarsi oggi significherebbe consegnare l'intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a tutti quelli che in questi anni si s...ono fermati prima del traguardo. Ma no, noi non siamo così. È tempo di decidere, dunque. Perché ci hanno insegnato che quando si vota all'interno di una comunità si rispettano le decisioni prese assieme. Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze. Avanti, su tutto! Oggi in Consiglio dei Ministri via libera a tre decreti della delega fiscale a partire da quello sulla fatturazione elettronica. E poi Libro Bianco della Difesa al Quirinale, lavoro sul ddl scuola in Commissione dopo una lunga discussione coi parlamentari PD mentre procede al Senato la riforma della PA e cresce l'attesa per Expo. Può piacere o meno, ma dopo anni di immobilismo l'Italia si è rimessa a correre. E noi ci siamo, pronti ad ascoltare tutti, ma senza farci fermare da nessuno".
 
Per tutta risposta, la Lega si schiera con le altre opposizioni: "Non abbiamo alcuna intenzione di mischiarci ai burattini di Renzi e di fare il loro gioco. Per questo non parteciperemo alla commissione Affari costituzionali". Lo annuncia il deputato Cristian Invernizzi, capogruppo in commissione. "Questo - dice - è un ulteriore esempio di come Renzi utilizzi il parlamento a suo uso e consumo, per garantire a se stesso la poltrona, fregandosene dei drammi sociali ed economici del paese".
 
Intanto, però, la mossa finale del governo per evitare di venire battuto in aula alla Camera sull'Italicum potrebbe essere, secondo l'agenzia Dire, la fiducia su ogni singolo articolo del testo. L'idea sarebbe di porre non una sola fiducia sul testo complessivo ma quattro distinte fiducie (gli articoli dell'italicum sono infatti quattro) eliminando quindi la possibilità di voto segreto su singoli emendamenti. Gli esponenti di vertice del Pd, ma anche il ministro Maria Elena Boschi, hanno sempre detto che la fiducia sarebbe 'l'extrema ratio'. E questa potrebbe essere sollecitata proprio dal rischio che in aula si crei un asse minoranza Pd-opposizioni che nel segreto dell'urna manderebbe sotto la maggioranze e l'esecutivo.

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