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Politica

Quando si vuole definire una maggioranza si dice che essa è la fazione che ha ottenuto il maggior numero dei voti espressi: e si è indotti a mettere l'accento sulla parola "voti". Viceversa bisognerebbe prestare molta attenzione all'aggettivo che segue, "espressi", infatti per alcuni esso limita molto il valore della consultazione elettorale: il caso classico è quello degli Stati Uniti.

Ecco il ragionamento. Il Presidente è eletto avendo spesso, al di sopra del suo avversario, solo un piccolo margine di maggioranza: facciamo che arrivi al 52%. Ma sappiamo anche che, in generale, va a votare solo circa la metà degli aventi diritto americani: sicché quel 52% è in realtà un 26%. Se poi teniamo conto di coloro che non hanno l'età per votare, si scende ancora di più. E allora si chiede: può dirsi che sia democraticamente eletto un Presidente che in realtà è stato voluto da meno di un quarto degli statunitensi?

La domanda sembra legittima ed è insulsa. La democrazia - il regime più libero che l'umanità abbia inventato - lascia ai cittadini, fra le altre, anche la libertà di non occuparsi di politica. Dunque è lecito non andare a votare. Le norme parlano di "voti espressi" perché i voti che non sono stati espressi non esistono e non contano. Potrebbe anzi dirsi che chi non va a votare è indifferente al risultato: sia perché pensa che sarà in ogni caso positivo, sia perché pensa che sarà in ogni caso negativo.

Chi non vota lascia agli altri la responsabilità di come sarà governato il Paese e per questo perde il diritto di lamentarsi di come vanno le cose. Perché lui personalmente non ha fatto neppure l'assoluto minimo, per farle andare diversamente.

L'astensionismo deriva da un atteggiamento di dispetto vagamente infantile: visto che i politici pensano solo a litigare e a fare i loro personali interessi, il cittadino dovrebbe sommergerli col suo disprezzo e fargli capire che non ha più fiducia in loro. Questi signori che siedono a Roma devono smettere di proclamare che agiscono per mandato degli elettori. "O almeno, dice l'astensionista, devono sapere che non governano per mio mandato. Per me sono tutti ugualmente dei delinquenti".

Questo comportamento è piuttosto assurdo perché l'elettore indignato dimentica di star parlando solo con se stesso. Per lo Stato l'astensionista sarà solo un numero senza volto, senza idee, senza peso e senza importanza. Non votando non ha inviato nessun messaggio: infatti un voto può non essere stato dato per le più diverse ragioni, a partire dal fatto che quel giorno ci si sentiva male. Se un messaggio ha inviato, l'astensionista, è certo che non è arrivato a destinazione.

Qualcun altro fa un ragionamento un po' più serio: "Quando si leggono i risultati delle elezioni, si parla di centinaia di migliaia, di milioni di voti. E allora perché dovrei scomodarmi? Il mio voto non pesa praticamente niente". Tutto però sta in quel "praticamente". È vero, una  goccia d'acqua è insignificante, ma il mare è fatto di gocce d'acqua. E tutti coloro che non votano lasciano che governino altre gocce d'acqua non più pesanti della loro.
C'è infine una ragione sostanziale e teorica, per condannare senza riserve l'astensionismo: ed è che non è affatto vero che "peggio di così non potrebbe andare". Perché potrebbe. La democrazia è un tipo di governo che raramente riesce ad evitare la demagogia, le logomachie e la corruzione, ma presenta rispetto agli altri tre vantaggi: il primo, che è permesso rivelare e denunciare le sue magagne; il secondo, che esiste la possibilità che i corrotti siano gettati in galera o almeno estromessi dalla politica; il terzo, il più importante, che si può cambiare maggioranza e governo.

I giornali e le televisioni raccontano ogni giorno le miserie del "Palazzo" e fanno credere alla gente che la democrazia sia putrida. La realtà è all'opposto. In regime di autocrazia la corruzione può essere anche maggiore ma è vietato denunciarla e non è realistico sperare che essa sia limitata dal giudice penale. Il cancro non è meno grave dell'acne solo perché il cancro non si vede e l'acne sì. Nell'Unione Sovietica quasi nulla sfuggiva all'obbligo del backshish, cioè della mancia o mazzetta, se si voleva che la "pratica" andasse avanti.

Bisogna votare quanto meno per tenere in vita la democrazia perché essa sarà pure un pessimo modello di regime ma, come diceva Churchill, gli altri sono ancora peggiori.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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