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mariastella gelmini

Il 2 gennaio 2011 Monti ha avuto parole di elogio per la riforma della scuola voluta da Mariastella Gelmini. Una riforma in contrapposizione alle rivendicazioni di "arcaico stile" di studenti e lavoratori che danneggiano gli "interessi tutelati" ed è "un grosso ostacolo alle riforme". Monti spiegò: "Le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne, grazie alla loro determinazione, faranno in modo di ridurre l'handicap dell'Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili".

Una riforma giusta quindi secondo il Professore che nella su Agenda spiega che una 'rivoluzione' del sistema scolastico è la "chiave per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali".  Nel testo però l'ex rettore della Bocconi scivola su un paio di punti, scrive la politologa Nadia Urbinati su Reset Magazine, quando ad esempio, nella sua 'agenda' scrive: "Bisogna rilevare per ogni facoltà in modo sistematico la coerenza degli esiti occupazionali a sei mesi e tre anni dal conseguimento della laurea, rendendo pubblici i risultati". "Chi ha scritto questa frase però, non sembra essere al corrente che l'università italiana non ha più le facoltà per fornire queste statistiche. La riforma Gelmini le ha abolite (Legge n.240/2010) e sostituite con una sorta di federazioni di dipartimenti", spiega la Urbinati.

Nel documento si afferma anche che per "avviare un piano di investimenti in capitale umano" occorre "proseguire e affinare il progetto avviato dall'Anvur per il censimento e la valutazione sistematica dei prodotti di ricerca". Scrive la Urbinati: "Eppure il progetto Anvur istituito dalla riforma Gelmini, è stato oggetto di critiche molto pertinenti da parte del mondo accademico italiano e straniero. Come scritto da più parti il sistema con il quale vengono classificate le riviste e le case editrici è a dir poco problematico".

"E non dimentichiamo che tra le ultime decisioni prese dal suo governo vi è l’attribuzione di 223 milioni di euro alle scuole private e il taglio di 300 milioni di euro ai Fondi di Finanziamento Ordinario della formazione pubblica. Una scelta di parte, che continua la politica della penalizzazione della scuola pubblica. Una stangata dagli effetti letali come si legge in un appello congiunto della Conferenza dei Rettori, del Consiglio Universitario Nazionale e del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Persino il ministro Profumo ha dovuto ammettere che si è trattato di una scelta disastrosa che manderà “in default più della metà degli atenei, che non potranno così fare fronte alle spese per il funzionamento”, conclude la Urbinati.

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