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Politica

Negli anni d'oro quando dominava l'Enrico Berlinguer della questione morale, la parola d'ordine di Botteghe Oscure rilanciata dai media era il partito dalle mani pulite, coniugata con la diversità comunista: gli onesti siamo noi. I lanci in aria di Roberto Benigni con le note In questo mondo di ladri di Antonello Venditti, unite alla roboante campagna di stampa di Repubblica e Telekabul, divennero la moda imperante: ogni giorno lodi sperticate al teorico del compromesso e del governo degli onesti. Quarant'anni dopo piovono, come grandine ghiacciata, da Milano, da Roma e oggi da Ischia, sugli ex-eredi del Pci, accuse di tangenti per appalti o per assistere gli immigrati, elargite dalla macchina economico-finanziaria la potente Lega delle Cooperative. Ora che dall'ex-Pci si è al Pd e al Pd di Matteo Renzi, che non è ex-comunista, dove sono finite la questione morale e il partito dalle mani pulite e la diversità comunista, elementi che avrebbero dovuto segnare la distinzione dagli altri, e soprattutto dai cugini concorrenti a sinistra, i socialisti, molto più degli amici democristiani, che concorrenti non erano?

Berlinguer, nonostante fosse conterraneo di un tal Antonio Gramsci che quanto a onestà e coerenza sapeva il fatto suo, non volle capire negli anni d'oro che l'onestà in politica, come nella vita, non è qualità che si acquisisce per indottrinamento o per educazione, e che non riguarda solo il rubare, ma la coerenza tra quel si pensa e si dice e tra quel che si dice e si fa.

Si ostinò testardamente a non capire, a non voler capire (?), che non esisteva, e non esiste, alcuna diversità comunista: la sola diversità tra gli esseri umani era, ed è, quella tra uomo e donna, era, ed è, quella tra modi di pensare e identità del tutto personali e originali. Seguitò a andar per la sua strada, anche quando un partigiano onesto e coerente, Riccardo Lombardi si sforzò di fargli capire: non è il governo degli onesti che noi oggi possiamo domandare: ci sono degli onesti i quali sono fior di reazionari […] Cosicché anche se la Dc diventasse quel partito pulito, non clientelare, alieno da abusi, che io mi auguro in una democrazia, non cesserebbe di essere l'avversario storico [..] da battere, non perchè sudicio, ma da battere anche perché pulito e pur essendo pulito, amministra in modo credibile la società borghese, la società che noi vogliamo fondamentalmente cambiare. Fu, insomma, proprio impossibile progettare, attraverso un programma comune, un'alternativa di sinistra credibile, affidabile, praticabile che escludesse la Dc, in quanto, appunto, portatrice di ben altri e contrapposti interessi?

Si scelse di proseguire con il consociativismo con la Dc per cui ci fu una sorta di divisione invisibile del potere, tra potere centrale e potere periferico, e negli influenti poteri collaterali, l'informazione soprattutto radiotelevisiva.

Arrivati ai giorni nostri, di fronte al degrado morale del sistema politico, cui concorre una grossa fetta della classe politica ex-Pci, riemerge in tutta la sua enorme portata la questione morale e latita l'onestà, che non c'è: non sarà perchè 40-50 anni fa si scelse non un'alternativa credibile, affidabile, praticabile, ma il consociativismo con la Dc, nonostante fosse l'avversario storico da battere perché pur pulito amministra la società borghese che noi vogliamo cambiare?

Dove siamo rimasti? Ancora lì al nodo storico volutamente eluso, un'alternativa credibile, affidabile praticabile, per il granitico, superiore principio ieri del partito, oggi della ditta...

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