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Politica

L. Antonio da IlCannocchiale.it

Barca, nella sua bella intervista a Sette, dice molte cose di grande interesse, ma una in particolare mi ha colpito. Laddove spiega il rapporto tra decisione (politica) e sapere (conoscenza). In Italia, secondo l’ex Ministro, ci si affida soprattutto alla decisione ma si sottovaluta la questione della conoscenza e del sapere,  che debbono accompagnare strutturalmente ogni scelta politica, ogni norma, ogni atto o provvedimento di governo o parlamentare. Detto in altri termini, la politica non deve essere soltanto il classico ‘che fare’ ma anche il ‘come’ farlo. Perché non si tratta soltanto di decidere ‘cosa’ sotto forma di provvedimento, ma soprattutto di stabilire secondo quale percorso, secondo quali tecniche, procedure, metodi, in base a quali forme di partecipazione e di condivisione collettiva quelle decisioni debbano trovare una sostanza e una realizzabilità. Sacrosanto. Ed è come dire che la comunicazione (ossia un atto che si concentra sull’involucro espressivo del progetto politico, e quasi ne ignora il contenuto effettivo) non basta, non può bastare, e che serve invece un sistema di idee, progetti, saperi, contenuti, strategie senza le quali il leader si riduce a un ottimo attore-narratore, ma poi bisogna andare alla ricerca di chi governerà davvero la baracca in caso di vittoria elettorale.

La scissione tra politica e tecnica è il vero dramma italiano. Quando si punta l’indice sulla politica dell’annuncio, non si fa altro che porre sotto accusa quella scissione. Anzi, peggio, nel nostro Paese si vende la decisione prima ancora che ci sia un provvedimento, un atto concreto. Così che la comunicazione e la politica fanno cortocircuito, nel senso che la seconda scompare fagocitata dalla prima, dalla sua volatilità, dalla sua aleatorietà. Che poi le cose accadano davvero, che il provvedimento sia scritto e l’opera avviata poco conta. La grande massa dei giornalisti, intenti a discutere di diaria e di stipendi ai deputati, non andrà mai a vedere se all’annuncio segua davvero qualcosa. E invece la tecnica è una cosa decisiva, ineliminabile, per quanto non possa sostituire la politica (vedi un po’): è grazie alla tecnica (lo ‘specialismo’, direbbe Gramsci) che le nostre decisioni assumono concretezza e vanno oltre le eteree narrazioni, gli spot o i loft. È grazie alla tecnica che la politica si completa e il governo assume senso ed efficacia. Barca dice a Sette che la politica italiana è normocentrica e poco tecnica. Ha ragione da vendere. Anche perché ridurre tutto alla decisione politica (inefficace) prima o poi produce l’invocazione a gran voce della tecnica direttamente al potere (com’è accaduto). Una jattura anche questa. Il PD esca dal proprio involucro spesso piattamente comunicativo e riporti in auge il sapere, pena la sua lenta ma progressiva dissipazione.
 

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