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Politica

di Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it

Ernesto Galli Della Loggia sostiene che se Berlusconi farà cadere il governo sarà l’Apocalisse. Diversamente sarà il suo Tramonto. E “che effetto avrebbe la scomparsa del Sole sulle sorti del Pdl? È ragionevole pensare che l'effetto sarebbe la sua virtuale dissoluzione. Un partito personale ben difficilmente riesce a fare a meno del fondatore-padrone, e Berlusconi lascia dietro di sé il vuoto”. Ma non sparirà l’elettorato moderato, che subirà “una profonda crisi di rappresentanza politica”, a lungo “celata dalla presenza surrogatoria del partito cattolico, della Democrazia cristiana”. Gli altri due partiti simili alla Dc sono “L’Uomo Qualunque” e “Forza Italia”, caratterizzati dalla natura della loro “piattaforma politica, del loro carattere personalistico, di una più o meno strisciante tentazione populista. E al dunque sempre dando l'impressione di un che d'improvvisato e di provvisorio, di una certa labilità, di mancanza di radici; e sempre con una classe politica raccogliticcia e mediocre”.
L’articolo è pregevole per il tema affrontato e per il coraggio che è necessario per scriverlo: infatti, ogni volta che si parla di futuro si rischia l’intera posta della propria credibilità. Come se non bastasse, il politologo, per guardare la realtà, ha inforcato un paio di occhiali tanto scuri da non riuscire a vederla chiaramente. L’articolo trasuda disprezzo per la Democrazia Cristiana, Forza Italia, il Centro di Monti e Casini e persino per il Pd, violando un tabù degli intellettuali. Parlando di idee chiede infatti: “E forse sono oggi più profonde e lasciano meglio sperare quelle dell'onorevole Gennaro Migliore o dell'onorevole Pippo Civati?” Verrebbe voglia di dire all’autore: “Guardi che abbiamo soltanto questa umanità e non possiamo sostituirgliela, la garanzia è scaduta”.
Il disprezzo ha senso quando si contrappongono il bianco al nero, il verde all’arancione. Se invece esso è verso tutti significa soltanto “io sono migliore di voi”: un’opinione che francamente non interessa. Soprattutto visti i risultati, quando gli intellettuali sono scesi dalla cattedra ed hanno agito concretamente.
La prima osservazione è che nell’articolo si sviluppa il tema del Tramonto, ma non quello dell’Apocalisse. Che ne sarà, dell’Italia e dei partiti, se si aprirà la crisi di governo? E quali potrebbero essere gli esiti possibili di nuove elezioni? E come si comporterà il Presidente della Repubblica? Una volta che il Professore si dà a profetare dovrebbe farlo fino in fondo, non annunciare il tema e sperare che altri lo svolga.
Ma forse il tema è il disprezzo, e quello nei confronti della Democrazia Cristiana è addirittura storico. Questo partito ha dominato l’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1994 e tuttavia, per tutti questi decenni, la moda è stata di parlarne con contenuto disgusto e vergognarsi di votare per esso. La Dc ad ogni elezione otteneva una marea di voti, ma nessuno confessava di averla votata. I democristiani erano beghine e cretini che votavano come gli diceva il parroco. Un terzo e più dell’intero elettorato era impresentabile. Suona familiare? I comunisti invece, pur fautori di una dittatura alla Stalin, si proclamavano orgogliosamente tali. Ancora oggi, dopo che i crimini dei comunisti sono stati denunciati da Mosca,  il “manifesto” ha il coraggio di autodefinirsi “quotidiano comunista”.
Poi,  assassinata la Dc, la diga ai comunisti è stata Forza Italia, che ha ereditato sia l’elettorato democristiano sia il disprezzo degli intellettuali. Al Cavaliere è persino rimproverato di avere capeggiato la lotta alla sinistra di metà della nazione: “Per una tale metà del Paese, così pervasivamente, antropologicamente, antipolitica, il rischio è quello di identificarsi solo nella contrapposizione alla sinistra”. Cosa abbastanza vera: Forza Italia è stata contro una formazione politica, la sinistra. Ma il Pd ha fatto di peggio: è stato ed è contro un singolo uomo, Silvio Berlusconi. Di ciò Galli Della Loggia non s’è accorto.
Berlusconi è qualificato con una smorfia di nausea fondatore-padrone del suo partito ma poi si dice che è impossibile sostituirlo. Da un lato lo si tratta con disprezzo, dall’altro si afferma che senza di lui un grande movimento rischia di dissolversi. E allora non è soltanto il fondatore-padrone: è quella figura carismatica che tanto crudelmente manca al Pd. Galli Della Loggia e il Pd più volte fanno pensare a quei critici che in fondo avrebbero tanto amato essere al posto del concertista che stroncano.
Viene pure detto che non si vede chi possa sostituirlo. È vero. Ma è anche vero che è difficile si riconosca il successore quando in campo c’è il Grand’Uomo. Finché Giulio Cesare è stato vivo, Ottaviano è stato un ragazzino gracile di buona famiglia.
Facciamo l’ipotesi che Berlusconi, per sua fortuna, sia rimandato a casa. Facciamo che il partito, rattrappito, abbia al massimo il diritto di tribuna. Crede Galli Della Loggia che sarà facile, al Pd, governare il Paese, dovendosi alleare con Casini, con Sinistra, Ecologia e Libertà, o, Dio non voglia, con i “grillini”? Soprattutto in un momento tanto difficile? Lo scettro del potere è arroventato: l’ordalia di chi tenterà di impugnarlo può darsi si concluda con una sconfessione divina

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