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Politica

Che l'Italia del febbraio 2013 non sia la stessa del novembre 2012 è un'evidenza. Ma val la pena di sottolinearne i punti principali di questa evidenza. L'anno scorso l'Italia era tramortita dalle tasse ma Monti era il Rettore della Bocconi, persona seria e al di sopra delle parti, tanto che per lui destra e sinistra erano concetti superati. Un tecnico che si era fatto carico di salvare l'Italia, anche se, a parere di molti, stante la grave recessione, non c'era riuscito. Comunque un saggio che mai sarebbe entrato in politica. La speranza del cambiamento era riposta nella vittoria della coalizione capeggiata dal Pd, forse alleato con il Centro di Casini: vittoria che era data per sicura. Di Berlusconi si poteva dire, come del dato meteorologico di una stazione di provincia: "non pervenuto". Lo si considerava un personaggio squalificato, comunque appartenente ad un passato che non sarebbe mai più ritornato. Si era persino smesso di attaccarlo.

In politica, diceva il grande giornalista Alistair Cooke, sei mesi sono un'eternità e può cambiare tutto. L'Italia ha fatto di meglio: per la sua eternità di mesi ne sono bastati tre. Infatti il serioso e quasi lugubre Rettore della Bocconi si è trasformato in un politico che, pur senza cambiare il tono monocorde della voce, si è rivelato arrogante, narcisista, velenoso e aggressivo fino all'insulto. Si è giocato in poche settimane tutto il patrimonio di stile, compostezza e credibilità accumulato in una vita. Contento lui. Oggi non appare più all'elettorato come un tecnico con una ricetta miracolosa ma come un venditore di fumo non diverso dagli altri. Uno sfrontato demagogo immerso fino al collo nella zuffa politica e capace di mordere a destra e a sinistra. Ma soprattutto a destra. Tanto che, proprio lui che parlava di superamento di quella bipartizione fa a Berlusconi il favore di rendere chiaro che si può votare o per Monti e Bersani oppure per Berlusconi. Il quale ringrazia per l'assist.

Berlusconi nello stesso tempo è riuscito a riconquistare un'incredibile visibilità. Anche lui non esita a servirsi della demagogia e a fare mirabolanti promesse ma è certo che, se pure per dirne male, non si parla che di lui, di ciò che sostiene e di ciò che promette. Casini e Monti dicono in coro che esagera, ma invece di avere il buon senso di criticarlo ragionevolmente, lo azzannano. Dicono per esempio che "non mai mantenuto una promessa", mentre gli italiani ricordano che promise l'abolizione dell'Ici e abolì l'Ici. Come diceva Nietzsche, il miglior modo di screditare una tesi è sostenerla con cattivi argomenti. Altro esempio di goffaggine: per dire che l'idea di restituire l'Imu è pessima (e può darsi che sia irrealizzabile) si è detto e ripetuto che ad essa non crede il 51% degli italiani. Senza dire che ciò significa che ci crede il 49%. Accidenti, che successo, per Berlusconi! Se solo dieci di quei 49 non fossero già elettori del Pdl e lo divenissero, Bersani potrebbe anche perdere. Speriamo che gli scettici siano più del 51%.

La rimonta del Pdl è stata impressionante. Infatti a sinistra hanno cominciato a preoccuparsi. Ed anche chi voterà a destra, se è ragionevole, dovrebbe preoccuparsi. Imu o non Imu, chiunque andrà al governo si troverà di fronte ad un compito impossibile, che è meglio affidare ad un nemico: così si scotterà lui le dita, cercando di tirare le castagne dal fuoco.

Un'ultima nota riguarda un'ipotesi fantascientifica che forse non è stata ancora avanzata. L'Italia, oltre che di diminuire il peso dello Stato, ha bisogno di un abbassamento della pressione fiscale e di aprirsi alla speranza, per rilanciare l'economia. Ma ha un debito pubblico di oltre duemila miliardi di euro. Se rimborsasse l'Imu, se abbassasse le tasse, se insomma si impegnasse in spese per venti o quaranta miliardi di euro, attingendo al debito pubblico, questo debito aumenterebbe dell'uno o del due per cento. Soltanto l'1 o il 2%. Se la Bce garantisse questo ulteriore sforamento, essendo pronta almeno per un certo tempo a sostenerci contro la speculazione, l'Italia potrebbe ripartire, economicamente, e cominciare perfino a rimborsare il debito. Se invece non ce la facesse, e l'Europa la mollasse, falliremmo. Ma, tanto, di questo passo, falliremo comunque. Perché il debito continua ad aumentare (siamo a circa 2010 mld) e la recessione non finisce.

Insomma, la proposta della domenica ha questo senso: persi per persi, meglio rischiare con l'1 o il 2% del debito in più, che non avere nessuna speranza. Salvo errori od omissioni.

Gianni Pardo, giannipardo.libero.it
 

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