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Politica

Di Antonino D’Anna

Pippo Corigliano ape

L’addio di Joseph Ratzinger, la sua “non presenza” aleggerà sul Conclave e lo influenzerà? “No, no, no. Non condizionerà il resto di niente, perché lui scomparirà. È proprio nelle corde del suo carattere e della sua cultura. Si affiderà allo Spirito Santo”. E da Papa emerito Ratzinger non farà altro che: “Pregare e basta. Scomparirà. La cosa sicura è che scomparirà. Che scomparirà nel monastero in Vaticano o sceglierà un altro posto, vedremo. Che scomparirà è sicuro”. Così Pippo Corigliano, già portavoce dell’Opus Dei e scrittore cattolico (http://pippocorigliano.blogspot.it/), commenta con Affaritaliani.it il gesto con cui Benedetto XVI ha colto di sorpresa tutto il mondo. E a chi accusa il Papa di vigliaccheria, di essere sceso dalla croce da cui Karol Wojtyla non volle scendere, risponde: “I santi sono uguali e diversi nello stesso tempo. Woijtyla ha interpretato il ruolo del Papa in maniera paterna, mentre Ratzinger ha sottolineato l’aspetto del governo della Chiesa. Tutti e due hanno agito in coscienza, come ha detto Benedetto XVI (…). Si è trattato di un’unica traiettoria, quindi non c’è una contrapposizione Wojtyla-Ratzinger, ma una continuità”.

Il Papa ha scelto di lasciare. C’è chi fa il paragone con Papa Wojtyla, il suo “dalla croce non si scende”. Secondo lei è un paragone che può reggere?
“No. Intanto bisogna tener presente  due cose: che i santi sono uguali e diversi nello stesso tempo. Woijtyla ha interpretato il ruolo del Papa in maniera paterna, mentre Ratzinger ha sottolineato l’aspetto del governo della Chiesa. Tutti e due hanno agito in coscienza, come ha detto Benedetto XVI. D’altra parte c’è un’altra considerazione: che si è trattato di un unico pontificato, perché il pontificato di Wojtyla si è innervato nel lavoro fatto da Ratzinger, che a sua volta ha continuato in quest’opera di avanzamento del lavoro di Wojtyla. Dobbiamo ricordare che nel 1978, (quando Giovanni Paolo II fu eletto, N.d.R.) la Chiesa era sotto assedio. Paolo VI è morto col suo amico Aldo Moro, circondato dall’aggressione sotto vari volti della modernità. Invece il discorso famoso di Wojtyla ‘non abbiate paura’ non era rivolto ai cattolici, ma agli assedianti: ‘Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo’ era un invito affinché fossero loro ad aprire le porte. Questa continuità c’è stata: basti pensare al discorso di Benedetto a Parigi agli intellettuali francesi, o il discorso al Bundestag, sono i discorsi con cui il Papa ha affrontato i nodi veri della modernità che stanno in Europa. Si è trattato di un’unica traiettoria, quindi non c’è una contrapposizione Wojtyla-Ratzinger, ma una continuità”.

Papa Benedetto che cosa lascia alla Chiesa?
“Lascia l’Anno della Fede, che è come il centro rosso del bersaglio a cui è stata appesa tutta la sua vita. La sua vita è stata come una freccia tesa a portare l’uomo moderno alla fede, all’autentico rapporto con Dio. Il vero compito del Papa è questo, non è Vatileaks o la pedofilia; il vero compito della Chiesa è riportare l’uomo moderno ad avere un rapporto vivo con Dio. Questo è il suo compito”.

Qual è l’identikit del prossimo Papa?
“Il prossimo Papa dovrà essere da una parte colto come Ratzinger, ed espressivo come Wojtyla. In un certo senso dovrà conservare le caratteristiche fondamentali dei due precedenti pontefici: l’immediatezza e il parlare con i gesti di Wojtyla con un linguaggio esistenziale ma molto colto dentro, Giovanni Paolo parlava agli altri con la sua vita. E d’altra parte colto perché dovrà essere preparato a superare le barriere culturali che ci sono, questo perché la cultura dominante è contro il messaggio di Cristo”.

Lei era portavoce dell’Opus Dei quando Ratzinger è stato eletto. Che rapporto avete avuto?
“Di grande comprensione. Ratzinger è un uomo che in fondo aveva una missione ed era molto simile all’Opera: quella di portare Dio nella quotidianità. Un rapporto di grande sintonia: con Wojtyla c’era un rapporto molto umano dal punto di vista delle persone, ma come contenuto del messaggio – perché Ratzinger non è un cordialone – è stato molto vicino all’Opera”.

Da Papa emerito che cosa potrà fare Benedetto XVI per la Chiesa?
“Pregare e basta. Scomparirà. La cosa sicura è che scomparirà. Che scomparirà nel monastero in Vaticano o sceglierà un altro posto, vedremo. Che scomparirà è sicuro”.

L’assenza o la “non presenza” del Papa emerito condizionerà il Conclave e fino a che punto?
“No, no, no. Non condizionerà il resto di niente, perché lui scomparirà. È proprio nelle corde del suo carattere e della sua cultura. Si affiderà allo Spirito Santo”.

Sì, nel suo gesto è possibile vedere un atto di fede, un affidarsi a Dio come guida della Chiesa…
“Certamente. Lui, poi lo ha detto esplicitamente: ‘Credo più nella preghiera che nell’azione dell’uomo’”

 

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