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Politica

"Che ci si divida nel partito su chi ha visto Berlusconi o no e' una cosa che mi fa piangere...". Andrea Olivero e' stato il primo ad essere stato 'spogliato' del ruolo di coordinatore di Scelta civica e ora si toglie qualche sassolino dalle scarpe rivelando che anche Monti e Berlusconi quest'anno si sono incontrati piu' volte. La prima a Roma, Olivero era presente, ai tempi della formazione del governo Letta. Sul tavolo la carica della Repubblica, il Cavaliere e il Professore discussero - riferisce ora l'esponente di Sc - anche su prospettive future comuni; una seconda volta a Milano, in gran segreto, e un'altra a fine luglio. "E' legittimo che i leader di partito si incontrino, succede in tutti i Paesi europei", premette il senatore. Monti pero' - e' la tesi di chi sta lavorando per un'area dei moderati con approdo nel Ppe - e' il primo ad aver trattato con Berlusconi, sia per il Colle che per la presidenza del Senato, infine per il dopo-Van Rompuy in Europa. E ora - questa l'accusa che viene mossa dietro le quinte dalle stesse fonti - dopo aver accusato Mauro di aver visto Berlusconi, sta lavorando per un rimpasto, per entrare nel governo. I montiani respingono ogni addebito, replicano che non e' certamente questione di poltrone, ma di linea di partito. "Serve semplicemente chiarezza - sottolinea Benedetto Della Vedova - un progetto di lavoro concordato che abbia un lungo respiro. Non possiamo certo aspettare Alfano...". I fedelissimi dell'ex presidente del Consiglio porteranno domani sera un documento alla direzione (mercoledi' ci sara' un'assemblea di gruppo, giovedi' probabilmente una riunione al Senato) nel quale proporranno "di mettere fine" definitivamente all'alleanza dell'Udc e a Mauro di trarre le conseguenze per essersi "posto fuori dal partito". Della Vedova nega che ci siano espulsioni in vista, "serve solo una riflessione interna".

Dopo la decisione di Mario Monti di dimettersi, in Scelta civica si e' aperto un dibattito acceso. Accuse, sospetti, veleni. Ma ancora venerdi', rivela uno dei 'big' di Scelta civica, il Professore avrebbe chiesto a Mauro di assumere la presidenza del partito. Ora la distanza tra le due componenti (riduttivo ridurre lo scontro a cattolici contro liberali) e' aumentata anche per il deterioramento dei rapporti personali tra i protagonisti in campo. Tra le due anime del partito c'e' anche chi sta portando avanti un estremo tentativo di mediazione: in Europa ingresso nella famiglia del Ppe ma autonomia ai liberali di poter aderire all'Alde; in Italia creazione di un contenitore per tener unito insieme popolarismo e liberalismo sotto la bandiera dell'agenda Monti, con il Professore nel ruolo di padre nobile, magari con una presidenza onoraria. Dunque niente piu' beghe interne per Monti. "Il problema maggiore - rilancia chi e' ora nel mirino dei montiani - e' che queste beghe interne Monti le sta riversando sul governo". Nel documento dei montiani si ribadisce appoggio all'esecutivo, ma il Professore - fin dalla festa del partito di Caorle dove, alla presenza del premier, critico' Letta apertamente sull'Imu - e' stato molto critico, mettendo pressioni su palazzo Chigi. Per Mauro, Casini e gli altri esponenti dell'area di centro, invece, e' necessario "un appoggio senza se e senza ma". "Si comporta come Berlusconi", e' l'accusa che viene lanciata al Professore e lo stesso Letta non avrebbe apprezzato piu' di un riferimento di Monti alla trasmissione di ieri, in primis quel passaggio "sul governo Brunetta". Il presidente del Consiglio potrebeb 'rispondere' questa sera dagli studi di La7, Mauro e casini gli hanno gia' risposto spiegando che nessuno vuole andare con Berlusconi". Il piano - continuano a ripetere entrambi - e' quello di un partito popolare italiano senza piu' estremismi, che metta al primo posto la solidarieta' e la liberta' d'impresa. "Il problema - rilancia Olivero - e' che si e' scelto l'argomento Berlusconi soltanto per coprire il vero motivo del contendere, c'e' il timore da parte di qualcuno di perdere la leadership e di vedere sempre manovre occulte". Il Professore ha accusato Mauro e Casini di aver orchestrato alle sue spalle, di aver tramato per sfilargli il partito. Per questo ora sta contattando ad uno ad uno i senatori (soprattutto quelli di Sant'Egidio), convinto che qualcuno di quelli che hanno difeso la legge di stabilita' (sono stati dodici) possa tornare sui suoi passi.

Domani si dovrebbe quindi arrivare ad una sorta di conta interna, "chi perde puo' anche restare nel partito ma si deve allineare", spiegano i montiani. Dall'altra parte si puntera' il dito contro chi critica apertamente il governo. La partita si giochera' soprattutto al Senato, molti poi - dicono i montiani - hanno fatto sapere al Professore che voteranno per la decadenza di Berlusconi. Mauro e Casini non hanno intenzione di recedere, l'obiettivo "e' far emergere le contraddizioni" del Professore. "Monti non prenda come pretesto la questione della decadenza di Berlusconi", dice il leader centrista a Porta a porta. I fedelissimi dell'ex premier sono pronti, invece, a metterli nell'angolo, gli alfaniani restano alla finestra per capire cosa succedera'.

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