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Politica

Chi bada attentamente a ciò che dice e pesa ogni parola, lo fa perché è cosciente che ognuna di esse potrebbe in seguito essere usata contro di lui. Con le dichiarazioni solenni si assumono degli impegni, ma fra essi non c'è quello di dire la verità: infatti in questi casi chi sa di essere sotto esame evita in tutti i modi di fornire armi agli avversari. Viceversa, quando si pensa di dire cose ovvie, quando si parla distrattamente e si va avanti senza preoccupazioni, è molto facile che si dica la verità. E infatti il livello massimo di sincerità si raggiunge quando non ci si rende conto delle implicazioni delle proprie parole, come avviene quando si scherza o quando scappa un lapsus. Proprio per questo Freud ha potuto sostenere che essi sono più rivelatori di quanto non si pensi.

Questa osservazione è ora confermata da ciò che ha detto il Primo Ministro Enrico Letta, dopo avere ottenuto dalla Comunità Europea un contributo per il rilancio dell'occupazione. Ecco le sue parole: "Adesso le imprese non hanno alibi, possono assumere giovani". Qualcosa di peggio di un lapsus.

Come è noto, per le verità a posteriori - se vogliamo usare la terminologia kantiana - le dimostrazioni negative non sono possibili. Si può provare che una cosa esiste (per esempio, il "drago di Komodo"), non si può provare che non esiste (lo Yeti potrebbe non essere stato mai visto da nessuno). E il principio è particolarmente importante nell'ambito criminale. L'accusato di un delitto, se non può dimostrare la colpevolezza di qualcun altro, può sempre sostenere la personale impossibilità di commetterlo: se la vittima è stata pugnalata a Torino e lui in quel momento era a Milano, è certamente innocente. E infatti in latino "alibi" significa "altrove".

Altrove e alibi, tuttavia, non sono sinonimi. "Altrove" è un avverbio neutro e insaporo: "Mio zio non ha sentito lo scoppio perché era altrove". "Alibi" invece è parola che, già da sola, indica che qualcuno è sospettato di aver commesso un crimine e sembra anzi implicare che, se non dimostra di essere stato altrove, esistono già tutti i motivi per ritenere che sia colpevole.

Torniamo a Letta. Quando dice che "le imprese non hanno alibi" con ciò stesso sostiene che sono colpevoli. Fino ad ora hanno avanzato pretesti, per giustificarsi, ma ora la falsità dei loro alibi è dimostrata e se non assumono lavoratori commettono un delitto. Normalmente, per una tale serie di balordaggini, basterebbe una scrollata di spalle e qualche sarcasmo. Ma siamo in Italia e parole del genere vanno prese sul serio.

Nella mentalità di Letta, e almeno di due terzi della popolazione, le imprese non devono operare per realizzare un profitto, ché anzi quel profitto è immorale. Proprio per questo, più alte sono le percentuali che lo Stato ne preleva con le tasse, meglio è. Sono tutti soldi sottratti ai lavoratori, soldi rubati, direbbe Karl Marx. La prima e forse unica funzione, il primo e forse unico dovere delle imprese è quello di assumere lavoratori. Se non lo fanno o se, Dio non voglia, pensano di chiudere in Italia per aprire altrove, commettono un crimine. Certo, i loro padroni sono abbastanza furbi e immorali per sostenere di avere un alibi: "Non assumiamo perché in questo momento ciò sarebbe per noi antieconomico". Plateali bugie. Ora che il governo offre degli incentivi, il presunto alibi scoppia come un palloncino. Se le imprese non fanno ripartire l'occupazione, sapremo che il dramma economico italiano è colpa loro.

Con una simile concezione dell'economia, c'è da essere ragionevolmente sicuri che non ci risolleveremo mai. Purtroppo questo delirio è più italiano della pastasciutta e della pizza. In Unione Sovietica una simile tesi non avrebbe potuto sostenerla nessuno perché tutte le imprese appartenevano allo Stato, e dunque non si poteva incolpare nessun privato. In Inghilterra, orrore orrore, è nozione comune che le imprese operano per ottenere un profitto. Gli ingenui abitanti di quell'isola pensano addirittura che, se un'impresa chiude o licenzia operai, lo fa perché è economicamente in difficoltà. In Italia invece - Sede Centrale della Moralità - le imprese dovrebbero sentire d'avere come unico scopo il bene comune. Tanto che quando si permettono di calcolare la loro redditività, il Primo Ministro le bacchetta, le considera criminali e chiede se hanno un alibi.

La verità è che non l'hanno. Andrebbero tutte nazionalizzate, direbbe Landini. E poi saremmo tutti ricchi. Come erano tutti ricchi in Unione Sovietica.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

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