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Gli ex Pdl 'tagliati' fuori da Pier Ferdinando Casini. E' l'accusa che diversi esponenti del partito di via dell'Umilta', che in varie fasi della legislatura si sono allontanati da Berlusconi per sostenere Monti, lanciano al leader Udc. Giuseppe Pisanu, per esempio, sarebbe rimasto amareggiato proprio dal suo comportamento. L'ex ministro dell'Interno in questi anni ha tenuto i contatti proprio con Casini, ha aperto il varco con il suo dissenso all'interno del Pdl ad un governo dei moderati, ma poi - questa la tesi che viene spiegata da chi gli ha parlato - sarebbe stato proprio il leader Udc a non essersi speso per candidarlo al Senato. Una vera e propria trattativa non e' mai iniziata.

Casini - viene fatto osservare dalle stesse fonti - ha intenzione di giocare una partita tutta sua, ha blindato quasi quindici candidati a palazzo Madama per trattare direttamente con Bersani e non vuole concorrenti. Nei giorni scorsi altri esclusi, come Roberto Antonione, hanno puntato il dito anche contro il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi. Ora c'e' chi riferisce che Silvio Berlusconi voglia recuperare quell'area di disagio del centrodestra, proprio per spingere Monti a sinistra (della pattuglia dei filomontiani del Pdl sono rimasti solo Mauro e Albertini mentre Cazzola, schierato come terzo in Emilia, e' in una posizione altamente a rischio). Anzi, sarebbero stati gia' aperti alcuni canali di trattativa, tanto che Pisanu con i suoi interlocutori ha sottolineato di non aver mai 'tradito' il Cavaliere e di essere pronto a ricucire i rapporti.

Eppure Pisanu nei giorni scorsi ha incontrato anche Mario Monti. Il piano del Professore e' quello di trasformare la lista in un vero e proprio partito e il premier ne avrebbe parlato a diversi interlocutori. Chiedendo ad alcuni esponenti politici un sostegno che vada oltre il ruolo del Parlamento, per costituire appunto una vera e propria forza politica. Fonti governative rimarcano come il Professore non ne abbia mai parlato pubblicamente, "e' qualcosa di prematuro". Ma Udc e in parte 'Italia futura', cosi' come hanno mostrato perplessita' sulla lista unica, sarebbero al momento 'freddi' anche su questa ipotesi. Nell'entourage del Professore si nega che la decisione di fare campagna elettorale 'separata' sia un segnale di frizione con i partiti. "Ci sara' - riferiscono le stesse fonti - un coordinamento, e' naturale che ognuno avra' un proprio bacino elettorale". Del resto Casini a 'In mezz'ora' ha spiegato che dopo il voto ci sara' un gruppo unico alla Camera e al Senato.

Il Professore (oggi a Milano si e' recato al gazebo di 'Lista civica') intanto prepara la sua strategia: il presidente del Consiglio sposa la linea del confronto a tre in tv (domani sara' nel salotto di Bruno Vespa): vorrebbe 'duellare' con Berlusconi e Bersani sulle riforme, insistendo sulla necessita' di trasformare il Paese.

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