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Politica


 

Si pensava che oggi potesse essere il gran giorno, quello dell'annuncio ufficiale della discesa in campo per la segreteria del Partito democratico. E invece Matteo Renzi non e' uscito allo scoperto, salvo ricordare ancora una volta che nello statuto del Pd il leader e' anche candidato premier. Bacchettato per questo da Massimo D'Alema. Ma al suo ritorno in consiglio comunale dopo diverse settimane di assenza, non e' agli avversari dentro il partito che ha parlato: il sindaco ha puntato il dito contro monsignor Giuseppe Betori che qualche giorno fa, nell'omelia per la messa del patrono San Giovanni, aveva stigmatizzato "l'improvvida voglia di trasgressione" che circola in citta', evidente riferimento allo scandalo che sta scuotendo Firenze. "Io dico oggi che sono oggetto di un duro attacco politico", ha esordito Renzi, "non sono cosi' ingenuo da non pensare che nel linguaggio della Chiesa ruiniana, nella scuola della vecchia Conferenza episcopale italiana, un'omelia cosi' dura nel giorno del patrono non abbia un significato ultroneo, e lo rispetto. Ma dico che Firenze e' diversa da come e' stata rappresentata in questi giorni". Attacco "politico" dunque, che si aggiunge alle polemiche per avere affittato Ponte Vecchio alla Ferrari per una festa privata. "Lo rifarei, ha portato 1 milione di euro", ha chiarito oggi. Tutto in un momento delicato per Renzi che non ha ancora sciolto la riserva sulla corsa a segretario del Pd. "Da uno a cento, ci sono 80 possibilita' che si candidi, ma sta aspettando che siano gli altri a fare la prima mossa", ha spiegato un deputato molto vicino all'ex rottamatore. E la prima, e fondamentale, "mossa" saranno le regole congressuali. La commissione tornera' a riunirsi solo lunedi' prossimo e dunque ci vorra' ancora tempo prima di sapere se e come si cambiera' lo statuto. E c'e' chi, come il veltroniano Antonio Funciello, propone addirittura che la questione entri nella piattaforma congressuale. "La norma statutaria del Pd dice che chi vince il congresso e' il candidato leader. E' una norma statutaria attualmente prevista.

Domani chi lo sa", ha spiegato anche oggi Renzi. Ma sono in molti a ricordare al sindaco che fu proprio lui a chiedere lo scorso anno di derogare a quelle norme. Lo ha fatto D'Alema. E lo ha fatto Enrico Rossi. "Le regole sono state gia' cambiate una volta per consentire a Renzi di competere con Bersani", ha sottolineato il presidente della Regione Toscana. E poi, ha spiegato, il Pd non puo' essere solo un trampolino di lancio il governo: "Per me e' importante che chi andra' a guidare il partito si assuma l'impegno per almeno quattro anni", ha spiegato Rossi. Il sospetto che molti ancora nutrono e' che il sindaco di Firenze punti a scalzare Enrico Letta da Palazzo Chigi. E comunque impedirgli di candidarsi eventualmente alle primarie. "Renzi vuole escludere Letta dalla corsa", ha assicurato Beppe Fioroni. Non e' detto che pero' le insidie, cosi' come le considera Renzi, siano solo al capitolo segretario-candidato premier. Rovesciando e svincolando il percorso, prima i congressi di 'base' poi quello nazionale, il prossimo leader potrebbe ritrovarsi 'anatra zoppa', non avere cioe' la maggioranza in direzione e assemblea, con i delegati eletti solo per la meta' con le primarie. Le anime del partito si stanno comunque organizzando per mettere in campo candidature forti perche', ha ironizzato Matteo Orfini, "non c'e' nessuna Madonna pellegrina". I bersaniani lavorano da settimane per coagulare uno schieramento in sostegno di un esponente della sinistra del Pd: il loro documento e' pronto da settimane e giovedi' lo apriranno ad altri contributi in una riunione al partito. Ci sara' Pier Luigi Bersani, ma sono stati invitati anche Dario Franceschini, Guglielmo Epifani, D'Alema, i capigruppo di Camera e Senato, e diversi renziani come Dario Nardella che dovrebbe anche intervenire. "L'obbiettivo e' sfidare tutti a spostare la discussione sui contenuti invece che continuare a parlare solo di regole", ha spiegato Alfredo D'Attorre, uno dei tre autori del testo 'Fare il Pd'. Tra chi invita a volare 'alto. Come Fabrizio Barca: "Il nodo e' discutere di contenuti, di cui, fino a ora, si e' discusso molto poco. Ai cittadini non interessano le questioni interne del Pd", ha bacchettato.

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