Del Turco: non porto rancore per nessuno. Il gip: "Dirigeva un'associazione a delinquere"

Giovedì, 17 luglio 2008 - 08:31:00


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"Non porto rancore per nessuno". Ottaviano Del Turco incontra nel carcere di Sulmona i deputati Giancarlo Lehner e Renato Farina del Pdl.

"Quando si sta in isolamento si perde la cognizione dello spazio...Non si sa se si è in Italia o chissà dove", ha detto il presidente della Regione Abruzzo arrestato per associazione a delinquere e corruzione.

Ottaviano Del Turco "imponeva e realizzava un sistema di gestione illegale dei rapporti con le case di cura private, imperniato sulla mancanza di trasparenza, sulla violazione delle leggi e dei principi di imparzialità e buon andamento". Lo si legge nell'ordinanza del gip Maria Michela Di Fine che ha portato all'arresto del Governatore della Regione Abruzzo. Il politico, si legge, "promuoveva, costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere".

Nella sua ordinanza il gip scrive inoltre che Del Turco "poneva in essere le premesse per degradare tutti i titolari delle case di cura in condizione di sudditanza in modo da pretendere e ottenere quantomeno dall'imprenditore della sanità Vincenzo Angelini promesse e consegne ripetute di ingenti somme di denaro".

Gli stessi capi di imputazione sono stati contestati al segretario alla Presidenza della giunta di Del Turco, Lamberto Quarta, che insieme al governatore "costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere". Del Turco, scrive ancora il gip, chiedeva soldi o altre utilità. Per questo motivo continuano le ricerche del denaro pagato, circa 15 milioni di euro, da Angelini ai politici abruzzesi.

Dopo le prime verifiche della guardia di finanza, però, emerge che le cassette di sicurezza di alcuni degli arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti della sanità in Abruzzo sono vuote. Sono in corso accertamenti, oltre che negli istituti di credito italiani, anche su una serie di conti correnti bancari situati all'estero.

I pm dell'inchiesta su Del Turco: contro di noi attacchi denigratori

I magistrati di Pescara in trincea. Dopo aver arrestato dieci esponenti della regione Abruzzo per presunte tangenti nella sanità pubblica, dopo le dichiarazioni rese in questi giorni da alcuni politici, chiedono che il Csm intervenga a loro tutela. Intanto a Sulmona, dopo la sua seconda notte in cella di isolamento, il governatore abruzzese Ottaviano Del Turco sarebbe sereno, pronto a chiarire la sua posizione, e potrebbe essere ascoltato domattina.

Tre togati del Csm: attacchi denigratori. Il Csm intervenga a "tutela dei magistrati di Pescara" impegnati nell'inchiesta che ha portato in carcere il governatore abruzzese Ottaviano Del Turco, oggetto di "attacchi denigratori" da parte di "esponenti politici, alcuni dei quali rivestono responsabilità istituzionali" e "accuse generiche di parzialità e giudizi preconcetti", che "rischiano di costituire una indebita interferenza con un sereno svolgersi dell'attività giudiziaria". E' quanto chiedono Ciro Riviezzo, Mario Fresa e Dino Petralia, consiglieri togati del Csm, esponenti della corrente Movimento per la giustizia.

I magistrati sono stati oggetto di "accuse generiche di parzialità e di giudizi preconcetti quando non di strumentalità dell'azione giudiziaria rispetto a supposti scopi politici", scrivono i tre consiglieri del Consiglio superiore della magistratura. Il riferimento, anche se non esplisito, è alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Replica a stretto giro di posta il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: "Leggo che anche oggi membri del Csm sono intervenuti per stabilire cosa i politici possano o non possano, debbano o non debbano dire, a partire dal caso Del Turco. Tutto ciò è assurdo. Possibile che non ci sia una sola questione su cui il Csm e i suoi membri non intervengano politicamente?"

Il riferimento, seppure non esplicitato, è alle parole del premier Silvio Berlusconi, che ha parlato di "teoremi" e anche alle affermazioni del presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che dopo la notizia dell'inchiesta che ha sconvolto la Regione Abruzzo ha dichiarato: "L'arresto di tutta la giunta regionale Pd dell'Abruzzo è il primo avvertimento. Poi toccherà, come è già successo a quella di Mastella, alla moglie di Veltroni. 'Capitto mi avvette'?". E oggi ha rincarato la dose con una nuova provocazione durante un intervento a ''Viva Voce'' su Radio 24. "Sa cosa sarebbe molto bello adesso, si fa per dire? Se ora Del Turco si uccidesse. Sarebbe un'accelerazione alla riforma della giustizia. Si dovrebbe uccidere" ha ribadito Cossiga. "Siccome lui è sempre stato anti-giustizialista, per schierarsi si dovrebbe uccidere. E sa come reagirebbe il Csm? Promuoverebbe il magistrato che l'ha fatto uccidere''.

Si sono svolte nella mattinata di mercoledì le audizioni in procura a Pescara dell'assessore regionale all'agricoltura, Marco Verticelli, dell'assessore ai Lavori Pubblici, Mimmo Srour e dell'ex assessore all'Ambiente, Franco Caramanico nell'ambito dell'indagine parallela a quella che ha portato all'arresto del presidente della Regione, relativa alla delibera dello scorso gennaio con cui la giunta regionale autorizzava una transazione di 14 milioni di euro alla Deutsche Bank. "Ho chiarito le circostanze dell'organo collegiale - ha spiegato Verticelli ai giornalisti - in maniera molto serena".

Nell'ambito dell'inchiesta erano stati indagati nel marzo scorso oltre a Verticelli, Caramanico e Srour, Del Turco, Lamberto Quarta, e gli assessori Giovanni D'Amico e Fernando Fabbiani: la delibera contestata riguardava il via libera alla transazione di 14 milioni di euro per debiti dell'ente regionale verso il gruppo "Villa Pini" di Vincenzo Angelini, che aveva ceduto il relativo credito alla Deutsche Bank.

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Vincenzo Angelini, re delle cliniche la gola e profonda che ha azzerato la giunta Del Turco in Abruzzo, è il protagonista dell'ordinanza di 442 pagine del giudice Maria Michela Di Fine. L'imprenditore in numerosi interrogatori parla dei politici di destra e di sinistra definendoli dei "roditori". Dei topi famelici che sono saliti sulla sua imbarcazione per dare fastidio a lui che è un "magnifico nocchiero". Loro, i politici, hanno fretta di incassare: "Vai a parlare con Ottaviano, ci stanno le vacanze, la corrente" gli dice il capogruppo del Pd Camillo Cesarone. Ma anche Angelini pretendeva sempre di più: "Hanno fatto una delibera che, perdoni l'espressione volgare signor giudice, è messa su misura per il mio sedere".

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