"Con Marrazzo anche il pusher, la droga nel water"

E' il 24 ottobre scorso, udienza di convalida del fermo. I carabinie­ri arrestati raccontano l’irruzione effettuata il 3 luglio a casa di Natalie. E sono proprio le loro di­chiarazioni ad aver costretto l'ex Governatore del Lazio ad ammettere l’uso di cocai­na. Non solo. I militari forniscono dettagli inediti. "Quando siamo arriva­ti, Marrazzo si trovava sul ciglio della porta fra le due stanze. La dro­ga era su un tavolino nel soggiorno dove c’era Cafasso e il transessuale. La tessera si trovava già sul piatto, presumo per la sistemazione della cocaina. Marrazzo ci disse di non rovinarlo vista la sua posizione e perché aveva due bambine picco­le"

Martedì, 3 novembre 2009 - 16:15:00


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E' il 24 ottobre scorso, udienza di convalida del fermo. I carabinie­ri arrestati raccontano l’irruzione effettuata il 3 luglio scorso a casa di Natalie. E sono proprio le loro di­chiarazioni ad aver costretto Mar­razzo ad ammettere l’uso di cocai­na. Non solo. I militari forniscono dettagli inediti che si stanno verifi­cando per ricostruire l’intera vicen­da e che gli avvocati Mario Griffo e Marina Lo Faro utilizzeranno per chiederne la scarcerazione al Tribu­nale del Riesame. "Quando siamo arriva­ti, Marrazzo si trovava sul ciglio della porta fra le due stanze. La dro­ga era su un tavolino nel soggiorno dove c’era Cafasso e il transessuale. La tessera si trovava già sul piatto, presumo per la sistemazione della cocaina. Marrazzo ci disse di non rovinarlo vista la sua posizione e perché aveva due bambine picco­le". 




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Dichiara Carlo Tagliente: "Il 3 lu­glio abbiamo ricevuto una segnala­zione da parte di un confidente di nome Gianguarino Cafasso che in un appartamento di via Gradoli era in corso un festino a base di sesso e droga. Cafasso mi chiamò con il suo telefonino. Al momento dell’ac­cesso nell’appartamento erano pre­senti un transessuale, Cafasso e un uomo che stava in mutande e io e Simeone abbiamo riconosciuto im­mediatamente come il dottor Mar­razzo. Ci disse di non rovinarlo... Abbiamo proceduto alla sua identi­ficazione. Abbiamo controllato an­che Cafasso per evitare che gli altri capissero che l’indicazione era par­tita da lui. Confermo che c’era Ca­fasso poiché lui è il classico 'pappo­ne' dei transessuali ed era lì per prendere la sua parte di soldi". Lu­ciano Simeone - si legge sui verbali pubblicati dal Corriere della Sera - conferma e aggiun­ge: "Faccio presente che nel corso del nostro accesso Marrazzo ha ri­cevuto una telefonata dal suo auti­sta. L’abbiamo autorizzato a rispon­dere e, alla richiesta del suo autista se dovesse aspettarlo, Marrazzo si rivolse a me dopo aver tenuto di la­to il telefono, chiedendomi se do­vesse essere trattenuto molto. Vi­sta la preghiera di Marrazzo e an­che il timore di poter subire anche a distanza di tempo delle conse­guenze per un’eventuale contesta­zione e visto che si trattava di un quantitativo modesto, tale da pro­vocare soltanto un illecito ammini­­strativo, prima di andare via get­tammo la cocaina nel water".

Tagliente nega il ricatto: "Non ho chiesto denaro a Marrazzo per evita­re la formalizzazione dell’interven­to. Prima di andare via, Marrazzo ci chiese un numero di telefono per contattarci al fine di poterci ringra­ziare ovvero di poterci aiutare per eventuali trasferimenti, in quanto non lo avevamo denunciato. Io die­di il numero di cellulare che utilizza­vo per i confidenti, ma dopo 4 o 5 giorni mi sono disfatto del telefono e della relativa scheda per timore di avere contatti con il dottor Marraz­zo". A Simeone vengono contestate le accuse formulate il 20 ottobre dal Governatore. Lui contrattacca: "Ne prendo atto, ma ribadisco che le co­se sono andate come ho detto e in particolare ciò potrà emergere dalle indagini sugli assegni che lui dice di averci consegnato. Io nego di aver mai cercato di contattarlo, an­che se effettivamente ci chiese un numero di telefono. Marrazzo disse che la droga non era sua e quindi noi la buttammo nel water. In casa c’erano soldi che stavano su un co­modino, ma né io né il collega li ab­biamo toccati. Voglio sottolineare che Marrazzo non ha detto la verità. Se effettivamente avessimo fatto tutto quello di cui ci accusa ci avreb­be dovuto denunciare subito".

"Circa quindici giorni dopo — racconta Tagliente — fummo con­tattati da Cafasso e nell’incontro che avemmo io e Simeone ci disse che aveva effettuato una videoregi­strazione in occasione del nostro in­tervento. Ci chiese di aiutarlo a tro­vare un acquirente perché lui non poteva, non avendo alcun credito e assicurandoci che nel video noi non comparivamo. Quindi ci consegnò un cd rom o meglio scaricò il conte­nuto del filmato con il bluetooth. Non so come l’abbia registrato quel giorno, noi non ci siamo accorti di nulla". Aggiunge Simeone: "Riten­go che Cafasso ha girato il video con il telefonino. Quando stavamo nell’appartamento non ci siamo ac­corti che stava riprendendo la sce­na. Cafasso dopo qualche giorno fe­ce vedere il video integrale a me, Ta­gliente e Testini. Sul momento ab­biamo detto a Guarino di distrugge­re il video perché c’eravamo anche noi. Lui avanzò una proposta soltan­to per una parte del video, cioè quel­la dove non c’eravamo noi". E Anto­nio Tamburrino, il carabiniere accu­sato solo di ricettazione, aggiunge: "I miei colleghi mi dissero che il vi­deo gli era stato dato da un transes­suale. Non ho mai pensato che fos­se di provenienza illecita". Afferma­zione confermata da tutti gli altri.




Natalie
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MARRAZZO VIGNETTA
(www.marcomengoli.it)


La trans Natalia
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