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"Il governo non puo' essere, per cosi' dire, smidollato, privo di spina dorsale". E' l'allarme-accusa che arriva da Mario Monti al suo successore a Palazzo Chigi. Una riflessione che prende le mosse dalla gestione del dossier Imu, cui il leader di Scelta Civica, ospite di RaiNews24, guarda accusando in sostanza Letta di aver "ceduto al Pdl che ha trasformato la sua debolezza, rappresentata dalla situazione giudiziaria di Berlusconi, in uno strumento di pressione".

Ripropone la sua richiesta di un "patto di coalizione" e avverte che, in sostanza, Scelta Civica non e' stata condannata, politicamente parlando, al 'sostegno a vita'. Insomma, Mario Monti manda a dire a Palazzo Chigi che non e' detto che il suo partito debba per forza continuare a sostenere il governo. Il senatore a vita, nell'ambito di un'ampia intervista in collegamento con RaiNews24, chiede al presidente del Consiglio che sia "Letta a reggere la rotta nelle sue mani, e non in quelle dei partiti che reggono la coalizione" e chiarisce che "questa sara' la nostra pretesa". E a questo punto Monti lascia cadere la considerazione sull'atteggiamento della sua pattuglia parlamentare: "Noi di Scelta Civica non siamo condannati ad appoggiare per sempre una maggioranza che, per ipotesi, non seguisse un orientamento per il bene del Paese". "Del resto - osserva ancora Monti, fedele al suo stile 'low profile' - di per se' la maggioranza non ha bisogno voti dei voti di Scelta Civica". Ad ogni modo, l'ex premier conferma che "saremmo lieti di contribuire a spingere in avanti il governo Letta, con un vero patto di coalizione".

BERLUSCONI? ABBIA UNA FINE DECOROSA Riconosce l'onore delle armi al Pdl e al suo fondatore ma ritiene ormai giunto il tempo di superare l'attuale 'formato' della destra italiana. E di accomiatarsi, politicamente, dalla figura che ne e' stata l'icona. Mario Monti lo va spiegando nelle interviste di questi giorni e anche oggi da RaiNews24 sintetizza il suo progetto politico, che finisce inevitabilmente per intrecciarsi con questioni di stretta attualita', come l'eventuale decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi.

Tasto che chiama in causa il leader di Scelta Civica anche in quanto presidente del Consiglio che varo' legge Severino. E infatti Monti rivendica che "il mio governo fu il padre, anche su richiesta di un Parlamento impaurito - sottolinea - poco prima delle elezioni, della legge sull'incandidabilita'". Dunque, "si facciano gli accertamenti legali che si ritiene ma siamo convinti che la legge sia pienamente costituzionale, ne' nel Pdl - rimarca ancora - nessuno aveva obiettato quando l'hanno approvata".

Nel corso dell'intervista, il senatore a vita guarda oltre. Ritiene "importantissimo per l'Italia avere, oltre a una sinistra speriamo davvero socialdemocratica e con una chiarezza di leadership che per ora non c'e' bene, al di la' di Letta presidente del Consiglio, anche una destra come c'e' in tutti i Paesi europei, e come da noi non c'e' mai stata dal dopoguerra".

E a questo si arriva anche riconoscendo a Berlusconi "una fine di percorso decorosa", cosi' come e' al "giorno in cui avesse, eventualmente, fine la sua parabola", di leader politico, che Monti si richiama per auspicare che il leader Pdl non riservi al governo Letta lo stesso 'trattamento' che tocco' a quello guidato dal Professore.

"Silvio Berlusconi - dice allora Monti - ha avuto il merito storico di rendere possibile uno spazio di destra, ma non e' stato tanto capace di riempirlo di contenuti liberali e veramente moderati, e credo che abbia dato un grande contributo alla politica italiana" ma ora, ragiona il senatore a vita, "credo che il suo partito, o altri partiti, o miscele tra il suo partito e altri, debbano trasformare questo potenziale in un effettivo movimento politico liberale".

Qui si torna ancora a uno scenario sul 'post Berlusconi', quando Monti parla della "speranza che, sparendo o attenuandosi la presa diretta di Berlusconi, questa cosa che lui ha creato possa anche diventare un pochino piu' moderata nei toni". La decadenza, allora. Monti puntualizza che "la legge Severino c'e' e siamo anche orgogliosi di averla potuta creare. Va rispettata ci sara' la Giunta". "Lo Stato diritto richiede anche il rispetto dei diritti della difesa, dell'accusato e se ci sono approfondimenti legali da fare non vedo perche' non siano fatti. Non sarei favorevole a un'amnistia, che sarebbe un po' una foglia di fico oggi", ribadisce

"Altra cosa - prosegue nella sua riflessione - sarebbe un eventuale provvedimento di clemenza del Capo dello Stato, sul quale nessuno dovrebbe fare pressione. Non sarebbe una violazione dello Stato di diritto. E' nella Costituzione".

"Secondo me - chiarisce il senatore a vita - e' quello il ristretto spazio da esplorare, se si vogliono conciliare due cose: una e' il fondamentale rispetto dello Stato di diritto. L'altra, storicamente e politicamente importante per l'Italia e per milioni di elettori, e che una personalita' che ha creato un importante movimento politico e che per tanti anni ha riscosso la fiducia, bene o mal riposta, di milioni di italiani, possa avere, diciamo, una fine di percorso decorosa". Ed e' di nuovo al lascito politico di Berlusconi che Monti guarda quando critica la conclusione della partita sull'Imu, a proposito del rischio che il Pdl prima ne incassi l'abolizione e poi punti alle urne, facendo cadere il governo: "Credo che Letta escluda lo scenario e pensi che l'Imu data in pasto ai falchi li trasformi in colombe, ma io penso che la sua abolizione possa essere, spero di no, sventolata agli elettori. Faccio appello al senso di responsabilita' che il presidente Berlusconi ha molte volte dimostrato e che un uomo della sua statura politica pensi alla sua immagine nella storia e al giorno in cui, eventualmente, avesse fine la sua parabola". All'alternativa, in sostanza, tra "la soddisfazione di avere arricchito la vita politica italiana con una formazione liberale, conservatrice, di destra saldamente ancorata in Europa e avere normalizzato il sistema politico italiano, e l'aver rotto e, magari, vinto le elezioni anticipate ma facendo poi cosa di questo povero ma brillante Paese?".

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