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Politica

Di Gianni Pardo

Il politico si distingue dall'uomo qualunque perché sa usare il linguaggio con maggiore abilità. Un'abilità di cui il galantuomo non ha bisogno. Qualcuno gli ha infatti insegnato: "Sia il vostro parlare sì, sì, no, no. Il resto viene dal demonio". Ma in democrazia il politico di qualunque colore questo linguaggio non può usarlo. Il potere viene dal popolo e il popolo lo concede a chi crede che lo favorirà. Dunque il candidato gli promette mari e monti, pur sapendo che i mari e i monti rimarranno al loro posto e al massimo si riuscirà a modificare un po' qualche ruscello e qualche collina. È una pratica deleteria, quella della demagogia. Ma il candidato politico che si presentasse con un programma perfettamente realistico sarebbe surclassato dai demagoghi. È così da sempre.
Questo contrasto fra le promesse e le realizzazioni costringe il politico ad adoperare "una lingua biforcuta". Deve far credere che dice bianco mentre si lascia aperta dietro una porta per il momento in cui la realtà risponderà nero. E allora sosterrà che non aveva affatto detto bianco ma, forse,  "bianco a meno che non sia nero", oppure “bianco a condizione che le galline si mettano a fare uova di color viola". E malauguratamente la condizione  non s'è realizzata.
Un esempio classico è la promessa di una nuova spesa "ricuperando i fondi dalla lotta all'evasione". Se poi la promessa non è mantenuta la colpa di chi è? Di chi non ha recuperato i fondi dalla lotta all'evasione. Anche se i competenti sapevano benissimo che non si sarebbero trovati. Infatti già da prima i governi e i funzionari facevano del loro meglio per perseguire gli evasori e la macchina funzionava a pieno regime, per quelle che erano le sue possibilità. Dunque promettere un maggiore gettito  dalla stessa organizzazione è come dire che si possono dimezzare i tempi di percorrenza lanciando una vecchia locomotiva a vapore a trecento chilometri l'ora. L'essenziale è la promessa elettorale, poi una scusa per non averla mantenuta si trova sempre.
Un esempio l'abbiamo sotto gli occhi in questi giorni. Mario Monti muore dalla voglia di andare al governo con Pierluigi Bersani e Bersani muore dalla voglia di essere sostenuto da Monti al Senato. Ma il primo, per mostrarsi "serio", ha a lungo sostenuto che non andrà al governo con Nichi Vendola, pericoloso estremista. Così come Vendola ha a lungo ripetuto che non avrebbe sostenuto un governo in cui ci fosse Monti, amico delle banche e nemico dei lavoratori. Ma ambedue mentivano. Infatti, avvicinandosi il momento in cui dovrà rimangiarsi quei proclami, Monti ha cominciato ad essere meno perentorio. Riferendosi a Vendola ha detto: "Ognuno può evolvere e cambiare opinione per quanto riguarda singole persone e posso dire che non farò mai parte di un governo che non abbia un forte accento riformatore".  Ah, ecco. Al momento opportuno dirà che sta con Vendola perché "il governo ha un forte accento riformatore"; e se non lo farà dirà che "il riformismo del governo non è nella direzione che avrebbe voluto".
Vendola gli ha risposto che lui e Monti hanno un'idea diversa del riformismo (e chi ne dubitava?) ma, venuto il momento, potrebbe dire che si è accorto che, toh!, la pensano nello stesso modo, e dunque si acconcia a stare gomito a gomito col Professore. Se invece sarà per la negativa, dirà che ha sempre sostenuto che Monti è un reazionario antisindacale. Voilà. Si fa campagna facendo credere una cosa - Monti che è un moderato, Vendola che è un comunista - e al momento opportuno poi si parla di poltrone, non di ideologie.
Tutto questo non induce a condannare né Monti né Vendola. Come detto, questo linguaggio appartiene a tutti i politici, di qualunque colore siano. L'unica cosa veramente irritante è che alcuni si presentino come non politici; come persone serie che non dicono una cosa e poi ne fanno un'altra. Galantuomini che mantengono le promesse, con posizioni chiare. Malgrado ogni realismo machiavellico, è difficile digerire l'ipocrisia. Questo dipingersi come pensosi intellettuali al di sopra delle parti; galantuomini prestati alla politica; agnelli che affrontano a mani nude quei delinquenti dei politici professionisti.
Mario Monti, in questo senso, è il più insopportabile. Che menta, che brighi, che pensi ai suoi vantaggi, che si batta contro tutti nel proprio interesse, purché ci faccia grazia della solfa della sua superiore moralità. Ma sappiamo già che continuerà a cercare di imbrogliarci. È un vero politico.

giannipardo@libero.it

 

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