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Nuovo scontro fra il Pd e il Professore. Dopo le critiche da parte di Bersani sull'accordo sul bilancio Ue ("Vittoria di Pirro", ha commentato il leader del Pd), Mario Monti va all'attacco a 360°, usando parole dure per il partito di Bersani. Innanzitutto sul caso Lombardia, dove alcuni montiani sostengono il candidato del centrosinistra Ambrosoli. Il premier dimissionario nega divisioni nella sua componente e dice no al voto disgiunto. "Non c'è alcuna spaccatura, siamo persone che pensano con la propria testa" ma l'opinione del presidente del Consiglio è che "coloro che votano per la Scelta Civica votino Albertini in Lombardia", ha affermato Monti.

L'ex commissario Ue ammette di considerare Maroni un pericolo per la Lombardia, ma aggiunge: "E' stato molto coraggioso Albertini a mantenere la propria candidatura, malgrado le fortissime pressioni di Berlusconi. Credo che tolga più voti a destra che a sinistra, e aiuti a impedire che la civilissima Lombardia finisca nelle mani di Maroni. Albertini ha una esperienza amministrativa e politica sicuramente superiore a quella di Ambrosoli che è certamente persona apprezzabile e apprezzata". Tornando sull'endorsement dei suoi candidati ad Ambrosoli, il Professore ha aggiunto: "Votare, ciascuno può farlo come crede; quanto a pronunciarsi lo possono fare a titolo personale se ritengono che la loro posizione possa illuminare altre persone; ma se qualcuno vuole conoscere la posizione del responsabile di questo movimento politico questa è la posizione che ho enunciato".

"Berlusconi continua a fare promesse cercando di comprare i voti degli italiani con i soldi degli italiani". Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, parlando ad un'assemblea della sua lista a Milano, riferendosi alle promesse fatte dell'ex capo del governo. Secondo Monti, "questo puo' portare popolarita', ma sarebbe una prova di un Paese sostanzialmente privo di memoria, io non voglio pensare
che gli italiani lo siano"

Monti mostra poi di non aver gradito le parole pronunciate ieri da Bersani, sul vertice di Bruxelles sul bilancio. Così il suo commento è stato lapidario: "E' stato infantile Bersani a dire che è una vittoria di Pirro, quella ottenuta sul bilancio Ue, se festeggia Cameron. Non lo è perché siamo l'unico Paese, con il Belgio, che ha visto ridursi di 5 miliardi in 5 anni il suo contributo", ha detto.  Poi una stoccata al Cavaliere. "I risultati in Europa dello statista Berlusconi li conosciamo", ha detto Monti, "quelli di Bersani non ancora". E ancora: "E' verissimo che in Europa temono il ritorno di Silvio Berlusconi, perché "ne hanno avuto abbastanza di un'Italia che rischia, con la fragilità politica, l'incapacità di decidere e l'indisciplina finanziaria, di mettere ancora a rischio se stessa, l'Eurozona e l'Europa". Quella del professore è una "grande delusione" per "la leadership politica di Berlusconi, che ha mancato tutti gli appuntamenti e ha tradito la rivoluzione liberale".
 
La critica al Pd continua poi con nuove bordate a Vendola: "Non sento nessuna affinità per una sinistra che abbia una coalizione che includa questi elementi. Non credo siano a favore degli interessi dei lavoratori", ha sottolineato Monti tornando a esludere alleanze con Sel, perché le sue "rigidità" condannano "i giovani o alla disoccupazione o all'emigrazione". Poi, ancora più netto, rivolto al Pd: "Non sono sicuro che tocchi a me convincere Fassina o Vendola, ma quella coalizione può scordarsi che noi possiamo dare un apporto a una maggioranza e a un governo se non prevarranno posizioni di riforma e di proseguimento delle riforme anche nel mercato del lavoro".

 

Infine, Monti si è poi lamentato del clima della campagna elettorale. "Mi è capitato in questa campagna elettorale di essere insultato e aggredito. Mi dicono che sia normale. E' una cosa che tempra il carattere. Cerco di non rispondere agli insulti, anche se talvolta mi sono lasciato prendere un po' troppo da verve polemica, nella quale peraltro non eccello". Quanto al suo futuro politico, "manca poco tempo al voto, poi si vedrà", ha detto l'ex premier. "Escludo che il mio gruppo partecipi a operazioni che siano diverse dalla vocazione originaria", ha aggiunto, "cioè unire i riformatori". Infine, gioca sulle metafore da bestiario medievale dei giaguari e dei leoni: "Rendiamo trasparenti i camaleonti", ha detto inserendosi nella querelle tra Bersani e Berlusconi sul famoso giaguaro da smacchiare.

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