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Politica

In questi giorni Mario Monti - che sia in televisione, alla radio o dovunque abbia l'occasione di dire la sua - attacca Silvio Berlusconi nel modo più acido e risoluto. Probabilmente reputa utile comunicare che a suo parere l'azione politica di quell'uomo è stata molto nociva, per l'Italia, e ancor più nociva potrebbe essere in futuro, se riconquistasse il potere. Oppure potrebbe sentire una tale antipatia, per lui, da non riuscire a trattenersi dallo sputare fiele al solo sentirlo nominare. Ma i motivi di questo comportamento sono del tutto privi di importanza. L'unica cosa che val la pena di chiedersi è l'effetto che ciò avrà sulla campagna elettorale.

In ogni sistema democratico ci sono coloro che hanno idee politiche invariabili, tanto che alla fazione che hanno scelta - da tempo immemorabile - perdonano tutto. Per questo sono chiamati "lo zoccolo duro". Naturalmente, se tutti gli elettori avessero un simile atteggiamento, sarebbe inutile procedere ad elezioni periodiche: perché darebbero costantemente lo stesso risultato. Invece le elezioni danno esiti a volte sorprendenti. Questo significa che i cambiamenti politici non li provocano i cittadini appartenenti allo zoccolo duro dei vari partiti  ma quegli elettori incostanti che esprimono la loro fiducia a una coalizione e poi, alle elezioni seguenti, si volgono ad un'altra formazione politica.

In un sistema bipolare diviso fra i partiti giallo e viola, i voti determinanti sono quelli dei cittadini che non sono né costantemente gialli né costantemente viola. Da noi - traduciamo - né costantemente per il centrodestra né costantemente per il centrosinistra.

La forza del "centro", si usa dire, è quella di essere l'ago della bilancia, ma l'espressione è maldestra. L'ago indica il risultato e non lo determina, mentre qui si parla di quel piccolo peso che, saltando da un piatto all'altro della bilancia, può farla inclinare dove vuole. Se tutto questo è vero, il fatto che Monti spari ad alzo zero contro Berlusconi significa solo una cosa: che, comunque vadano le elezioni, egli non si alleerà col centrodestra. Dunque il suo non è il centro di cui abbiamo parlato: infatti non è disponibile ad andare da un lato o dall'altro, ma solo ad allearsi col centrosinistra. E questo cambia il quadro.

Il fatto che il centrodestra sia escluso dalla possibile alleanza con i centristi permette a Berlusconi, sensibile animale politico, di gridare sui tetti che il voto dato al centro corrisponde ad un voto dato alla sinistra e di aggiungere che la razionalità consiglia a tutti di votare o per il Pdl - l'unica formazione alternativa alla sinistra - o direttamente per il Pd. E Monti gli dà oggettivamente ragione.

Alle prossime elezioni dunque per il centro non voteranno più gli indecisi fra destra e sinistra ma solo gli indecisi fra sinistra-centro e sinistra estrema: e questo avvantaggia il centrodestra. Inoltre, alcuni di quelli che nella speranza di frenare la deriva a sinistra avrebbero votato per il centro, sapendo che questa possibilità è sfumata, potrebbero votare per la destra. Quelli che invece erano tendenzialmente di sinistra per motivi di voto utile potrebbero votare direttamente per una sinistra che, soprattutto al Senato, potrebbe avere bisogno di più voti. Il voto al centro, essendosi questo già consegnato a Bersani, non serve a niente.

Come se non bastasse, le continue aggressioni sono utili a Berlusconi perché gli assegnano il ruolo di unico bersaglio valido: Monti non comprende che l'antiberlusconismo è un atteggiamento miope che aumenta le dimensioni di un politico considerato sul viale del tramonto. E comunque è il Pd che ha le carte più in regola, in materia di antiberlusconismo, non certo personaggi come Casini o Fini.

Il Pdl sembra destinato a perdere queste elezioni. Fare fuoco e fiamme per favorire un evento già previsto da un lato è inutile, dall'altro rende il centro irrilevante. Il buon senso politico avrebbe dovuto suggerire a Monti e agli altri di dire continuamente: noi non abbiamo simpatie o antipatie, miriamo solo all'interesse dell'Italia. E questo interesse si fa col programma giusto. Ci alleeremo dunque con quella coalizione che ci darà le migliori garanzie in questo senso, per esempio precisando nel modo più puntuale la propria futura azione politica ed impegnandosi a realizzarla per intero.

Solo così Mario Monti avrebbe potuto continuare a fingere quella posizione super partes che ha illuso tanti idealisti. Invece ha preferito una azione muscolosa che, piuttosto che a lui, si adatta a politici sanguigni e popolari come Silvio Berlusconi. Chissà, forse l'ha scelto come modello. Certo ha dimenticato che in questo campo il Cavaliere non ha rivali.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

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