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Politica


Di Gianni Pardo

Un commentatore (1) ha notato che, entrato in campagna elettorale, Mario Monti ha cambiato stile. Non è più "algido", "scialbo", "incolore", ed anzi, se pure senza cambiare tono di voce, "si è gettato a capofitto nella tenzone menando fendenti e sciabolate a destra e a manca". Bersani e il Pd sono succubi della Cgil e di Vendola, Berlusconi manca di logica, Brunetta infine è un "professore di una certa statura accademica": e questa è un'allusione delicata come chi dicesse che "Mario Monti ha una certa aria di becchino iettatore". Ma tutto questo avrebbe importanza solo se la politica si giudicasse col metro della morale o del buon gusto. La domanda giusta non è: "Mario Monti dice la verità? È coerente con la parte interpretata a Palazzo Chigi? È per caso un po' razzista, nei confronti dei nani?", ma quest'altra: "Ciò gli sarà proficuo?"

L'aggressività a trecentosessanta gradi si spiega solo con l'intenzione di trattare come nemici sia il Pd, sia il Pdl e un simile atteggiamento avrebbe un senso se si fosse sicuri di potere fare a meno sia dell'uno, sia dell'altro: gli elettori vedono i limiti e i difetti dei due principali concorrenti e votano in massa per Monti, fino a dargli la maggioranza relativa. Ma realmente Mario Monti pensa di ottenere più voti della coalizione di destra e soprattutto della coalizione di sinistra?

Una simile azzardata speranza non si spiega affatto con le previsioni degli istituti demoscopici. Questi non gli attribuiscono certo percentuali intorno al 35-40%. Non si spiega neppure con l'eccellenza del suo programma (la famosa "agenda") perché questo programma non è molto diverso da quello del Pd. E dunque c'è da pensare che il Professore punti sul carisma del suo personaggio. Reputa che gli italiani possano vedere in lui il "diverso", colui che può andare contro Bersani e contro Berlusconi perché è al di sopra di loro, in termini di immagine, di competenza, di serietà, di capacità di realizzare un programma ambizioso. Un programma che include perfino - con sprezzo del ridicolo - l'abbassamento della pressione fiscale. Come se Monti dicesse, impavidamente: "L'Italia si è salvata per un anno grazie a me, solo se manderete di nuovo me a Palazzo Chigi l'Italia non affonderà. In questo non ho alternative". Un po' come il Marchese del Grillo del noto film, quando diceva: "Perché io so' io, e voi nun siete un c.".

Se dunque questo stile fosse proficuo, ci leveremmo il cappello. Ma il fatto è che se ne può dubitare. In primo luogo, ammesso che l'immagine che gli italiani hanno di lui fosse quella dello stesso interessato, siamo sicuri che la manterranno, nel momento in cui comincia ad insultare gli altri, a menare "fendenti e sciabolate"? Non potrebbe proprio questo distruggere l'immagine dell'uomo super partes, cui tanto egli ha tenuto? E poi, si crede a tal punto esente da limiti e difetti, da potere provocare tutti gli altri? Ha dimenticato che gli altri possono rispondergli a tono?

È vero che per molti mesi sia il Pd sia il Pdl sono stati costretti a dir bene di lui, perché proponeva quei provvedimenti che poi loro stessi votavano in Parlamento. E dir male di lui sarebbe corrisposto a dir male di se stessi. Ma una volta che il governo è caduto, una volta che passano i giorni e Supermario si comporta da "politico qualunque", perché non dovrebbero trattarlo da "politico qualunque"? Non tutti hanno, come Pierferdinando Casini, l'interesse ad incensarlo anche se rutta.

Il futuro può riservare sorprese, ma a naso sarà pur lecito pensare che Monti stia dando prova di una tale mancanza di senso del reale, di una tale immensa presunzione, di una tale monumentale arroganza, da provocare la collera degli dei. Vedremo se riuscirà ad essere il più amato degli italiani quando tutti i politici, con la sola eccezione di Casini, gli daranno addosso. E parecchi di loro sono più capaci di lui, in materia di epiteti, di critiche velenose e perfino di calunnie.

La rivoluzione non è un pranzo di gala, ha detto Lenin. E neanche la vita politica lo è. I neofiti lo imparano a loro spese. Soprattutto quando entrano nell'arena troppo baldanzosi, solo perché l'arte di Manolete gli ha fatto credere che il toro sia  solo un bue un po' esuberante.

1) Michele Marsonet, http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=35983
 

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monti
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