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Politica

Il tesoretto della Fondazione Alleanza Nazionale, mai come in questi giorni, è tornato al centro di un dibattito squisitamente destrorso. E all’indomani della débacle amministrativa (un netto 16 a 0) dall’Alpi alla Sicilia (cogliendo la palla al balzo, osa dire qualcuno) è tutto un fioccare di eventi e iniziative volte alla ricostruzione di quel partito di destra, distrutto dalla fusione a freddo tra An-Fi ed evaporata definitivamente con l’esperimento Fli. Tutti parlano di destra, tutti vogliono stare a destra. Certo, sempre all’interno di un futuro schieramento di centrodestra (guai a recidere definitivamente il cordone ombelicale con il partito del Cav.!), ma da scriversi al di là del trattino: centro-destra.

Hanno dato il via i Fratelli d’Italia, che all’ombra del Pirellone, lo scorso venerdì sono saliti sul palco per parlare al “popolo di destra”. Continueranno, sulla loro scia, la Poli Bortone a Lecce, gli storaciani a Frosinone i matteoliani forse a Roma.Ma cosa vogliono, in concreto, tutte queste diverse realtà discendenti dal Msi prima e da Alleanza Nazionale poi?

Il nodo della questione, secondo i maligni, è sempre quello dei soldi della Fondazione An di via della Scrofa. Fior di quattrini (raccolti grazie ai militanti di An) detenuti da circa 14 personaggi “di spicco” (quelli, per intenderci che seppure per il rotto della cuffia siedono ancora una volta in Parlamento) e che attualmente fanno ancora parte del Cda. E che, soprattutto, non hanno alcuna intenzione di cedere quote per dare la possibilità ad alcuni (ai trombati, diciamolo!) di reinventarsi.

E mentre la Meloni e Storace discutono circa la rottamazione delle facce (assolutamente giacobina lei, molto più reticente lui) c’è anche chi discute circa il brand: se per alcuni utilizzare il simbolo An, con tutta la storia che si porta dietro, è una mera seduta spiritica; per altri quel vecchio simbolo è l’unico modo per ricreare le condizioni che fecero sì, nel lontano ’93, che la destra aennina si sdoganasse e diventasse una vera e propria forza di governo.

Nota di colore: azionisti di maggioranza, all’interno della Fondazione, sono La Russa e Gasparri. Sono loro, dunque, quelli che dovrebbero adoperarsi per sbloccare i tanto agognati fondi. Fondi che ad oggi appaiono congelati, talmente congelati e infreddoliti da aver… congelato persino i rapporti tra i due Colonnelli.

Francesca Siciliano per www.laretrovia.com

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