Massimo 'Hamas' D'Alema rivoluziona la politica

Lunedì, 19 gennaio 2009 - 19:55:00


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Dall'estrema sinistra all'estrema destra. Massimo D'Alema, con la sua posizione filo-palestinese e soprattutto con l'apertura al dialogo con Hamas, sta rivoluzionando l'assetto politico all'interno del Partito Democratico e non solo. L'ex ministro degli Esteri è riuscito a portare dalla sua parte i prodiani-ulivisti capeggiati da Arturo Parisi e Franco Monaco. E, sempre nel Pd, anche Pierluigi Castagnetti ha dimostrato una vicinanza totale con le posizioni di Baffino. Il quale, 'sfruttando' la crisi nella Striscia di Gaza, ha rinsaldato il legame con la sinistra. In particolare con i Verdi, i Comunisti Italiani e l'ala vendoliana di Rifondazione. Più morbida la posizione di Paolo Ferrero (segretario del Prc) e di Fabio Mussi di Sinistra Democratica, i quali insistono molto sul concetto di "due Stati - due popoli". Ma non finisce qui.

Nonostante le divergenze sul fronte giudiziario, l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro si è molto avvicinata a D'Alema sulla questione mediorientale, soprattutto con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi. Alla base della posizione dell'ex titolare della Farnesina - che ottiene il sostegno de La Destra di Francesco Storace e di Forza Nuova - ci sono anche ragioni economiche, ovvero gli interessi delle società energetiche italiane nei paesi arabi. Pensando proprio a questo fronte, nei giorni scorsi, D'Alema ha rimpianto il periodo di Moro-Andreotti-Craxi, quando l'Italia era schierata a livello internazionale nettamente a favore dei palestinesi.

La maggioranza dei Democratici rimane comunque più equidistante tra le due parti in campo. Al di là del filo-israeliano Piero Fassino, il leader Walter Veltroni, Francesco Rutelli ma anche il cattolico Franco Marini hanno espresso una netta condanna nei confronti di Hamas. Schierati con la stella di Davide tutto il Popolo della Libertà e anche la Lega Nord, soprattutto in chiave anti-Islam. In mezzo l'Udc di Pieferdinando Casini, che ha condannato duramente i raid sui civili a Gaza ma che ha storicamente un ottimo rapporto con la comunità ebraica romana. Difficile in questo scenario la posizione del Vaticano e della Chiesa cattolica. A parte i richiami del Pontefice alla fine delle violenze, Oltretevere sono preoccupati per la diffusione dei musulmani in Italia.

Anche se con Benedetto XVI i rapporti con lo stato di Israele si sono molto raffreddati rispetto alle aperture di Giovanni Paolo II, primo Papa a visitare una sinagoga, a pregare al Muro del Pianto a Gerusalemme e a chiamare gli ebrei "i nostri fratelli maggiori". Ratzinger, teologo della fede, ha reintrodotto una preghiera in cui si parla apertamente della conversione degli ebrei e inoltre ha riaperto la questione della libera gestione dei Luoghi Santi. Due tematiche che non aiutano certo il dialogo tra Tel Aviv e la Santa Sede, che, è bene ricordarlo, non ha mai riconosciuto Israele come nazione. Per questi motivi D'Alema riesce ad avere un certo consenso anche in Vaticano.

A livello europeo, invece, la Francia di Nicolas Sarkozy, pur avendo fortissimi legami economici con il mondo arabo - oltre a milioni di islamici in casa - ha un atteggiamento leggermente meno filo-palestinese di quanto non avessero Mitterand prima e Chirac poi. Al contrario, la Gran Bretagna di Gordon Brown è più fredda nei confronti di Israele rispetto alla precedente Amministrazione di Tony Blair. In Europa il Paese più lontano da Israele è la Spagna di José Luis Zapatero, dove addirittura sono state bloccate a Barcellona le manifestazioni ufficiali del 27 gennaio, "Giorno della Memoria - Shoah". Defilata per ovvi motivi storici la Germania, anche se con Angela Merkel i rapporti con lo stato di Israele sono migliorati rispetto all'epoca della Cancelleria guidata dal socialdemocratico Gerhard Schroeder.

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