Pd, Civati: "Cambiamento senza paura di non essere cool"
Una rivoluzione si', ma con una direzione precisa, senza ansie di popolarita' e senza toni scomposti. E' quella che ha in mente Pippo Civati che ha lanciato oggi da Roma la sua campagna per la guida del Partito democratico.
"Al Pd serve un cambiamento radicale, sincero, senza correnti, dobbiamo rendere il paese piu' bello e la politica piu' seria", ha spiegato, "vedo molti colleghi impegnati nel tentativo di costituzionalizzare la destra, ma io ricordo che siamo nati per cambiare la sinistra. Non sara' mica diventato il congresso del Pdl...".
E cambiare significa molte cose. "Cambiare e' anche scoprire chi sono i 101 e denunciarlo", ha spiegato Civati che ha reso omaggio in piu' passaggi a Romano Prodi. Anche ricordando quella presunta compravendita di senatori per cui Silvio Berlusconi e' stato rinviato a giudizio. "Romano Prodi sara' parecchio inca...", ha sottolineato.
E' su una sorta di differenza antropologica tra lui e Matteo Renzi che Civati ha molto insistito. "Non bisogna avere paura di essere impopolari e, anche se non e' figo o cool, parlare di carceri o di poveri", ha avvertito, "non bisogna piacere a tutti, ma a qualcuno e saperlo rappresentare". Dunque e' vero che "bisogna cambiare verso, ma bisogna intendersi sul verso. Bisogna che questo desiderio di cambiamento lo rivolgiamo a tutti".
E "noi ci rivolgiamo ai delusi ma anche agli ottimisti, che spesso sono la stessa persona".
Di certo, "con noi le larghe intese non andrebbero molto avanti e cambieremmo tutto il gruppo dirigente del Pd", ha avvertito.
Ma per questo "non serve sbattere la porte, basta accompagnarle, senza fare gli stro..., senza alzare troppo il volume, ma nemmeno accettando tutto quanto", ha assicurato. Anzi. "Noi vinceremo ma lo faremo con serenita'".
E poi una parentesi famigliare. "Vorrei mandare un pensiero a mia figlia che tra pochi giorni compie un anno. Ho pensato venendo qui che lei non mi votera' mai", ha spiegato, "quando avra' 18 anni Pippo Civati non sara' piu' candidato. Non voglio perpetuare la mia carriera per sempre e giuro che non diventero' direttore di Asl, ma cerchero' un lavoro".
E' al mondo che sua figlia trovera' a 18 anni che Civati guarda: "Facciamo l'esperimento di pensare cosa puo' accadere tra 18-20 anni. Vorrei potessimo dire allora che questo paese e' nostro, anzi 'loro', dei nostri figli".