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Politica
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Silvio Berlusconi finge indifferenza ("e' naturale un'intesa tra Pd e Lista Monti"), ma in privato l'ex premier non ha gradito affatto le notizie sull'incontro segreto tra il Professore e Pierluigi Bersani. Il Cavaliere si dice convinto di farcela a strappare il Senato al Pd, anche se le ultime rivelazioni depositate sul suo tavolo a palazzo Grazioli, dopo l'exploit per la 'comparsata' nell'arena di Santoro, evidenziano una frenata del Pdl.

E certo, un patto pre-elettorale tra Monti e Bersani non faciliterebbe l'impresa, anche se si dovesse trattare di un semplice accordo per non farsi la guerra. Piu' mi attaccano e piu' cresco nei sondaggi, avrebbe ribadito l'ex premier anche oggi. Se vogliono mettersi contro di me facciano pure, non la spunteranno, e' la convinzione. Ma l'erosione, seppur contenuta, da parte del Professore di consensi nel bacino elettorale tipico del Cavaliere fa scattare l'allarme.

Ecco perche', nonostante l'ex premier continui a ripetere che "l'avversario e' il capo del Pd, il signor Bersani", destinatario dei suoi ormai giornalieri attacchi e' sempre Monti: "Non ha possibilita' di incidere se non appoggiandosi alla sinistra", sostiene Berlusconi, che non risparmia bordate - anche se oggi incassa una vittoria sul processo Unipol, stoppato fino alle elezioni - ai magistrati di Milano.

Del resto, la preoccupazione che il processo Ruby vada a sentenza del voto non lascia tranquillo il Cavaliere: "La magistratura va addosso agli avversari politici anche senza elementi concreti. Io sono gia' stato mandato a casa nel '94, con un vulnus della democrazia. Ora la Procura di Milano sta tentando di fare la stessa cosa", afferma in serata a Euronews. Altro politico a finire nel mirino e' Ingroia. Anche su di lui 'pesa' l'incognita patto di desistenza con il Pd per dare chance ai democratici al Senato.

E mentre prosegue il battage mediatico, il Cavaliere inizia a delineare il puzzle delle candidature. Lavoro che, pero', occupera' Berlusconi e i vertici del partito fino all'ultimo momento utile, lunedi' pomeriggio. Anche se ormai, viene spiegato, il piu' delle deroghe - poche, e accuratamente selezionate dal Cavaliere - e dei 'casi sensibili' come la questione degli inquisiti, sembra giungere a soluzione: via libera a Cosentino, quasi certa la ricandidatura di Cesaro. Traballano, invece, Papa e Landolfi, mentre dovrebbe spuntarla Laboccetta. Resta l'incognita su Milanese, sul quale permangono grosse perplessita', anche se dal Pdl viene fatto notare che senza riconferma in Parlamento per lui scatterebbero gli arresti. Capolista alal Camera in Campania 1 Elio Vito, mentre l'ex coordinatore campano e ex sottosegretario all'economia avrebbe gia' guadagnato il terzo posto in lista in Campania al Senato.

Capolista, come del resto in tutte le regioni per palazzo Madama, Silvio Berlusconi, al secondo posto Francesco Nitto Palma. Sempre per la Campania, Mara Carfagna si aggiudica un posto sicurissimo in Campania, cosi' come per Nunzia De Girolamo. La giornalista Paola Ferrari potrebbe essere dirottata in Campania alla Camera. Candidatura in Campania anche, secondo gli ultimi boatos, per Alessandra Mussolini.

Confermati, anche se 'scambiandosi' di posto, i due legali dell'ex premier Niccolo' Ghedini e Piero Longo, entrambi nelle liste in Veneto. Tira un sospiro di sollievo Maurizio Sacconi, anche lui in lista in Veneto, il cui nome veniva dato in bilico fino all'ultimo momento. Riserva non ancora sciolta per Claudio Scajola, cosi' come e' fortemente traballante la poltrona di Brancher. I riflettori restano puntati sulle regioni considerate chiave: Sicilia, Campania e Lombardia. In quest'ultima regione sono concentrati i 'fedelissimi', e l'area Cl capitanata da Maurizio Lupi. Anche Santanche', dopo i malumori del partito piemontese, dovrebbe trovare un posto in Lombardia alla Camera, si parla per lei di un seggio sicurissimo, capolista alla Camera. Nessun problema per Luigi Casero, Mariastella Gelmini (testa di lista), Gregorio Fontana, Sandro Bondi, Mario Mantovani.

Ma via via che le liste si vanno componendo, mancano ancora i nomi esterni alla politica, nonostante Berlusconi ripeta quasi in ogni intervista che il 50 per cento dei seggi e' appannaggio di personalita' provenienti dal mondo del lavoro, dell'impresa e della cultura. Complicato il 'rebus' Sicilia, dove i problemi che sta affrontando Micciche' hanno 'turbato' i vertici pidiellini, convinti di riuscire a strappare la regione, forti anche dell'alleanza con Lombardo. In bilico l'ex ministro Enrico La Loggia e il senatore Domenico Nania, mentre non ci sono problemi per Renato Schifani, cosi' come per Stefania Prestigiacomo.

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