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Politica
Renzi imprudente, non rispetta il Parlamento

Di Cosimo Scarcella, filosofo

Si è conclusa la giornata degli “annunci” del governo Renzi. Aspettiamo di vedere i fatti. Annuncio non significa promessa, in quanto l’annuncio è la proclamazione d’una “realtà” sicura e prossima (quindi non congetturata, ma fondata su “oggettiva realizzabilità”, reale e pronta a manifestarsi nei fatti; la promessa, invece, è solo il desiderio di raggiungere un obiettivo, che però sta nel mondo delle intenzioni e potrà rivelarsi soltanto una pura favola. E l’attività politica è spesso sagace creatrice di belle fiabe che incantano, creando delusioni amare. Il metodo del politico (ovviamente di quello non brillante per onestà intellettuale e per saggia prudenza) è proprio fare promesse sotto la maschera di annunci credibili.

Di questo rischio erano stati ben consapevoli i Padri Costituenti. Nel dettato della Costituzione Italiana, infatti, la realizzabilità concreta di qualunque progetto – indipendente dalla sua natura e dalla sua plausibilità - è affidata unicamente alla discussione, alla valutazione e alla approvazione da parte del Parlamento eletto e deputato dal popolo a esercitare la sovranità, di cui è unico detentore. Di conseguenza, non sembra prudente che il Capo del potere esecutivo “annunci” ciò che solo il Parlamento può decidere conclusivamente. Se non altro non sembra che sia adeguato messaggio di “educazione civica” e tanto meno di squisita educazione istituzionale. Ma lo può fare un Capo che si crede padrone della situazione tanto da poter “incanalare” le scelte dei parlamentari.

Aldilà delle forme (che talora, comunque, sono garanzia e custodi d’importanti e sacrosanti contenuti) quello che desta davvero perplessità sono due preoccupazioni. Prima: il governo in carica è nato con un enorme peccato d’origine, cioè da “occupazioni” (non importa se azzardate o no) di forze politiche colte di sorpresa e a ritmo forzato. Seconda: finora sta vivendo grazie a un ibrido connubio con forze diversissime, che sono in attesa del soddisfacimento dei propri obiettivi (plausibilmente concordati, se non proprio sottoscritti). Queste forme, che ricordano vecchie maniere di “trasformismo” dell’800, non stanno dando buona prova in altri Paesi. E dovrebbero insegnare maggiore senso del limite e della responsabilità pubblica.

Sono queste paure che fanno temere che si tratti di promesse e non di annunci. Aspettiamo con doverosa fiducia (e pazienza) l’esito delle discussioni e dei confronti nelle Aule Parlamentari. Che le nostre paure siano diradate.

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