Marazzo: "Adesso voglio solo sparire... a lun­go"

L'ex Governatore del Lazio è un uomo irriconoscibile: barba lunga, occhiaie profonde, debilitato. La moglie Roberta Serdoz, giornalista del Tg3, lo ha lasciato con un sms ("Sono distrutta") e se ne è andata con la figlia di otto anni

Domenica, 25 ottobre 2009 - 20:59:00


Marrazzo, la cocaina, il trans e il filmato

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"Ho sbagliato e pagherò. Ora voglio solo sparire, sparire a lun­go". A parlare è un Piero Marraz­zo irriconoscibile: barba lunga, le oc­chiaie profonde di chi non ha dormi­to neanche un minuto. Prostrato, debilitato, insomma "un ma­lato". Queste le ultime parole pro­nunciate da Piero Marrazzo prima di allontanarsi definitivamente dall’atti­vità politica e istituzionale. Pochi mi­nuti prima aveva pronunciato le paro­le più difficili del suo mandato di Go­vernatore: "Ho deciso di autosospen­dermi immediatamente e ho conferi­to al vicepresidente Montino la dele­ga ad assumere la responsabilità di governo e di rappresentanza, rinun­ciando a ogni indennità e beneficio connessi alla carica. Ho detto la verità ai magistrati prima che la vicenda fos­se di dominio pubblico. Si tratta di una vicenda personale in cui sono en­trate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata". Parole attese, ma che hanno riaper­to immediatamente la corsa alla suc­cessione.

E il Pd ha deciso che il candi­dato per le Regionali sarà scelto con le primarie di coalizione. Per i nomi si va da Enrico Gasbarra a Silvia Costa, da Walter Veltroni a David Sassoli (ma negano tutti di volersi impegna­re) per il Pd, Stefano Pedica per l’Idv, Luigi Nieri e Patrizia Sentinelli per Si­nistra e Libertà e — a sorpresa — Bru­no Tabacci dell’Udc. L’ultimo atto pubblico di Marrazzo ha chiuso una vicenda che da quando era diventata di dominio pubblico aveva costretto l’ex presidente ad an­nullare tutti gli impegni ufficiali. An­che quelli più importanti: giovedì po­meriggio doveva partecipare, alla pre­senza del presidente della Repubbli­ca, agli 'Stati generali dell’Antima­fia'. Saputo che il Quirinale si era infor­mato, con discrezione, circa la sua eventuale presenza, Marrazzo ha pre­ferito rinunciare per evitare possibili imbarazzi. E, dopo un vertice di mag­gioranza, è rimasto a lungo da solo nel suo ufficio. Anche venerdì ha fat­to lo stesso, è uscito dalla Regione so­lo dopo mezzanotte: destinazione Col­le Romano, una comprensorio di lus­so lungo la via Tiberina, a dieci chilo­metri da Roma, dove aveva abitato a lungo con moglie e figlia in un villino adiacente a quello dei suoceri. Lì lo aspettava sua moglie, la giornalista del Tg3 Roberta Serdoz.

MARRAZZO VIGNETTA
(www.marcomengoli.it)

Un saluto freddo prima della drammatica con­fessione, interrotta da pianti e lunghi silenzi. Un colloquio andato avanti fino all’al­ba nel tentativo di ricomporre quello che, inevitabilmente, era andato in frantumi. Poi Roberta è andata a dormire nel villino vicino, quello dei genitori, do­ve era rimasta la figlia. L’aveva porta­ta lì per proteggerla dalla tensione, dalle discussioni, dai chiarimenti ne­cessari. Piero Marrazzo a dormire ne­anche c’è andato, distrutto com’era. Poco dopo l’alba è uscito con l’auto privata per andare a incontrare la fi­glia più grande, già maggiorenne. Lì è stato raggiunto da un sms dal­la moglie: "Sono distrutta". Roberta Serdoz gli ha comunicato in questo modo, con un sms, la decisione di ab­bandonarlo e di partire per qualche giorno con la loro figlia di otto anni.

Per l’ultimo appuntamento isti­tuzionale Marrazzo ha scelto una sede non istituzionale, Villa Picco­lomini, dove prima di dettare alle agenzie la nota sulla sua autosospen­sione ha sussurrato ancora agli amici: "Sono pentito, ho sbagliato e adesso sono pronto a pagare. Mi è crollato il mondo addosso, di colpo. E non vo­glio farmi vedere in giro almeno per un po’, non voglio apparire, non vo­glio dichiarare nulla: tutto ciò che chiedo, adesso, è sparire". E poi le ha anche ripetute, queste parole, ha guar­dato negli occhi i suoi collaboratori più fidati e ha detto loro che era il mo­mento di andarsene: "Basta, voglio sparire". L’ha ripetuto più volte, facendo ve­nire brividi di preoccupazione a quel­li che in questi anni gli sono stati più vicino, e che anche ora, in questo mo­mento terribile, hanno deciso di rima­nergli accanto.

L'autosospensione "non è legittima". Sul caso Marrazzo siamo "pronti ad azioni legali". Lo dice il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri, dopo una riunione con i parlamentari del Pdl. E dopo l'autosospensione da Governatore della Regione Lazio, per Marrazzo arriva anche quella dal Pd.

Prima dell'annuncio di Gasparri, erano state già numerose le richieste di dimissioni avanzate da esponenti del Pdl. Alcuni si dicono pronti a iniziative legali "per denunciare il palese abuso dell'istituto della sospensione che verrebbe commesso da Marrazzo e da tutti coloro che condividono questo percorso". E ancora: "La sospensione è limitata ad alcuni casi, tra i quali non rientra l'ambigua scelta di Marrazzo". Se il Governatore dovesse presentare un certificato medico, il Pdl si dice pronto a "denunciare medici, Asl e qualsiasi struttura sanitaria" responsabile di una "così grave illegalità". "Contestabile", anche un vicepresidente "illegalmente delegato".

Per Alessio D'Amato, presidente della Commissione affari costituzionali e statutari del Consiglio regionale del Lazio, "la procedura di impedimento temporaneo delle funzioni da parte del presidente della Regione è prevista dal nostro Statuto all'articolo 45 comma 2", e porterà a istruire il percorso delle dimissioni. "Nel caso di impedimento temporaneo - precisa - come già accaduto in altre circostanze, il vicepresidente sostituisce il presidente". Ma altre voci si aggiungo alla polemica. "Non ci può essere una Regione a mezzo servizio - dice il sindaco di Roma Gianni Alemanno - "se Marrazzo ha deciso di tirarsi indietro bisogna andare ad elezioni". Anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni parla di "scelta ambigua".

Il caso Marrazzo scuote il Pd. "Una vicenda sconcertante", commenta Massimo D'Alema, per il quale l'autosospensione è una prova "di responsabilità" e di "rispetto delle istituzioni". David Sassoli apprezza la decisione del Governatore "a differenza di altri che magari sono coinvolti in scandali ma non si dimettono mai". Quanto alle voci di una sua candidatura alla presidenza della Regione, risponde: "Deciderà l'assemblea".

Secondo l'agenzia di stampa Ansa, il video che ritrae il presidente della Regione Lazio potrebbe essere un estratto di un filmato di circa 20 minuti. Agli atti dell'inchiesta comparirebbe solo un filmato di 2 minuti, nel quale si vede Marrazzo in compagnia della transessuale che nelle carte dei magistrati viene indicata col nome di Natalì. Non è stato acquisito né dalla Procura né dagli investigatori, al momento, il resto del filmato che sarebbe stato girato sia all'interno che all'esterno dell'appartamento di via Gradoli. In questa parte, vi sarebbero altre transessuali mentre le riprese esterne si soffermerebbero sulla macchina di servizio riprendendo anche la targa.

I due minuti di filmato - quelli sequestrati a Milano e secretati dalla magistratura - sarebbero stati usati dai carabinieri arrestati per vendere il video: una sorta di "filmato promozionale" usato nei tentativi di trattativa con stampa e agenzie. L'intero filmato - sempre secondo quanto riporta l'Ansa - non sarebbe stato girato a più riprese ma in un'unica volta. Dal video intero, poi, i carabinieri arrestati avrebbero realizzato l'estratto.

L'avvocato del Governatore, Luca Petrucci, nega che esista un secondo video: "Tutto ciò che è accaduto, Piero Marrazzo, ormai privato cittadino e non uomo pubblico, lo ha raccontato alla magistratura e lo ha detto all'opinione pubblica", "la verità è stata consegnata alla magistratura e ogni altra ricostruzione verrà perseguita legalmente".

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