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Politica
Pisapia, il vento è cambiato. La coerenza non c'entra

 

Di Adriana Santacroce

Non ne aveva più voglia, probabilmente. Di tenere insieme la sinistra, da cui arriva, con il Pd renziano che di sinistra sembra sempre meno. E così Pisapia ha deciso di togliersi di torno. Per coerenza, dice, il sindaco. Perché la politica non è professione ma è servizio.

Certo in questi 4 anni la situazione è cambiata tanto. Il Pd è stato rivoltato come un calzino e la Sinistra che lo ha portato in palmo di mano non c'è più. Sarebbe stato impossibile presentarsi con la stessa formula. E fare il candidato renziano no, Pisapia non ce lo vedo proprio. Ecco, forse il vulnus è proprio lì. Ci sono questioni di merito e di metodo che mal si adattano al sindaco uscente. Vediamole.

La percezione dei milanesi sulla città non è delle migliori. La crisi ha accentuato le povertà e quello che è degrado, dai campi rom ai lavavetri per strada, dai profughi in transito per la città agli abusivi che impediscono gli sgomberi, sembra più grande di quel che è. Le tasse (e qui la colpa non è del sindaco) sono aumentate terribilmente. Chi stava benino sta male. Di lavoro ce ne è meno. Ecco, il milanese che abita in periferia e che non può contare su grosse disponibilità economiche non è contento. E questo Pisapia lo sa. La sua eredità passa soprattutto per AreaC, i nuovi quartieri, le unioni civili e lo sviluppo di Expo. Ma, forse, nella sua testa il sindaco non sa quanto queste realtà possano avere avuto impatto sui cittadini. Pisapia è il primo sindaco, dal 1993 quando è arrivata l'elezione diretta, che non si ricandida e qualcosa non torna.

La coerenza non c'entra niente. Ricordare che, in fondo, lo aveva detto già al momento delle elezioni che avrebbe fatto solo un mandato, come sta dicendo ora Pisapia, non regge. Se fosse così non ci sarebbe stato il giallo della sua candidatura. E lui non avrebbe tenuto tutti in sospeso. No. Pisapia non ha le basi per ricandidarsi. Perché è arrivato Renzi. Ed è cambiato tutto.

Renzi vuole ogni cosa. Il governo, le regioni e i comuni importanti. L'eliminazione silenziosa di Lupi nasconde la volontà di controllare il ministero più importante. E se noi, gufi maliziosi, abbiamo ragione, le mani sulle infrastrutture, la cassaforte del governo, non le metterà più nessuno del'NCD. Poco alla volta Palazzo Chigi sta diventano un monocolore PD. Tutto nei limiti della legge, per carità, ma, con destrezza e precisione, il premier sta occupando tutti i gangli del potere. Formidabile per un partito che ha avuto alle ultime elezioni politiche solo il 25%! Complice una legge incostituzionale, il porcellum, ora il Pd governa praticamente indisturbato. Scelta Civica non c'è più e l'NCD, dopo l'affaire Lupi, si è pesantemente indebolito. E un segretario del PD così accentratore figuriamoci se lascia Milano a un sindaco "sinistro" che non può controllare!

È chiaro che l'opa di Renzi sul capoluogo lombardo è già iniziata e che il governo della città così non va bene. Che la zavorra di Sel e della Sinistra non hanno più motivo di esserci e che il sindaco, persona perbene e autorevole, è troppo indipendente per assoggettarsi al carisma del presidente del Consiglio.

Certo, Pisapia ha scelto autonomamente di non candidarsi di nuovo. Certo, non è stato Renzi a fare pressioni su di lui. Ma il vuoto che si è creato intorno al sindaco, con i renziani che negli ultimi mesi si presentavano sistematicamente a chiedere cosa aveva deciso senza dargli alcun vero supporto, era abbastanza evidente. Io credo che Pisapia non si sia sentito appoggiato da Renzi. Perché non è lui il candidato che Renzi vuole. E allora, aidieu. La coerenza non c'entra. Sennò, sarebbe stato chiaro sin dall'inizio che la sua carica sarebbe durata solo un mandato. No. C'è dell'altro. C'è il vento. Che è cambiato. E, questa volta, non gira dalla parte di Pisapia.

@AdriSantacroce
 

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