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Politica

Di Gianni Pardo

Chissà perché il problema della legge elettorale spinge tante brave persone ad azzardare affermazioni che non contribuiscono alla considerazione che si può avere di loro. Sul “Corriere della Sera”, apre la rassegna Enrico Letta, del quale è citata questa frase(1): “Per me il Porcellum è il male assoluto, farò di tutto perché non si voti più con il Porcellum o con una sua copia”. Dopo questo accigliato anatema, come dimostra il nostro Primo Ministro che il Porcellum è il male assoluto? In nessun modo. E che cosa propone? Nulla. Basta la scomunica. Più ampiamente argomenta Alessandro Sala(1) il quale, dopo aver ritualmente detto male della legge vigente in generale, precisa che il suo massimo difetto è un sistema “che ha nel meccanismo di distribuzione dei seggi al Senato (…) il vero limite (molto meno per il centrodestra che storicamente controlla alcune regioni, la Lombardia in primis, che garantiscono un gran numero di seggi”. Mentre il centrosinistra non controlla le famose e fedelissime “regioni rosse”. Questo dà il “la” alla sua obiettività. Poi riferisce l’opinione di Pier Luigi Bersani secondo il quale il guaio conseguito alle elezioni di febbraio “non avverrebbe in altri Paesi dove un voto del genere avrebbe garantito comunque un meccanismo di governabilità”. Ancora una volta, come Letta, l’ex Segretario stabilisce ma non dimostra. E comunque l’affermazione è temeraria. Solo una legge elettorale perfetta potrebbe assicurare un risultato eccellente in ogni caso: ma una simile legge non esiste e non può esistere.

Come insegna qualunque professore di diritto costituzionale. Fra l’altro, immediatamente dopo, Sala scrive contraddittoriamente che una simulazione ha “dimostrato che anche con l’attuale sistema di voto privato del premio di maggioranza e perfino con il Mattarellum, la legge elettorale in vigore fino al 2006, il risultato non sarebbe cambiato di molto”. E allora perché sparare ad alzo zero contro questa legge, affermando baldanzosamente che un’altra “avrebbe garantito comunque un meccanismo di governabilità”? E l’affermazione non è stata fatta distrattamente; infatti leggiamo ancora che “il macro-scenario non sarebbe cambiato: nessuna forza o coalizione sarebbe stata in grado di formare una maggioranza autonoma”. Ciò malgrado, con ulteriore giravolta, l’editorialista conclude: “Ecco perché la riforma del meccanismo di elezione di Camera e Senato è indispensabile e ineludibile”. L’affermazione corrisponde a dire che c’è un tipo di legge elettorale che non è il “Porcellum” e non è neppure “la legge in vigore fino al 2006”, che potrebbe evitare tutti questi guai. E questo ci fa morire di curiosità. Non sarebbe stato questo il momento di indicare, sia pure per sommi capi, il tipo di legge capace di evitare uno stallo in caso di pareggio nelle urne, senza per questo falsare pesantemente la volontà del corpo elettorale? Tuttavia non sapere qual è questo sistema deve essere un nostro limite. Nostro e di tutti coloro che per mesi e per anni hanno discusso di questo problema, senza arrivare ad un accordo. Ma per Sala si tratta di tali ovvietà che non è il caso di offendere le nostre intelligenze chiarendole. Egli si limita ad affermare (con la solita obiettività) che, se non la si adotta subito, questa nuova legge, è per colpa del centrodestra. “Mentre il Pd sarebbe propenso ad apportare subito dei correttivi (…) tipo l’eliminazione del premio di maggioranza o la reintroduzione delle preferenze” (cioè il ritorno alla proporzionale pura, sistema notoriamente ideale per la governabilità, l’abbiamo visto con i governi che duravano undici mesi in media) “il centrodestra propende per una riforma istituzionale più organica” che richiederà, nel suo incerto italiano, “tempi estremamente più lunghi”. Se questo è il dibattito al livello del Corriere della Sera, meglio non essere severi con i discorsi che si sentono al Bar Sport.

giannipardo@libero.it

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