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Politica

Di Pasquale Della Torca (Su twitter @DellaTorca)

Monti dice di seguire quella che si chiama soziale Marktwirtschaft, cioè "economia sociale di mercato". Questo vuol dire che lui abbracciando quella visione economico-filosofica tradurrebbe nel corso di un'esperienza di governo i dettami di quella teoria. Ma è credibile? Intanto dalle azioni della sua recente esperienza al governo emergono fatti che contrastano con quella teoria, ma il fatto più curioso è che egli fa parte del Bilderberg Group. Così come  è curioso che Monti oggi assoldi i pubblicitari americani che curarono la campagna elettorale di Obama; egli che non voleva fare il politico e non compare in nessuna lista elettorale. Ma il punto centrale è proprio ciò che ruota intorno al Bilderberg Group e il CFR (Council on Foreign Relations). A questi due superclub esclusivi sono iscritti molti uomini politici -italiani ed europei tra gli altri-, il gotha della finanza e dell'industria, del pensiero economico, giornalisti e tutti coloro che in qualche modo possono tirare acqua al mulino del circolo che non è formato da dame di san Vincenzo. Un circolo che decide le sorti del mondo, della sua economia, della sua politica, delle masse di uomini e donne. Un pensatoio, insomma, che propugna un governo mondiale e influenza anche la cultura scolastica e universitaria. Che mette a punto strategie globali attuate finanche dalla Casa Bianca. E' l'ordine mondiale? Sì, forse lo è, oppure vi è molto vicino.

E Mario Monti,  dopo aver esperito una sorta di prova generale di grossa coalizione, un parlamento indifferenziato prono alla volontà dei tecnici, oggi, motu proprio o altrui vuol riprovare a governare con lo stesso stile e le stesse finalità ma con la parvenza di un voto popolare. L'idea è geniale ma qual' è il suo obbiettivo? A cosa è dovuto il suo contraddire continuamente, quasi a sconfessare sé stesso per quanto ha fatto nella sua esperienza del governo tecnico? Cosa c'è realmente nella sua Agenda, che non è sicuramente quella pubblicata sul suo sito, troppo generica e banale per essere vera. E se il suo obbiettivo è di far passare scelte -anche se impopolari- sotto il falso nome di "economia sociale di mercato", vediamo cos'è questa economia sociale di mercato.

Intanto c'è in ballo la "democrazia", quella vera, perché esiste una contraddizione che s'è fatta più aspra tra "democrazia politica" e "capitalismo di mercato". In realtà la parvenza democratica ed etica dell'economia sociale di mercato richiamata oggi non corrisponde più a quella dell'epoca dei fondatori -i liberali cristiani di Friburgo- coagulati intorno alla rivista "Ordo", nel 1940. Questa teoria, finita la seconda guerra mondiale portò sicuramente benefici che si concretizzarono in un'industrializzazione guidata, al differimento del profitto, a processi di istruzione e formazione in grado di ridurre le differenze di classe, a un efficiente sistema di tutela sociale e alla formazione di un'estesa borghesia europea (E.Berselli), andò a infrangersi proprio sul tumultuoso miracolo economico che  suscitò, anche in Italia.
Gli assunti teorici dell'economia sociale di mercato allora costarono troppo all'industria e alla finanza in termini di perdita di potere e di profitto, tanto da indurli a organizzarsi per andare al contrattacco. Andare, tramite circoli e laboratori di pensiero,  a riconquistare il terreno perduto. Il Council on Foreign Relations, fondato da esponenti della lobby bancaria nel 1921  e il gruppo Bilderberg che tenne la prima riunione nel 1954. Diciamo che questo gruppo e i suoi gruppi paralleli, tra i quali il CFR, la Trilateral Commission (fondata da David Rockefeller e da Brzezinski), il Royal Institute of International Affairs (RIIA) costituiscono un vero proprio gruppo di potere transnazionale che nella prima fase si è preoccupato di trasformare l'economia-mondo attraverso il liberalismo e il neoliberismo sfrenato tramite il lobbyng, ma che ora è passato a una seconda fase decidendo di insediarsi direttamente al potere, occupando le stanze del potere politico. Nel  libro di Daniel Estulin, The true story of the Bilderberg group leggiamo che: "Le idee e la linea politica che vengono fuori dagli incontri annuali del gruppo Bilderberg sono poi usate per creare le notizie di cui si occuperanno le maggiori riviste e i gruppi editoriali del mondo. Lo scopo è quello di dare alle opinioni prevalenti dei Bilderbergers una certa attrattiva per poterle poi trasformare in politiche attuabili, e di far pressione sui capi di stato mondiali per sottometterli alle 'esigenze dei padroni del mondo'. La cosiddetta 'stampa libera mondiale' è alla completa mercé del gruppo e dissemina propaganda da esso concordata".
In sostanza i tre capisaldi per l'azione del gruppo sono la democrazia, la libertà e le sovranità nazionali, fattori da governare in funzione di un "nuovo"ordine economico  progettato a cavallo degli anni cinquanta-sessanta che prevede de-industrializzazione, de-localizzazione, utilizzo di manodopera e lavoro a poco prezzo, progressiva precarizzazione del lavoro, riduzione del welfare e delle tutele e fatto di non poco conto, smembramento dei sistemi scolastici per de-specializzare i giovani e renderli più pronti a soggiacere al nuovo imperativo  lavoro precario-bassi salari-poche tutele.
Come mostra oggi l'andamento delle politiche europee non c'è più armonia tra interesse privato e benessere pubblico, né bilanciamento di equilibri esterni e politica sociale da parte degli stati, e questo mostra non solo il fallimento dell'economia sociale di mercato ma la sua trasformazione con nuovi assunti teorici di cui nell'ultimo anno abbiamo tastato con mano e sentito sulla pelle la durezza: la forte pressione fiscale, la legge Fornero e l'assunzione in Costituzione del Fiscal Compact.

Quindi Monti, come dice lui "salendo in politica", ha l'obbligo di dichiarare qual è il suo soziale Marktwirtschaft, senza fare riferimento alla sua Agenda che è un vuoto contenitore di propositi.
Come scrive Wolfgang Streeck nel
suo articolo "Il mondo governato dai mercati" (in Aspenia, n.56 2012):  "Oggi i mercati stanno dettando a Stati sovrani e democratici, o presunti tali, ciò che possono o non possono fare per i loro cittadini…Dalla fine degli anni Sessanta a oggi sono state adottate tre soluzioni per superare la contraddizione tra democrazia politica e capitalismo di mercato: prima l'inflazione, poi il debito pubblico e infine il debito privato. A ognuna di quelle soluzioni corrisponde una particolare configurazione dei rapporti tra poteri economici, mondo politico e forze sociali; e ciascuna è stata travolta dalla crisi. La tempesta finanziaria del 2008 ha segnato la fine del terzo tentativo e il probabile avvento di un nuovo ordine la cui natura è ancora incerta".

Siamo sicuri che la natura di questo nuovo ordine sia incerta? Bè è stupefacente la chiusura dell'articolo di Streeck: "Ripercorrendo l'evoluzione delle crisi dagli anni Settanta a oggi, oggi si intravede la concreta possibilità che sia trovata una nuova, anche se temporanea, soluzione al conflitto sociale in seno al capitalismo avanzato. Una soluzione che, stavolta, andrà interamente a favore delle classi abbienti, ormai saldamente trincerate in una roccaforte politicamente inattaccabile: l' industria della finanza internazionale". E' questo che bisogna chiedere a Monti: chiarire i principi ispiratori della sua tecnocrazia riformista e i nuovi assunti teorici dell'economia sociale di mercato cui fa riferimento. Chiarire se ha a cuore il capitalismo di mercato o la democrazia. Secondo me in una nuova economia sociale di mercato c'è da ricercare un equilibrio tra populismo e tecnocrazia, prima di tutto abbandonando la socializzazione delle perdite e l'espansione fiscale,   liberando il lavoro dalle leggi della precarizzazione e dal giogo fiscale, rifondando lo Stato sulla giustizia distributiva e sulla giustizia sociale. Purtroppo l'economia sociale di mercato alla quale si ispira Monti non è più in grado di trovare un equilibrio fra i meccanismi di mercato e i diritti delle persone perché l'economia è governata dalle esigenze di accumulazione del capitale che gioca con i deficit di bilancio e gli spread a suo piacimento, e la politica è diventata sempre più appannaggio di una élite plutocratica che disconosce le esigenze delle persone e le necessità della giustizia distributiva bollandole come populismo. Il timore, più che fondato, è che sotto le mentite spoglie dell'economia sociale di mercato si celi il nuovo volto dell'illiberalismo.

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