Pd, Raciti ad Affaritaliani.it: con Bersani per depenalizzare le droghe

Lunedì, 10 agosto 2009 - 11:50:00


Di Francesco Cocco

Fausto Raciti
Fausto Raciti
Il big rutelliano Mosella ad Affaritaliani.it: "Il Pd rischia la divisione"
Un partito vero, strutturato: degli elettori ma anche degli iscritti. Un po' modello Lega. Che però crei una coalizione riformista e una cultura anti-liberista. E' questo il Pd che sogna Fausto Raciti, segretario dei Giovani Democratici (l'organizzazione giovanile del Pd) intervistato da Affaritaliani.it. Venticinque anni, ragusano, Raciti proviene dalla Sinistra Giovanile, che ha avuto in lui l'ultima guida. Voterà Bersani, non dà molto spazio a internet, dice sì alla depenalizzazione delle droghe leggere e all'abolizione degli ordini professionali. Boccia il “rinnovamento-spot”. E sull'ipotesi di unificare i patrimoni economici dei due vecchi partiti, difende il tesoriere dei Ds, Sposetti. E ricorda che non fu lui il solo a decidere la creazione delle fondazioni.

A ottobre si celebrerà il congresso del Partito Democratico. A sfogliare i programmi dei tre candidati, non c'è molto che riguardi i giovani...
"I riferimenti sono abbastanza vaghi, anche se nella mozione Bersani c'è qualcosa in più sulle organizzazioni giovanili. Detto questo, la scelta congressuale non si fa contando quante volte compare in ciascuna mozione la parola "giovani". Cos'è questo benedetto Pd? In che modo i candidati lo interpretano? Finora, i cosiddetti giovani sono stati più strumento che soggetto del dibattito. Vedi i tanti casi di rinnovamento-spot emersi negli ultimi mesi".

A chi ti riferisci?
"A nessuno in particolare. Vedo la tendenza ad un rinnovamento più in chiave simbolica che come processo "largo". Ma è un problema che è iniziato quando furono stilate le liste per le elezioni alla Camera".

E' vero che anche nei Giovani Democratici vi siete fermati alla distinzione correntizia fra ex-Sinistra Giovanile e ex-Giovani Margherita? In alcune realtà è abbastanza evidente...
"No, è un po' una forzatura. Sono ragazzi che vengono da percorsi diversi. La situazione è un po' più complessa".

Poche settimane fa, il segretario Dario Franceschini ha proposto l'unificazione dei patrimoni economici dei Ds e della Magherita. Idea cui si sono associati ai microfoni di Affari Italiani il tesoriere del nuovo partito, Mauro Agostini, e due esponenti di spicco come il rutelliano Donato Mosella e Michele Meta, coordinatore della mozione Marino. Tu che ne pensi?
"In realtà, non mi è sembrata la richiesta di unificare i patrimoni ma, molto spesso, un'aggressione contro Ugo Sposetti (tesoriere dei Ds, ndr). E mi è dispiaciuto molto. Questo tema non va affrontato solo rivolgendosi agli ex Ds, ma a tutti. Per quanto ne so io, i Ds e la Margherita riceveranno fino al 2011 i rimborsi elettorali relativi alle elezioni del 2006. E i Ds li utilizzano per tentare di ripianare i debiti".

I Ds hanno anche un patrimonio di 2.399 immobili.
"Sì. Ma sono immobili passati a fondazioni territoriali dei Ds e che sono già a disposizione del Pd. Che in quegli spazi ha posto le nuove sedi".

Quindi...?
"Da quando ci sono state le elezioni del 2008 e le Europee, il Pd riceve regolari rimborsi. E' un partito che ha avuto il privilegio di nascere con zero debiti. Se avesse ereditato il patrimonio dei Ds, sarebbe nato in perdita. In questa polemica vedo molti elementi di strumentalità nei confronti di Sposetti. La scelta di costituire le fondazioni dei Ds fu presa allora anche da Piero Fassino. Sposetti non decise da solo. Ci fu una deliberazione ufficiale della Direzione Nazionale dei Ds. Ero presente anch'io. E c'era il consenso esplicito di Fassino. Invito a un confronto interno un po' più attento. Non è che da una parte ci sono Sposetti e D'Alema, i Ds cattivi contrari al Pd, e dall'altra i buoni che sono a favore".

Al congresso appoggerai Bersani. La ragione che ti ha convinto?
"Al Pd serve una strategia con cui ambire a governare l'Italia. E non credo sia quella del bipartitismo. Il bilancio degli ultimi mesi è fortemente negativo dal punto di vista elettorale e della costruzione del partito. Con Bersani il Pd può tornare alla sua missione originaria: motore trainante di una coalizione più vasta, riformista. L'idea non era quella di creare un partito post-ideologico, ma una cultura politica nuova, anti-liberista, diversa cioè dal liberismo perdente che anche il Pd, per un po', è sembrato propugnare. Se vogliamo cambiare gli assetti sociali del Paese, il Bersani delle liberalizzazioni mi sembra uno dei pochi nostri politici convincenti".

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