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Politica

E' un 'uno-due' pugilistico quello che arriva dal Pd sul ministro Cancellieri: prima Pippo Civati annuncia una mozione di sfiducia individuale, poi e' Matteo Renzi a suggerire alla Guardasigilli: "Si dimetta prima della mozione di sfiducia". Martedi' e' attesa la riunione del gruppo dei democratici alla Camera e in quell'occasione si decidera' la linea da seguire. Su questo punto il sindaco di Firenze ha tenuto a precisare che, malgrado lui sia favorevole alle dimissioni, si adeguera' a quando verra' deciso. E in questo ha marcato la "differenza con Civati", oggetto degli strali del vice ministro Stefano Fassina: "L'idea di un partito in cui uno si sveglia e presenta una mozione di sfiducia individuale contro il ministro del governo che sostieni e' inaccettabile. Non sfugge pero' a Fassina che il rapporto tra lo stesso ministro e "parte della maggioranza si e' incrinato". Alla fine anche il vice a via Venti settembre invita il ministro Cancellieri a "una attenta valutazione".

Dalle parti di palazzo Chigi si segue la situazione con attenzione ma il clima "non e' da allarme rosso" e si attendono i prossimi eventuali passi della Procura di Torino. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, sottolinea che al netto di fatti di rilevanza penale, votare contro la mozione di sfiducia individuale e' un atto dovuto.

Al Nazareno ogni giudizio e' sospeso in attesa dell'assemblea di martedi' a Montecitorio. "Discuteremo e assumeremo una decisione comune", sottolinea il responsabile Giustizia del Pd Danilo Leva: "Discuteremo li', facendo tutte le valutazioni del caso e assumeremo tutte le decisioni. Vedremo nelle prossime ore l'evolversi, ma da subito dico che non procederemo in ordine sparso. Spero", aggiunge, "che questa vicenda cosi' delicata non venga piegata a logiche congressuali".

Nessuno sembra credere a uno 'sgambetto' da parte dei renziani. Il sindaco di Firenze non ha alcuna voglia di ingaggiare battaglia sul caso Cancellieri, sottolineano fonti parlamentari: ha tutto l'interesse a fare il pieno di casi di adeguamento alla linea del partito contro la sua volonta' cosi' da poter reclamare lo stesso trattamento una volta diventato segretario.

Tra gli ex popolari fanno anche notare che "con la rottura nel Pdl e in scelta Civica", che ha puntellato ulteriormente il governo, sarebbe "da pazzi" se i renziani si incaponissero sul caso Cancellieri. La vicenda di Angelino Alfano, fanno notare ancora, a suo tempo e' stata peggiore mentre per Josefa Idem "ha pesato il fatto che era a capo di un dicastero poco influente e che non era difesa: un vaso di coccio".

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