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Politica

di Adriana Santacroce

Prima o poi qualcuno doveva dirlo. Su 800 mld di spesa pubblica 270 sono solo di pensioni. Ovvio che da qui si potrebbe risparmiare un bel po'. La Corte Costituzionale ha già bocciato una volta il prelievo sulle cosiddette pensioni d'oro. Per questo la strada che ha di fronte il governo per rastrellare soldi da lì sembra in salita. Ma quello che fa discutere oggi è la proposta di Renzi di toccare anche le pensioni d'argento e quelle di reversibilità. Le prime, quelle superiori ai 3.500 € al mese, gravano per oltre 50 mld mentre quelle di reversibilità per 32. Un tesoretto.

La proposta, se da una parte è stata distorta da alcuni quotidiani, dall'altra apre una discussione su quello che è sempre stato un tabù. Renzi vuole abolire le pensioni di reversibilità, e affamare i poveri pensionati, ha urlato qualcuno in questi giorni. E ci sono cascata pure io. Abolirle no, precisa il sindaco, ci mancherebbe. Ma rivedere qualcosa sì. Yoram Gutgeld, il consigliere economico di Renzi e deputato Pd, ce lo spiega bene. Su quei 270 mld ce ne sono 60 che non derivano da contributi versati. Ragionevole quindi pensare a un prelievo su quella parte che lo stato "regala" ai pensionati. Tutto questo, senza stravolgere l'impianto dell'assegno. Bene. Questo vuol dire, a esempio, che un pensionato che prende attualmente 2.000 € netti potrebbe anche rinunciarne a 50, chi ne prende 2.500 a 100 e così via, in modo progressivo. Senza contare che, prosegue Gutgled, in Italia le pensioni di reversibilità sono largamente privilegiate: sono complessivamente più alte che altrove, non hanno limiti massimi e sono cumulabili ad altre pensioni. Bene, è tutto condivisibile. Ma vanno fatte alcune considerazioni.

Primo. Una persona anziana, una vedova o un pensionato non sempre vive serena e assistita dai nipoti, come la nonna di Renzi. Ci sono anziani che spesso devono pagare l'affitto, le cure mediche, spesso la badante. E anche chi guadagna 2.000 € arriva a fine mese con sacrifici e rinunce. Un partito di sinistra non può non tenere conto di questo. Non sarebbe giustificato spostare l'assistenza dai giovani agli anziani. Se è incivile che un nonno paghi le spese per un nipote lo sarebbe altrettanto al contrario. Il nipote che paga per il nonno. La solidarietà verso i più deboli è un principio imprescindibile. E per questo un eventuale prelievo alle persone anziane, deboli di fatto, va modulato con cura. E, come ci assicura Gutgeld, va inserito in un progetto integrato dove, ad esempio, lo stato sociale e le tariffe dei principali servizi non siano penalizzanti.

Secondo. Lo stop della Corte Costituzionale non è dettato solo da una formalità fastidiosa ma da motivazioni ragionevolmente fondate. Perché toccare solo i pensionati e non gli altri stipendi d'oro? Perché un anziano che prende 3.000€ lordi deve chiedere aiuto ai figli (quando ce li ha) e un viceministro deve prendere lo stipendio di quando faceva un altro lavoro? Sto parlando, ad esempio, del caso di Catricalà e Patroni Griffi, raccontato da Federico Rubini su Repubblica. Pur essendo viceministro e sottosegretario, e in quanto tali dovrebbero essere pagati 63.000 € l'anno, i due percepiscono lo stipendio da presidente di sezione del Consiglio di Stato, funzione per la quale sono in aspettativa. Ovvero 243.900€ !!! Certo, ci sono leggi precise che lo permettono ma se dobbiamo toccare i diritti acquisiti cominciamo da loro, no? Che esempio può dare un Governo con, ancora, tanti privilegi così evidenti? Oppure andiamo dai dirigenti della Regione Lombardia che guadagnano cifre tra i 270.000 e i 200.000 € l'anno e che nel 2013 hanno ricevuto un aumento intorno ai 20.000€. Tutto questo mentre i dipendenti, che ne guadagnano in media 30.000, hanno lo stipendio bloccato dal 2009. Ingiustizie che fanno male, ancora di più quando chi eroga il denaro è il pubblico.

In ultima analisi, quindi, è giusto rompere il tabù delle pensioni. È ragionevole riequilibrare, anche solo in parte, le pensioni percepite con i contributi realmente versati ma ci vuole cautela e giustizia sociale. Andiamo a prendere i soldi prima dove ce ne sono tanti e alle persone che sono già tutelate. E poi anche i più deboli saranno più contenti di contribuire. E un consiglio al sindaco: questo è un Paese dove sono in tanti a gridare allo scandalo e a trasformare una frase neutra in una colpa grave. Spieghi bene sempre le sue parole, soprattutto le proposte economiche. C'è bisogno di idee chiare, efficaci ed eque. È bravissimo a comunicare Renzi. Ho sempre detto che la suggestione è stata il punto di forza, ora tocca ai contenuti.

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renzi pensioni stipendi
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