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Politica
Legge elettorale/ Ipotesi dimissioni di Renzi: tutta la verità


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Prima di partire per gli Stati Uniti il presidente del Consiglio ha riunito i suoi più stretti collaboratori e ha dato un ordine ben preciso: non cedere di un millimetro sulla legge elettorale. "Avanti tutta, anche a costo di mettere la fiducia", ha sentenziato Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico ci ha messo la faccia, si è speso in prima persona e vuole portare a casa prima delle elezioni regionali del 31 maggio l'ok definitivo all'Italicum. Non ci sono subordinate.

Il voto finale, sul quale come detto quasi certamente verrà posta la fiducia, non preoccupa il premier. A far tremare i polsi a Renzi e al ministro Boschi è l'iter parlamentare e sono soprattutto quei 40 voti segreti su alcuni dei numeri emendamenti che verranno presentati. I temi più a rischio sono le preferenze e quindi i capilista bloccati e le soglie, sia quelle di sbarramento sia quella oltre la quale un partito vince al primo turno. Se anche un solo emendamento dovesse passare la legge dovrebbe tornare a Palazzo Madama per un'altra lettura sconfessando così tutta la strategia del capo del governo.

E Renzi - assicurano i suoi - in questo caso andrebbe dritto al Quirinale a dimettersi, buttando fuori dal Pd le varie minoranze. L'impressione è quella che lo stesso premier voglia giocare fino in fondo e vedere cosa accade. Se vince va avanti a governare più forte di prima, se perde si torna al voto a ottobre (o con il Consultellum o con una nuova legge elettorale magari fatta da un governo del Presidente) nella speranza di avere questa volta una maggioranza coesa senza le spine nel fianco della sinistra dem. Sulla battaglia in Parlamento è guerra di cifre. I renziani sono sicuri che i duri e puri, quelli che non voterebbero la fiducia (guidati da Bersani e dalla Bindi), non sono più di dieci mentre quelli che potrebbero tentare qualche 'scherzetto' sugli emendamenti sono al massimo trenta. Se così fosse per il presidente del Consiglio non ci sarebbero grossi problemi.

Attenzione, però, perché i numeri della sinistra dem sono ben diversi. I pasdaran alla Civati sarebbero addirittura tra 20 e 25 deputati con un numero di 'ribelli' pronti a mettere a rischio la legislatura votando contro il governo su alcuni emendamenti che salirebbe fino a circa 80. In questo caso il rischio per Renzi e l'esecutivo sarebbe elevatissimo. Anche perché nell'Ncd, soprattutto i parlamentari che si riconoscono nell'ex capogruppo Nunzia De Girolamo e che sono critici verso l'appiattimento di Alfano sul Pd (circa una decina), potrebbero tentare una 'vendetta' nei confronti del ministro dell'Interno, reo di aver sostituito la De Girolamo con Maurizio Lupi e quindi mettere in seria difficoltà il governo e il premier. Tutto questo con la certezza e la garanzia che se fossero determinanti per una crisi potrebbero poi tornare in Parlamento candidandosi o con Forza Italia o addirittura con NoiConSalvini. Il mese di maggio si preannuncia molto, molto caldo. E sull'Italicum Montecitorio rischia di trasformarsi nel Vietnam...

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renzi numeri parlamento italicum dimissioni
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