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Al di la' della disponibilita' piu' volte offerta, e dell'accusa rivolta a Bersani (e' lui che ha paura e scappa), Silvio Berlusconi in realta' non e' che frema poi cosi' tanto dalla voglia di fare il confronto in tv. O meglio. Il Cavaliere, viene spiegato, metterebbe subito la firma per un faccia a faccia con Pierluigi Bersani, convinto di 'stravincere' sul segretario del Pd. In realta', fonti pidielline riferiscono che Berlusconi, dopo la proposta di Bersani di un confronto a sei, abbia tirato il freno a mano essenzialmente per due motivi: il timore dell'effetto Ingroia e la volonta' di non legittimare Monti: deve essere chiaro agli elettori che il Professore e' solo una comparsa in questa sfida elettorale, e' la riflessione fatta a caldo. L'ex premier ha piu' volte confidato ai suoi che in un duello televisivo con il leader della coalizione di centrosinistra lui avrebbe sicuramente la meglio, e farebbe recuperare i punti di distacco che distanziano il Pdl dal Pd. Non solo: uno 'scontro' a due renderebbe evidente agli italiani che la vera sfida e' tra Pd e Pdl, proprio come nel '94. Il Cavaliere, spiegano le stesse fonti, nelle ultime settimane avrebbe piu' volte ricordato il famoso confronto televisivo, condotto da Enrico Mentana, con l'allora segretario del Pds, Achille Occhetto: Berlusconi vorrebbe bissare quell'esperienza nel 2013 con Bersani: in quell'occasione, e' il ragionamento, Occhetto apparve come un vecchio burocrate di partito, un politicante di mestiere e oggi lo stesso effetto lo produrrebbe il segretario del Pd. Per questo, ai suoi uomini in Vigilanza Rai e a quelli che hanno in mano l'agenda degli appuntamenti televisivi con il compito di 'trattare' per le ospitate, l'ex premier ha piu' volte ribadito di accettare un confronto a due con Bersani, temporeggiare sul confronto a tre, allargato a Mario Monti, e rifiutare una 'ammucchiata' con tutti i candidati. Non servirebbe a nulla, e' la convinzione del Cavaliere, creerebbe solo confusione. A convincere il Cavaliere a non prestarsi a un confronto 'ammucchiata' in tv ha contribuito anche un altro fattore: il cosiddetto 'effetto Ingroia'. L'ex premier si e' piu' volte scagliato contro l'ex pm, accusandolo di aver utilizzato la magistratura come trampolino di lancio per la politica. Inoltre, Ingroia - agli occhi di Berlusconi - rappresenta in pieno i 'mali' della giustizia italiana, con i pubblici ministeri che usano il diritto per colpire gli avversari politici della sinistra. Mai e poi mai, sottolineano fonti del Pdl, Berlusconi accetterebbe di 'prestarsi' a un confronto con il fondatore di Rivoluzione civile, legittimandolo a ruolo di leader politico al suo pari (discorso che vale anche per Oscar Giannino), e prestando il fianco a una sorta di 'requisitoria' che - nel Pdl non hanno dubbi - l'ex pm condurrebbe sul fronte dei processi a carico del Cavaliere. Stesso canovaccio, anche se con motivazioni diverse, per Monti. Il Cavaliere, pur ribadendo in ogni occasione che l'avversario da battere alle urne e' Bersani, non ha mai risparmiato affondi nei confronti del Professore, evidenziandone il ruolo da 'comparsa', "un piccolo politicante", definendo "centrino" la sua coalizione. 

L'ex premier ha piu' volte confidato ai suoi che in un duello televisivo con il leader della coalizione di centrosinistra lui avrebbe sicuramente la meglio, e farebbe recuperare i punti di distacco che distanziano il Pdl dal Pd. Non solo: uno 'scontro' a due renderebbe evidente agli italiani che la vera sfida e' tra Pd e Pdl, proprio come nel '94. Il Cavaliere, spiegano le stesse fonti, nelle ultime settimane avrebbe piu' volte ricordato il famoso confronto televisivo, condotto da Enrico Mentana, con l'allora segretario del Pds, Achille Occhetto: Berlusconi vorrebbe bissare quell'esperienza nel 2013 con Bersani: in quell'occasione, e' il ragionamento, Occhetto apparve come un vecchio burocrate di partito, un politicante di mestiere e oggi lo stesso effetto lo produrrebbe il segretario del Pd. Per questo, ai suoi uomini in Vigilanza Rai e a quelli che hanno in mano l'agenda degli appuntamenti televisivi con il compito di 'trattare' per le ospitate, l'ex premier ha piu' volte ribadito di accettare un confronto a due con Bersani, temporeggiare sul confronto a tre, allargato a Mario Monti, e rifiutare una 'ammucchiata' con tutti i candidati. Non servirebbe a nulla, e' la convinzione del Cavaliere, creerebbe solo confusione. A convincere il Cavaliere a non prestarsi a un confronto 'ammucchiata' in tv ha contribuito anche un altro fattore: il cosiddetto 'effetto Ingroia'. L'ex premier si e' piu' volte scagliato contro l'ex pm, accusandolo di aver utilizzato la magistratura come trampolino di lancio per la politica. Inoltre, Ingroia - agli occhi di Berlusconi - rappresenta in pieno i 'mali' della giustizia italiana, con i pubblici ministeri che usano il diritto per colpire gli avversari politici della sinistra. Mai e poi mai, sottolineano fonti del Pdl, Berlusconi accetterebbe di 'prestarsi' a un confronto con il fondatore di Rivoluzione civile, legittimandolo a ruolo di leader politico al suo pari (discorso che vale anche per Oscar Giannino), e prestando il fianco a una sorta di 'requisitoria' che - nel Pdl non hanno dubbi - l'ex pm condurrebbe sul fronte dei processi a carico del Cavaliere. Stesso canovaccio, anche se con motivazioni diverse, per Monti. Il Cavaliere, pur ribadendo in ogni occasione che l'avversario da battere alle urne e' Bersani, non ha mai risparmiato affondi nei confronti del Professore, evidenziandone il ruolo da 'comparsa', "un piccolo politicante", definendo "centrino" la sua coalizione. Accettare, dunque, di fare un confronto tv con il Professore equivarrebbe a elevarlo, e' la convinzione del Cavaliere, al ruolo di coprotagonista della campagna elettorale, un vero avversario al pari di Bersani. Quanto a Grillo - ammesso che accetterebbe la sfida in tv - le 'resistenze' sarebbero dettate dal timore che il comico genovese 'ruberebbe' a Berlusconi argomenti cavalcati dallo stesso ex premier: antipolitica, no ai diktat dell'europa, elettori delusi.

Non e' da sottovalutare poi, viene sottolineato, il fatto che mentre Bersani e Monti, cosi' come Ingroia e Giannino, sarebbero presentati - e parlerebbero - in qualita' di candidati premier, lui non potrebbe fare altrettanto, essendo il capo della coalizione. Da qui la frenata sul confronto a sei, e la strategia della controffensiva: e' Bersani che ha paura e si tira indietro. Del resto, Berlusconi solo una volta, nell'ultimo mese, ha parlato espressamente di confronto con tutti i candidati: l'11 gennaio scorso, ospite di Telecamere, il cavaliere disse infatti: "Perche' il confronto solo con Bersani e Monti? Siamo tutti alla pari, c'e' la legge sulla par condicio fatta dalla sinistra". Nella maggioranza delle altre occasioni in cui gli e' stata rivolta la domanda, l'ex premier ha invece fatto riferimento a un confronto a due con Bersani (3 gennaio: "Sono prontissimo" a fare il confronto in tv "anche se riconosco che Bersani con Renzi ha avuto un buon allenamento"; 12 gennaio: "il nostro avversario da battere e' il segretario del Pd. Sarei felice di confrontarmi con Bersani"), dicendosi comunque disponibile ad "accettare il confronto tv con gli altri due candidati" (2 gennaio) e aprendo infine all'ipotesi che possa essere Angelino Alfano a 'sfidare' gli altri candidati: "Non e' detto che non sia Alfano a fare il faccia a faccia" con gli altri candidati premier (15 gennaio), aggiungendo subito dopo: tuttavia "io ritengo che, sulla base della legge elettorale, i confronti si debbano fare tra capi di coalizione".

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