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Politica
Salvini candidato premier con l'ok di Berlusconi. Il patto segreto


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Matteo Salvini è troppo abile. E' troppo furbo. Conosce troppo bene il popolo leghista e i duri e puri. Perché lui stesso è stato e per certi versi è ancora un duro e puro. Se ha accettato l'accordo con Silvio Berlusconi, sacrificando Edoardo Rixi in Liguria per far posto a Giovanni Toti, una ragione ci deve essere. E non è soltanto Luca Zaia. Non è soltanto la corsa per il Governatore Veneto, seppur importantissima per il Carroccio. C'è dell'altro. Il segretario federale della Lega Nord, prima di accettare l'intesa messa a punto da Giancarlo Giorgetti per la Lega e da Deborah Bergamini per Forza Italia, che prevede anche l'assenza di NoiConSalvini in Campania (ma ci sarà in Puglia), ha chiesto e ottenuto dall'ex Cavaliere la garanzia che quando ci saranno le elezioni politiche sarà lui a guidare il Centrodestra e a sfidare Matteo Renzi. Ecco perché Salvini ha ingoiato il boccone amaro della sostituzione del fedelissimo Rixi, suscitando l'ira di alcuni leghisti sui social network e non solo.

Il leader del Carroccio, consigliato dall'esperto Giorgetti, ha osservato bene l'esito delle recenti elezioni amministrative in Francia e ha visto che Marine Le Pen, nonostante sia intorno al 30% nei sondaggi per le Presidenziali, non è riuscita ad essere l'alternativa alla sinistra socialista di Hollande. La lezione è chiara: per battere il Pd e Renzi non basta la destra. Non basta l'accordo con Giorgia Meloni e magari con Raffaele Fitto. Serve qualcos'altro. Servono anche quegli elettori moderati che non amano il Pd ma che non voterebbero mai il Carroccio. Salvini ha fatto quindi una scelta strategica e di lungo periodo. Una scelta sofferta e che certamente gli costa molti mal di pancia, suoi e dei suoi collaboratori. Ma alla fine in politica vince chi sa guardare oltre il momento contingente e chi sa porre le basi per il futuro.

In pratica, il patto Salvini-Berlusconi passa certamente dall'intesa per le Regionali, con la certezza di vincere in Veneto e con la speranza di strappare almeno un'altra Regione al Pd, ma va ben oltre il 31 maggio 2015. Se la legislatura dovesse continuare come promette e assicura il premier, Salvini quasi certamente sarà il candidato sindaco di Milano l'anno prossimo, ovviamente passando per le primarie come ha detto anche ad Affaritaliani.it in occasione della festa per il suo 42esimo compleanno. E, in caso di vittoria, dalla poltrona di Palazzo Marino porrà le basi per la costruzione di un nuovo Centrodestra in grado di competere con Renzi tra tre anni. Se invece il governo dovesse implodere, o per le tensioni con l'Ncd e i centristi o per le spaccature nel Pd, e le elezioni politiche fossero nel 2016, allora il leader leghista metterebbe da parte il Comune di Milano e, d'accordo con Berlusconi (per il quale è pronto il ruolo di padre nobile del Centrodestra insieme a Umberto Bossi), parteciperà da favorito alle primarie per la leadership della coalizione per poi sfidare Renzi nelle urne per la guida del Paese.

Un progetto ambizioso e di ampio respiro. Un progetto che trova però conferme autorevoli nelle parole del sondaggista Alessandro Amadori, che ad Affaritaliani.it afferma: "Magari questa scelta di Salvini sulle Regionali potrà penalizzare la Lega nel breve periodo e in Liguria potrebbe anche perdere un terzo dei voti rispetto a quelli che avrebbe preso con Rixi candidato. Ma nel lungo periodo è una decisione sicuramente vincente. La Francia lo dimostra. La destra da sola non può vincere. Per battere Renzi serve un'alleanza più ampia con i moderati. Certamente Berlusconi ha bisogno di Salvini, ma è vero anche il contrario". La storia non è ancora stata scritta e molta acqua dovrà passare sotto i ponti, ma se davvero le cose andassero così la mossa sofferta del segretario leghista assumerebbe un senso e una spiegazione che va ben al di là del successo di Zaia o dell'eventuale exploit in Liguria (se ci fosse stato Rixi). Un Salvini lungimirante, dunque, e ben ispirato dal paludato Giorgetti.

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salvini berlusconi patto premier
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