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Politica

La nomina è importante, il nominato ancora di più. Monsignor Michele Pennisi, classe 1946 da Licodia Eubea (CT) e Vescovo di Piazza Armerina del 2002, lascia questa cattedra per passare alla Diocesi di Monreale. Succede al vescovo Giuseppe Di Cristina, che ha presentato le dimissioni per limiti d'età che i vescovi devono siglare obbligatoriamente al compimento dei 75 anni (poi dopo il Papa decide se accettarle o concedere una proroga). Il “vescovo antimafia”, che nega i funerali ai mafiosi e lotta contro il pizzo in prima persona (per questi motivi e per la sua attività è stato minacciato di morte da Cosa Nostra), lascia quindi il cuore della Sicilia per approdare a un passo da Palermo. Sacerdote dal 1972, viene eletto a Piazza Armerina nell'aprile 2002 e viene consacrato Vescovo il 3 luglio dello stesso anno. È presidente dell’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (ABEI) e in CEI è membro della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università. Per la Conferenza Episcopale Siciliana è invece vescovo delegato per la Dottrina della Fede e la Catechesi. È infine membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

IDEE CHIARE CONTRO LA MAFIA- Pennisi ha le idee chiare sulla mafia. Ecco che cosa scrive nel 2009 a Luigi Accattoli, il decano dei vaticanisti italiani (www.luigiaccattoli.it): “Per i mafiosi è più importante apparire religiosi che esserlo veramente. Io a Gela sono stato insultato e minacciato per aver proibito, d’accordo con le autorità civili, il funerale solenne di un capomafia, che rischiava di trasformarsi in una legittimazione sociale del suo comportamento oggettivamente peccaminoso”. Non solo: “Bisogna analizzare criticamente il fatto che, spesso, vari mafiosi si ritengono membri della Chiesa a pieno titolo, nient’affatto fuori della sua comunione, e danno per scontato nonostante la loro appartenenza a quella “struttura di peccato” che è la cosca mafiosa”. E ancora: “L’atteggiamento pastorale verso i mafiosi va accompagnato dalla esigenza di prevenire i fenomeni criminosi ed aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove.
Michele Pennisi vescovo di Piazza Armerina”. Ha promosso, in particolare, la concessione a scopo sociale dei beni confiscati ai mafiosi ed ha conosciuto, come ricordava a “Tempi” nel giugno 2012, Padre Pino Puglisi, il parroco ucciso da Cosa Nostra nel 1993 per il quale è in corso la causa di beatificazione.

ADESSO TOCCA A PALERMO- E mentre monsignor Pennisi saluta l'interno della Sicilia per raggiungere Monreale (per Piazza Armerina c'è chi parla di monsignor Antonio Staglianò, attuale vescovo di Noto), c'è un'altra sede sicula che nel corso di questo mese giungerà a scadenza. È quella – cardinalizia – di Palermo, guidata dall'Arcivescovo Paolo Romeo. Sua Eminenza compirà 75 anni il 20 febbraio e dovrà presentare a Benedetto XVI le dimissioni. Difficile che Pennisi possa passare fulmineamente da Monreale a Palermo (e del resto non è nello stile di questo Pontefice dare via libera a carriere a passo spedito); per il capoluogo siciliano Oltretevere c'è chi potrebbe vedere bene la nomina di una personalità di rilievo: monsignor Mariano Crociata, attuale numero due della CEI (ne è il segretario), il cui servizio per i vescovi italiani (e le posizioni equilibrate a favore della formazione di giovani cattolici da avviare alla vita politica) potrebbe far pendere la bilancia in suo favore.

Antonino D'Anna

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