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Politica

Di Gianni Pardo

Nella strategia c'è un principio generale: bisogna considerare anche le ipotesi peggiori, se si vuole essere pronti a farvi fronte. Una notevole vittoria del Movimento 5 Stelle forse non sarebbe "il peggio", ma sarebbe certo un elemento che turba le attuali previsioni e gli attuali piani di governo. Per questo va attentamente considerata. Che questa vittoria sia possibile lo dimostrano i sondaggi secondo i quali esiste ancora un notevole margine di indecisi. Inoltre il numero dei simpatizzanti è reso più incerto dal fatto che non tutti sono orgogliosi di confessare il loro favore per l'M5S: il "grillino" appare protestatario e un po' irragionevole. Curiosamente, la tendenza a tacere questa intenzione di voto nasce da un motivo simmetrico a quello che, tanti anni fa, spingeva a non confessare la propria simpatia per la Dc. Allora la molla del silenzio era la paura di apparire conservatori, ora è la paura di apparire scervellati e irragionevoli. E il risultato potrebbe essere lo stesso. La Dc era disprezzata in tutti i salotti intelligenti e poi trionfava nelle urne. Ma il partito di Grillo ha delle tare che un giorno potrebbe pagare care, soprattutto in caso di successo. Per cominciare non ha un vero programma.

Non che gli manchi un foglio con una decina o più di cose da promettere, quella è la parte facile. Tanto, se poi non si realizza, si darà la colpa agli altri. Qui si parla invece di un'ideologia di fondo, semplice e suggestiva; un progetto che il popolo possa percepire e riassumere chiaramente. Per il Partito Comunista questa idea fu per anni la rivoluzione, col proletariato al potere e la messa in comune dei mezzi di produzione. Per la Democrazia Cristiana i valori religiosi e, in secondo piano, liberali. Per Berlusconi è stata (ed è) il liberismo economico, con l'abbassamento delle tasse e l'ostilità viscerale alla sinistra. Nulla di tutto ciò per il Movimento di Beppe Grillo. Molti non saprebbero nemmeno dire se è di destra o di sinistra. Il suo programma, quello che percepisce il popolo che non ha il tempo di leggere gli articoli di fondo, sembra essere soltanto: "Vaffanculo" (sic). Ed è un po' poco. Perché tradotto in lingua italiana significa "Distruggiamo l'esistente", senza dire con che cosa lo si vuole sostituire. I dotti, seguendo Bacone, parlerebbero di pars destruens e di pars construens: e qui è la parte della ricostruzione, che manca. Se tutto questo è vero, possiamo, proseguendo col latino, parlare di horror vacui: la natura ha orrore del vuoto e dunque lo riempie. I deputati e i senatori di Grillo, una volta seduti in quelle auguste aule, non potranno limitarsi a ripetere "Vaffanculo". In occasione del voto è previsto solo il sì, il no e l'astensione. L'insulto non è incluso nelle opzioni. Addirittura, in Senato l'astensione vale come voto negativo.

E perfino l'assenza ha un valore politico, dal momento che a volte può addirittura non permettere il voto, per mancanza del numero legale. E allora come voteranno, questi parlamentari privi di un'ossatura ideologica? Per decenni, l'obbedienza canina dei parlamentari del fu Partito Comunista Italiano non si spiegò con la loro mancanza di dignità, ma col fatto che il loro ideale rivoluzionario era così cogente, che essi dovevano fidarsi dei capi. Non diversamente da come un soldato deve obbedire agli ufficiali e non mettersi a discutere di tattica. Purtroppo, nel M5S tutti sono stati allevati nell'idea che i partiti siano un male e la disciplina parlamentare un attentato alla libertà dei singoli. Dunque, non appena un provvedimento proposto piacerà solo a metà di loro, ci sarà il rischio che metà voti a favore e metà contro. Magari accusando il guru di riferimento di avere tentato vergognosamente di coartare la loro indipendenza, avendo cercato di imporre di votare come voleva lui. Questo comportamento potrebbe da prima comportare un'aleatorietà dei risultati parlamentari, ma presto - natura abhorret a vacuo - i parlamentari finirebbero col cedere alle simpatie nei confronti dei partiti con i quali più spesso si sono sentiti in sintonia. Arrivando a discutibili transumanze e quasi alla costituzione di sezioni esterne ed autonome di altri partiti. È la sorte normale di una formazione che nessun collante serio tiene insieme. Tutti conti senza l'oste, si dirà. Naturalmente. Bisogna aspettare il risultato delle elezioni, per vedere come andranno veramente le cose. Ma se andassero come si è appena descritto, quanto meno si avrebbe il vantaggio di non esserne stupiti.

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