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Politica
TLC, Capitanio (Lega): “Siamo in guerra, ma senza generali”



Guerra, battaglia. Sono questi i termini che descrivono la partita cruciale su un asset fondamentale per il Paese, ma troppo spesso trascurato dalla politica: quello delle Tlc. E’ dunque guerra tra Telecom e Open se fossero confermate le notizie di stampa secondo cui OF avrebbe chiesto 1,5 miliardi di risarcimento danni a Tim nella causa in corso presso il tribunale di Milano. La richiesta sarebbe legata alla decisione dell'Antitrust di sanzionare la società guidata da Luigi Gubitosi per abuso di posizione dominante. La partecipata di Enel e Cdp, a sua volta, starebbe preparando una controffensiva di analoga portata economica. A gettare benzina sul fuoco l’intervento a gamba tesa di Beppe Grillo che, dimentico di aver affidato il Mise prima a Di Maio e poi a Patuanelli, si è accorto alla buon’ora dell’analfabetismo digitale dell’Italia (in Europa, peggio di noi solo Grecia, Bulgaria e Romania), chiedendo il commissariamento di OF. Siamo dunque in guerra, ma senza generali, senza strategia, senza coraggio. Il Mise non ha affidato le deleghe alle Tlc a nessun sottosegretario, il ministero all’Innovazione è senza portafogli, il progetto di legge per creare una Commissione parlamentare permanente alle Infrastrutture digitali non è più una priorità dei giallorossi. Dagli Stati generali nessuna proposta concreta e forse solo nel Decreto Semplificazione si intravede un barlume di programmazione. La mano destra non sa quello che fa la sinistra: il ministro Pisano vuole il cloud di stato mentre il collega Patuanelli promuove la strategia nazionale blockchain per i registri distribuiti. E nel frattempo il miliardo e mezzo di euro per i voucher per la banda ultralarga, scongelati con una Risoluzione della Lega e inutilizzati da PD e M5S dal 2017, sono fermi. E così i Comuni si stanno attrezzando per posarsi da soli la fibra (poi chiederanno un risarcimento allo Stato?) mentre le scuole (che non sanno ancora come e se riapriranno a causa dell’indecisionismo del ministro Azzolina) non hanno ancora ricevuto la fibra per attrezzarsi ad eventuali lezioni a distanza. Da mesi la Lega ha offerto un contributo al governo: rete unica federata mettendo fine alla guerra TIM-OF e coinvolgendo gli operatori dell’Fwa e i grossi operatori privati che hanno già posato chilometri di fibra in Italia; mappatura reale della cablatura del Paese; più deleghe ai governatori; nuove norme per la semplificazione burocratica. E un solo generale: un ministro alle Telecomunicazioni, settore che ha portato nelle casse dello Stato 6,5 miliardi di euro solo per le frequenze del 5G. Se non si prendono decisioni concrete e immediate sarà pandemia digitale. Ditelo alla Lombardia (che mantiene lo Stato con i suoi 54 miliardi di residuo fiscale) che dovrà aspettare il 2023 per avere la banda ultralarga. Ditelo al Veneto, ditelo all’Emilia. Ma ditelo a qualunque cittadino dalla Sicilia al Trentino che, secondo il piano bul varato da Renzi nel 2015, dovrebbe viaggiare già oggi sopra i 30 mega e invece è condannato al rame e a 3 miseri mega. Alla faccia di smart working, e-learning e sburocratizzazione.

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