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Politica
Gli errori di Renzi, dalla Madia incinta al Lavoro alla dizione di Gozi
Marianna Madia è nata nel 1980 a Roma. La sua carriera politica è cominciata nel 2008 quando l'allora candidato premier del Pd, Walter Veltroni la scelse con una delle sue capolista a Roma. Ma la sua inesperienza e una passata relazione con Giulio Napolitano (il figlio del presidente della Repubblica) le sono valse molte critiche. Nonostante ciò negli ultimi anni si è contraddistinta per l'attaccamento a certi valori della sinistra e una certa onestà intellettuale.

di Andrea Deugeni

"Capitano, mio capitano". Sarà, a detta di molti, il condottiero che il Pd aspettava da anni per portare la rivoluzione a Palazzo Chigi, però il leader del Nazareno ora neo presidente del Consiglio, stando a quanto si vocifera all'interno dello stesso Pd, non le fa tutte giuste. Certo, nessuno è perfetto, ma nello scegliersi la sua squadra di governo, Matteo Renzi è incappato in qualche piccola svista che ha creato non poche perplessità e imbarazzo in via del Nazareno.

Due episodi su tutti. Il primo. La scelta di Giuliano Poletti per la poltrona di ministro del Lavoro. Si mormora che il candidato di Renzi per quella casella fosse Marianna Madia, anche responsabile delle stesse tematiche all'interno della segreteria del Pd che l'ex sindaco di Firenze ha voluto portare nella propria squadra dopo aver vinto le primarie del Pd. C'era una coerenza nelle scelte di Renzi, peccato che al momento di portare la lista dei ministri al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il numero uno del Pd si era dimenticato che la Madia fosse incinta. E già con un bel pancione: all'ottavo mese. Piccolo particolare che la stessa Madia ha "ricordato" a Renzi al momento della telefonata del premier incaricato al Quirinale di fronte a uno stupefatto Napolitano.

"Come puoi darmi un ministero così importante in un momento così drammatico con la disoccupazione a un soffio dal 13% con io che sto per partorire e più di qualche giorno dovrò perderlo", avrebbe detto la Madia a Renzi, con lo Job Act, oltretutto, ad essere inserito fra le prime riforme che il governo avrebbe dovuto partorire per dare immediatamente risposte concrete alla maggiore urgenza del nostro Paese. Ve la immaginate la Madia alle prese con la solità estenuante ritualità delle consultazioni delle parti sociali per sondarne i desiderata e mettere mando alla tanto discussa riforma Fornero con l'incombenza delle doglie? L'empasse, allora, è stata superata estraendo dal mazzo il jolly Giuliano Poletti, numero uno delle cooperative rosse. Imbarazzo nel Pd: "Ma come non aveva fatto a pensarci?".

Secondo episodio. A parte la designazione della sconosciuta Federica Mogherini come ministro degli Esteri (un altro ministero pesante della Repubblica) indicata alla Farnesina come fassiniana doc, c'è poi la scelta di Renzi di voler affidare la delega agli affari europei a Sandro Gozi, come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Prodiano doc ed europeista ortodosso sulla carta molto esperto chiamato a gestire una materia cosi delicata (alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell'Ue dopo che Renzi ha deciso di abolire il ministero, non riconfermando Enzo Moavero Milanesi) che non sa però che il cognome di Joaquín Almunia, un pezzo da 90 dei commissari europei (prima a capo degli Affari monetari e ora alla guida della Concorrenza), si pronuncia Almùnia e non "Almunìa".

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