Padre Zanotelli: "Il Vaticano non sia più uno Stato"

Lunedì, 7 giugno 2010 - 09:02:00


Di Francesco Cocco

Papa

Il missionario comboniano, oggi impegnato contro la privatizzazione dell'acqua, sceglie Affaritaliani.it per aprire il dibattito sulla riforma della Chiesa: "Serve un nuovo concilio che riformi la curia. C'è da ripensare tutta la struttura, renderla più snella". E aggiunge: "Se non fosse più un capo di Stato, il Pontefice sarebbe più libero". Sull'impegno di Ratzinger per il Terzo mondo: "Ha parlato chiaro, ma è un discorso che non riesce ad arrivare nelle parrocchie".

Sacerdote, missionario, scrittore. Instancabile conferenziere. Punto di riferimento per una galassia di movimenti una volta definita "no global". Questo è padre Alex Zanotelli. Tanti anni spesi tra i poveri dell'Africa, prima in Sudan poi in Kenia, quindi il ritorno in Italia: a Napoli, al Rione Sanità. In mezzo, la direzione del mensile Nigrizia e la scoperta di internet, con la Rete Lilliput. Oggi, l'impegno per la campagna referendaria che vuole abrogare la legge Ronchi: quella sull'affidamento ai privati dei servizi idrici. In un periodo assai travagliato per la figura sacerdotale, questo prete non proprio qualsiasi spiega ad Affaritaliani la sua idea di società e di Chiesa. Lanciando una proposta rivoluzionaria.

Padre Zanotelli, perché ha deciso di concentrarsi sull'acqua, tanto da partecipare a una campagna referendaria?
Perché è una questione decisiva. Se questo bene verrà privatizzato, sarà la fine di tutto. Inutile poi illudersi, parlare di democrazia: sarebbero tutte prese in giro. Oggi il popolo italiano è ancora sensibile all'argomento. Se otterremo questa vittoria, che io giudico "politica" nel vero senso della parola e non "partitica", l'acqua sarà il primo dei beni comuni che saremo riusciti a recuperare. Per tornare a un minimo di democrazia, e quindi anche di politica, dobbiamo infatti recuperare i beni comuni e governarli, come sostiene il premio Nobel per l'Economia 2009, Elinor Ostrom. Se l'acqua sarà privatizzata, non avremo solo cinquanta milioni di morti per fame, ma cento milioni di morti per sete, perché non avranno i soldi per comprare l'acqua. Non si può predicare il Vangelo della vita e non essere presenti su un tema tanto importante.

Lei, un missionario comboniano, opera oggi a Napoli, una città che dal punto di vista politico-amministrativo sta vivendo un forte cambiamento con la fine del "bassolinismo". C'è ancora qualche contatto fra l'avvicendarsi delle stagioni politiche e la vita quotidiana delle persone? Cambia qualcosa anche per loro? 
Non cambia assolutamente nulla. Il centrosinistra ha sposato quello che io chiamo il "businness", ed è questo il peccato di Bassolino. Altrettanto ha fatto il centrodestra. Il problema non è più se vince la destra o la sinistra. C'è qualcuno che ha già stravinto: il mercato. E il mercato rispetta una sola legge, quella del profitto. Paghiamo tutti per questo: sui rifiuti, per esempio. La Campania è una regione che sta morendo. I potentati economico-finanziari hanno imposto il fatto che incenerendo guadagnano. E allora non c'è raccolta differenziata che tenga. In Campania sono vent'anni che mondo industriale del Nord e Camorra ci hanno sepolto di rifiuti tossici. In più, l'incenerimento. L'importante diventa fare profitto, non la salute della gente. Io credo invece che acqua  e aria siano diritti fondamentali.

Facciamo un passo indietro. Nel 2005 lei  scrisse una lettera aperta al neoeletto papa Benedetto XVI chiedendogli un impegno per l'Africa nella scia del suo predecessore Giovanni Paolo II. Affermò pure che nella stessa Chiesa non possono convivere “uomini dei dolori” e "altrettanti Pilato". Cinque anni dopo, ritiene che il pontificato di Joseph Ratzinger abbia realizzato le sue speranze, riguardo al Terzo mondo?
E' difficile fare analisi su periodi brevi. Il Papa ha tenuto parecchi discorsi e pronunciamenti abbastanza chiari, insieme all'enciclica "Caritas in veritate" che è un buon documento su questi problemi. Però è un insegnamento che non riesce ad arrivare a un livello base, che non entra nel quotidiano, nelle catechesi delle parrocchie e nelle omelie dei preti. Non ci siamo proprio. In Occidente c'è una profonda schizofrenia fra ciò che proclamiamo in chiesa e quello che viviamo.

L'11 giugno si chiude l'Anno sacerdotale. Proprio negli ultimi mesi, l'immagine del prete ha subito dei duri colpi, anche per la scoperta di diversi casi di pedofilia fra i religiosi. Crede che  la figura del sacerdote sia in crisi? E se sì, perché?
Non solo la società ma anche la Chiesa stanno passando un momento difficilissimo. Riconosco a papa Ratzinger il coraggio di aver detto almeno la verità. Ha affermato che questa è una chiesa ferita e bisognosa di conversione. La pedofilia è un crimine, con tutto ciò che questo comporta a livello di perdita di fiducia da parte della gente. Ma il problema più grosso per i preti è quello della poca speranza. C'è la sensazione che molti sacerdoti abbiano tirato i remi in barca, che non sappiano più dove andare. E purtroppo anche a livello di conferenze episcopali, di vescovi, non c'è una spinta forte: c'è paura. Io credo ci sia bisogno di una conversione strutturale della Chiesa, non solo personale. Una conversione che deve partire dalla curia romana. E questo può riuscire a farlo solo un concilio, non un papa.

Auspica un Concilio vaticano terzo?
Uno degli errori del Concilio vaticano secondo è stato non fare la riforma della curia.

A proposito di riforme: il celibato dei preti è un problema?
Sì, son tutti problemi, ma io provo a ragionare in chiave strutturale.

Cioè?
E' ora che il Vaticano venga ripensato. Come si fa a pensare al Papa come capo di stato? Immaginiamoci Gesù Cristo come capo di stato. Impossibile, ha rifiutato tutto! Nel secolo scorso, l'unico modo di dare indipendenza al papato era creargli intorno il concetto di stato. Oggi invece l'Onu è riconosciuta da tutto il mondo e non è uno stato. Immagini se il Papa non fosse più un capo di stato: quanto sarebbe libero di girare e incontrare chi vuole! Oppure di rifiutarsi, per esempio nel caso di dittatori sanguinari. Per il Vaticano bisogna uscire da questo concetto di stato, un miliardo di cattolici ci si riconoscerebbero ugualmente. C'è da ripensare tutta la struttura, il rapporto fra centro e periferia. Ormai ci sono cinquemila vescovi, è una struttura grossa. Abbiamo bisogno di cose molto più snelle e semplici. E solo a un concilio potrebbe riuscire una tale riforma.

0 mi piace, 0 non mi piace

Commenti


    
    Titoli Stato/ Collocati 6,5 mld Btp, tassi a minimi record
    Riforme/ Guerini (Pd): verso elezione indiretta Senato
    Alitalia/ Uilt, non arrivata lettera da Etihad
    Riforme/ Renzi: se non si trova sintesi pronto a passo indietro
    Milan/ Berlusconi: vendita club fantasia altrui
    Mps/ Grillo: questa e' la mafia del capitalismo
    Mps/ Grillo, facciamo casino per fare un po' di trasparenza
    Berlusconi/ Vede foto Merkel e dice "Aridatece Kohl"
    LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

    LA CASA PER TE

    Trova la casa giusta per te su Casa.it
    Trovala subito

    Prestito

    Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
    SCOPRI RATA

    BIGLIETTI

    Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
    PUBBLICA ORA