Vendola a Roma, la Puglia si spacca. La Regione Salento vuole l'autonomia

Venerdì, 6 agosto 2010 - 18:50:00


VISTO DA SUD

di Adelmo Gaetani

nichi vendola100
Nichi Vendola
Mentre gira l’Italia, in lungo e in largo, a caccia di consensi per prepararsi alle primarie, conquistare la leadership del centrosinistra e muovere alla conquista di Palazzo Chigi, il governatore di Puglia, Nichi Vendola, rischia di vedersi franare sotto i piedi metà della piattaforma sulla quale ha costruito il suo successo politico.

Quello che per Vendola potrebbe diventare l’incubo d’autunno ha un nome preciso: Regione Salento.

Che cosa sta accadendo? La Puglia (o le Puglie?) è una terra lunga oltre 400 chilometri, dal Gargano a Leuca, con molte differenze al suo interno, con peculiarità storiche, culturali, economiche e sociali non facilmente riconducibili a unità. Negli ultimi decenni le province più meridionali, quelle di Brindisi, Lecce e Taranto, hanno tentato di fare sistema per fronteggiare la mal tollerata egemonia di Bari e rivendicare maggiore attenzione: così è cresciuta un’identità salentina forte che ha trovato una sintesi nell’idea di Grande Salento.

Ora, dicono in tanti, il progetto Grande Salento non basta più, perché, al di là delle buone intenzioni, non dispone di strumenti operativi. Può perorare cause, proporre soluzioni, agitare i problemi, ma non può fare niente di concreto per risolverli.

Ecco, allora, spuntare la Regione Salento, della quale, giusto per evitare che si pensi alla solita boutade localistica, si occupò anche l’Assemblea Costituente, con esito negativo solo perché, secondo una certa ricostruzione storica, si oppose Aldo Moro, salentino di nascita, ma barese per adozione politica.

La Regione Salento è diventato il cavallo di battaglia di un editore televisivo, Paolo Pagliaro, che con la sua Telerama dà voce alle crescenti spinte autonomistiche. Su questa linea, un po’ a sorpresa, sono schierati i tre presidenti delle Province salentine (uno di centrosinistra, uno di centro e uno di centrodestra), numerosi amministratori locali e uomini dell’impresa e della cultura. Docenti universitari sono impegnati a dare una base storico-terorica al progetto, mentre alcuni costituzionalisti già spiegano il percorso giuridico e istituzionale per arrivare alla formalizzazione della nuova Regione.

Naturalmente, i dubbi sono tanti, le obiezioni non mancano, ma al momento i partiti tacciono, segno, insieme, di cautela e di debolezza politica: prima di esprimersi è meglio vedere quello che succede.

Ci sono alcune cifre che fanno rumore e irritano  i salentini: dei fondi di cui dispone la Regione Puglia dal 2007 al 2013, il 70% è stato investito nel Barese e solo il 30% nelle altre province. Colpisce il caso dei trasporti: dell’1,4 miliardi di euro disponibili, ben 900 milioni sono stati stanziati per la sola città di Bari. Naturalmente, la litania dei numeri che penalizzano il Salento non finisce qui.

Questa la storia, questa la situazione.

Nichi Vendola ha le antenne puntate su Roma, pensa alla primarie, ingaggia un duello all’arma bianca con il ministro Tremonti sui conti in rosso della sanità pugliese, mentre alle sue spalle cresce un movimento che potrebbe sfilargli mezza Regione senza che lui se ne accorga.

Sembra fantapolitica, in realtà sono i paradossi della politica.

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