Con Cohn-Bendit nasce la "terza sinistra"...

Sabato, 20 giugno 2009 - 13:30:00


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Di Massimiliano Panarari

Non si deve essere ammalati di esterofilia per guardare con attenzione a quanto si muove fuori dai confini nazionali. Si tratta, spesso, di semplice buon senso, o di comparatistica, decisamente utile considerando come è ridotto il nostro cortile di casa. E, dunque, bene farebbe il centrosinistra italiano a osservare la "novità Cohn-Bendit" (anche se non di vera novità si tratta, dal momento che l'animale politico "Dany il rosso" calca il proscenio europeo da decenni). Facendo la tara, e nella consapevolezza delle inevitabili differenze tra il nostro Paese e la parte più avanzata dell'Europa (cosa che non giustifica però - bisognerebbe tenerlo a mente - quelli che sono null'altro che ritardi e arretratezze nostre), si potrebbe provare a trarre qualche lezione dallo stupefacente risultato elettorale del leader di Europe Ecologie.

Francia verdi Cohn-Bendit
Cohn-Bendit



Nel suo 16% - impressionante soprattutto se confrontato con quanto accaduto ai Verdi italiani, e alla dilapidazione progressiva del loro patrimonio di consenso - confluiscono vari fattori, che dovrebbero essere guardati con attenzione. La scelta europeista autentica e profonda di un movimento capitanato da uno che nell'Europa senza frontiere ci crede sin dal Maggio Sessantotto. La scelta di inserire personalità forti e di livello - è l'epoca della personalizzazione della politica, un dato di fatto - con posizioni differenti, ma capaci di operare quella che in "politichese" si chiamerebbe la "sintesi" (da Eva Joly, la magistrata anticorruzione protagonista delle inchieste degli anni Novanta, a José Bové, il "supercontadino no global").

La capacità di offrirsi come alternativa valida agli elettori delusi dai socialisti ingessati e squassati dalla guerra per bande, ennesimo segnale - vien da dire, davvero a malincuore - di come l'"eclisse della socialdemocrazia" di cui parla lo storico Giuseppe Berta si stia effettivamente consumando anche in una nazione che al socialismo democratico ha fornito contributi importantissimi nel XIX e XX secolo.

L'intercettazione di alcuni dei ceti più mobili e innovativi della società francese: il nuovo ceto medio, colpito pesantemente dalla crisi economica, ma intenzionato a reinventarsi, e i "bobos", i "bourgeois-bohémiens", tipicamente metropolitani, impegnati nelle nuove professioni e portatori di una visione edonista della vita, che ritiene centrale l'allargamento dei diritti civili e i valori individualistici, ma risulta anche attenta all'espansione di quelli sociali.

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