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Politica

di Massimo Gargiulo

Tra le organizzazioni cattoliche emergono segnali di pentimento per come è stato dilapidato il patrimonio di aspettative emerse, non soltanto tra i cattolici, a seguito del seminario di Todi tenutosi il 16 e 17 ottobre 2011.
In quella occasione l’attenzione dei media si era rivolta soprattutto al fatto che tutte le organizzazioni cattoliche presenti avevano posto fine ad ogni indulgenza nei confronti del berlusconismo, aprendo di fatto una carta di credito al futuro governo “tecnico” di Mario Monti.
Poi sull’iniziativa di Todi è caduto il silenziatore fino al 28 maggio del 2012 allorché le sei associazioni cattoliche promotrici del seminario di Todi presentarono il Manifesto “La Buona Politica per tornare a crescere” http://www.forumlab.org/manifesto/ (al quale ho personalmente aderito il 3 luglio 2012 attraverso il sito www.forumlab.org).
Un Manifesto che non presupponeva in alcun modo la nascita di un partito politico, neppure di un partito di cattolici e tanto meno del “partito dei cattolici”, ma che tuttavia manifestava con forza la presa di coscienza, da parte delle associazioni promotrici, che (cito dal Manifesto) “Di fronte ad un mondo che cambia tanto rapidamente, noi avvertiamo l’urgenza di un nuovo impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci sulle implicazioni etiche, culturali e sociali delle nostre scelte e dei nostri comportamenti. Sentiamo che la nostra responsabilità ci spinge a partecipare alla costruzione di un ambiente favorevole alla libera espressione delle persone, alla ricerca di una più alta e sapiente mediazione sociale tra opzioni e interessi diversi nella direzione del bene comune, all’educazione all’esercizio dei diritti e dei doveri, alla promozione dell’inclusione sociale dei ceti e delle persone meno abbienti.”
Il 21 e 22 ottobre 2012 a Todi si assisteva ad un salto di qualità in direzione di un più diretto impegno nella vita politica del Paese allorché (cito dal documento propositivo di Todi 2 http://www.forumlab.org/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=113792 ) si affermava:

“Un anno fa le nostre organizzazioni si ritrovarono, in questo luogo ed in questi stessi giorni, per affermare la loro disponibilità ad impegnarsi al servizio del Paese, in un momento di gravissima crisi morale, politica ed economica, chiedendo al contempo l’apertura di un nuova fase politica in forte discontinuità con la precedente. Dopo di allora si è aperta l’esperienza del governo Monti, cui va l’indubbio merito di aver ridato dignità alle istituzioni, garantito una forte ripresa di credibilità del Paese a livello europeo ed internazionale – divenendo una risorsa per la costruzione dell’Europa politica –, superato l’asfittico sistema bipolare, causa di contrapposizioni durissime ed insieme di immobilismo politico.
Le forze politiche, chiamate a mostrare senso di responsabilità ed insieme a riorganizzare la loro offerta politica, hanno purtroppo solo parzialmente risposto alle attese. Tanti, troppi sono gli elementi che testimoniano la loro persistente incapacità di procedere ad un autonomo rinnovamento di culture, modelli organizzativi, gruppi dirigenti. La grave crisi morale ed insieme la costante erosione di consensi rende quindi oggi necessario un percorso che consenta, entro i prossimi appuntamenti elettorali, di generare proposte nuove tanto nel contenitore quanto nei contenuti.
Noi, soggetti della società civile ed espressione di un’ampia parte del mondo cattolico italiano, ci sentiamo responsabili di far sentire la nostra voce e dare il nostro apporto, nei termini e nei modi che sono propri a ciascuna organizzazione. In primo luogo ci impegniamo affinché la stagione inauguratasi con il governo Monti non si esaurisca e non si ritorni alla drammatica situazione precedente. E’ indubbio che è oggi necessario operare per dare al prossimo governo una maggioranza autenticamente politica, fondata su un programma condiviso e coerente. Questo va fatto assicurando la continuità con quanto di positivo è stato fatto in quest’ultimo anno, garantendo la prosecuzione delle politiche di risanamento del Paese e, al contempo, integrando gli obiettivi iniziali con quelli della crescita, dell’occupazione, di un nuovo welfare, di una ritrovata equità e di pieno ripristino dei valori costituzionali”.
Nonostante i propositi enunciati a ottobre 2012, a gennaio 2013 l’esperienza di Todi si infrangeva sulla decisione di Mario Monti di guidare un’alleanza centrista alle elezioni per il Parlamento nazionale e la così detta Todi 3 indetta per il 10 gennaio 2013 veniva annullata, non senza polemiche e divisioni.
Lo scenario che si è determinato a seguito delle elezioni per il nuovo Parlamento riapre all’interno delle realtà associative del mondo cattolico, così come in quelle dell’impresa, del lavoro, delle professioni e della vita culturale e sociale la necessità di una riflessione (finalmente) seria ed approfondita su quale debba essere il loro ruolo all’interno della vita politica e sociale del Paese.
Finiti i collateralismi, anche perché finiti i partiti così come li abbiamo conosciuti fino a ieri, l’associazionismo e la rappresentanza (cioè i corpi intermedi della società) sono chiamati, come osservava Di Vico sul Corriere della Sera il 4 marzo 2013, al non facile compito di fare i conti con i risultati elettorali, ma più ancora “ mentre la politica tenterà di costruire nuovi e più complicati equilibri politici … l’associazionismo e la rappresentanza si dovranno misurare con i mutamenti indotti nella dialettica sociale”.
“Negli ultimi giorni di campagna elettorale – continuava Di Vico – Grillo si era lanciato in un attacco ai corpi intermedi di non facile decrittazione …. ribadendo un’idea della democrazia in cui sembra esserci poco spazio per la società di mezzo. La sua è una proposta top down e tende ad azzerare gli organismi intermedi di ascolto e canalizzazione del consenso …. La Rete, per come ha saputo usarla il duo Casaleggio – Grillo assomiglia non solo ad uno straordinario strumento di comunicazione, ma anche ad una sorta di infrastruttura del consenso”.
Del resto come reagisce la Rete, senza con questo entrare in giudizi di merito che non mi competono, lo stiamo sperimentando in questi giorni a fronte di eventi eccezionali come la nomina di Papa Francesco o, più modestamente, le elezioni delle presidenze di Camera e Senato.
A fronte di tutto questo, c’è chi invoca una nuova Camaldoli per il mondo cattolico, una ripartenza da zero (come quella che avvenne tra il 18 e il 23 luglio del 1943 per iniziativa di esponenti cattolici) che lavori alla ricomposizione del Paese.
Credo anche io che ci sarebbe bisogno di una iniziativa del genere, ma che per essere produttiva essa dovrebbe avere almeno tre caratteristiche: partire dai "temi negoziabili", soprattutto quelli sociali (ha ragione Carlo Costalli: “i valori non negoziabili hanno già luoghi d’eccellenza in cui sono difesi, i discorsi papali e i testi ufficiali, anche della CEI” La Repubblica 18/3/13), protagonisti siano i laici e il metodo si ispiri ad una sorta di Camaldoli 2.0.

 

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camaldoli
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