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Palazzo di Città Ansa
 

Bari -  Al ritorno da Pechino, Michele Emiliano avrà un nuovo assessore alle Risorse Umane da nominare ed un altro candidato alla successione ad attenderlo. “La prego di credermi davvero rammaricata se sono costretta a declinare la sua proposta”, gli ha scritto Simona Bernard nella lettera consegnata al direttore generale, a meno di ventiquattro ore dal rimpasto: “Sento che i doveri amministrativi che il prestigioso incarico comporta risultano incompatibili con la gestione della mia impresa, oggi più che mai vincolante per il mio tempo e le mie energie”, spiega, non escludendo in futuro di poter riproporre la propria “esperienza di tecnico al servizio dei miei concittadini”.

E se i bene informati davano la scelta dell’imprenditrice in quota Realtà Italia, nonostante l’ormai ex titolare di dicastero smentisca, dal Movimento di Tommy Attanasio rilanciano sulle Comunali. “Chi si vuole candidare esca allo scoperto”, aveva mandato a dire il Gladiatore e l’ex Idv Giacomo Olivieri non se lo è fatto ripetere due volte ed è sceso ufficialmente in campo, richiamando il centrosinistra alle primarie per eleggere la testa di serie. “Vi sono solo due modi per immaginare una candidatura a sindaco in una città importante come Bari: una è la sua costituzione in “laboratorio” dove pochi maggiorenti di partito ne individuano le caratteristiche; l’altra, ed è quello più bella e più autentica, è la scelta del proprio sindaco da parte dei baresi”, chiedono dallo stato maggiore del Movimento, argomentando con la richiesta di partecipazione dei cittadini “essendo stata loro negata da tempo la possibilità di eleggere i parlamentari”. Candidatura di bandiera destinata a rientrare o manovre di posizionamento? Il risiko è ormai aperto ed arriva a stretto giro dal diktat sulle dimissioni dei big della Giunta che dovessero ambire alla nomination, Elio Sannicandro in primis, non chiamato in causa espressamente ma terzo “ingegnere” del trittico che qualche giorno fa il primo cittadino citava in un tweet. 

Oltre ad Antonio Decaro e Mimmo Di Paola, s’intende, corteggiato repentinamente con tanto di proposta di partecipazione ai gazebo del centrosinistra ma che anche a destra raccoglie consensi e potrebbe diventare l’alternativa di Fitto alla conta interna tra i suoi. Non un fronte unitario, però. “No a nomi calati sul territorio, no alle decisioni prese da pochi”, azzarda Massimo Cassano, ribadendo la necessità di ripartire “dal basso”e da assemblee con Comitati di quartiere, Circoscrizioni e categorie, prima di affidare a consultazioni popolari l’imprimatur sul nome: “Ci vuole passione ma non solo”, chiosa. E dopo il Consiglio nazionale azzurro di sabato, l’accelerazione sarà inevitabile.

(a.bucci1@libero.it)

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