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Bari – Il giorno del giudizio. Il Pd pugliese alla prova della direzione regionale, la prima dopo la disfatta elettorale delle ultime Politiche, e Sergio Blasi ha intenzione di tirare dritto fino in fondo: davanti a giornalisti e militanti ed in diretta streaming sul sito dei democratici, il segretario è pronto allo showdown con la richiesta del voto palese di fiducia e gli esiti non sono per nulla scontati.
 
 
Si andrà alla conta, dunque? Intanto, i neoeletti sono alle prese con la trasferta nella Capitale e la marcia di avvicinamento al varo dei due rami del Parlamento, venerdì. Stamattina la coda per la fototessera: “Pippo Civati mi suggerisce che forse la coda sarà più' lunga della legislatura”, scherza il capogruppo uscente di Via Capruzzi Antonio Decaro, che con il Sindaco di Melpignano ha condiviso gli scranni della maggioranza. E tra coloro che, sicuramente, sono pronti ad aprire il fuoco all’indirizzo del primo cittadino salentino ci saranno sicuramente Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, autosospesisi dal gruppo consiliare all’indomani della guerra delle deroghe per le primarie di fine anno e rientrati in carreggiata solo pochi giorni fa “per avere i titoli per gridare al cambiamento, allo scopo di mettere in sintonia il Partito democratico con la coscienza della gente”, avevano spiegato in conferenza stampa. Né è escluso che al terzetto si aggreghi anche Gero Grassi, esponente dell’area moderata, lamentatosi nel post voto di uno sbilanciamento dei democratici sulla componente ex Ds, cui lo stesso Blasi aveva replicato con un secco: “Deve smetterla di ciurlare nel manico”.
 
 
In compenso, se redde rationem dovrà essere, quantomeno è improbabile che lo sarà oggi. Dalla sua il segretario ha non solo bersaniani e dalemiani, ma anche la possibilità di restare in sella fino al congresso, da stabilire in autunno, sparigliando i pronostici di chi, nelle ultime ore, aveva previsto che a traghettare i democrats fino alle Amministrative potesse essere una “reggenza giovane” e sul nome designato le indiscrezioni sembravano andare tutte nella stessa direzione.
 
Se non bastasse, mentre all’interno del partito si ricalibrano gli equilibri, l’altro tavolo sul quale si gioca una partita determinante è quello del rimpasto di Giunta del Governatore Vendola: pieno mandato al Rivoluzionario Gentile, s’intende, ma non a scatola chiusa né senza preavviso, mettono in chiaro da Via Re David. Se è praticamente certa l’uscita di scena dell’assessore allo Sport, Maria Campese, non è ancora chiaro se il tarantino Michele Pelillo vedrà le deleghe del Bilancio accorpate ad altre competenze oppure se a succedergli potrà essere il foggiano Leonardo Di Gioia per cementare l’allargamento della coalizione al centro montiano che è già costato il posto di capogruppo a Cecchino Damone della Puglia Prima di Tutto. Così come ancora da sciogliere resta il nodo della Sanità, al centro dei desiderata del Pd, ma, almeno secondo le ultime quotazioni del borsino, destinata a rimanere nelle mani di un tecnico, al quale andrebbe anche la responsabilità dei Servizi Sociali. Sempre che non si decida di optare per un maxi assessorato che includa Welfare e Sanità, lasciandone la guida ad Elena Gentile, riconfermata insieme alla numero due della squadra, Loredana Capone.
 
 
Troppe le variabili per poter tracciare sin da ora il profilo del nuovo esecutivo e delle alleanze che verranno. Nel dubbio, però, dal Pdl già gridano alla “grande ammucchiata” ed al rischio ingovernabilità della macchina amministrativa: “Al presidente chiediamo coerenza politica in questa situazione e la presa d'atto dell'impossibilità di allargare la maggioranza di governo regionale a forze che fino ad alcune settimane fa erano in disaccordo totale con la linea tenuta dalla sua giunta e nelle dichiarazioni dello stesso Vendola, apparivano come l'unico vero nemico da sconfiggere”, attacca a testa bassa il vicecapogruppo uscente Massimo Cassano. La battaglia è appena ricominciata.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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