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Brindisi, Antonella Vincenti (Pd) Le donne per il rilancio della politica

Antonella Vincenti, radici nel brindisino e ramificazioni omnipresenti tra le donne democratiche di Puglia è candidata di punta, scelta da Michele Emiliano - in corsa per la presidenza della regionale Puglia - nellla lista del PD per le prossime regionali.

È nata a San Pietro Vernotico (Br) il 4 dicembre 1973, mamma di una bimba di un anno. Laureata in Economia e Commercio, dirigente di studio professionale fino al 2014. Dal 2015 libero professionista. E' stata Segretaria della sinistra giovanile di Brindisi, Consigliera comunale nel Comune di San Donaci dal 1997 per tre legislature, risultando la più suffragata di tutte le liste durante le due ultime competizioni.

Vice Sindaco, con delega alle pari opportunità, servizi sociali, sport e cultura del Comune di San Donaci dal 1998 al 2000; e successivamente Vicesindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di San Donaci dal 2008 al 201. Inoltre, Coordinatrice della Conferenza regionale delle Donne Democratiche, Componente della Direzione Provinciale del PD di Brindisi, Componente della Segreteria Regionale del PD Puglia, nonché Componente dell’Assemblea Nazionale del PD.

emiliano e le capolista
 

Con Affaritaliani.it - Puglia Antonella Vincenti parla della sua candidatura e delle prospettive della sfida:

Partiamo dalle donne in politica. Emiliano decide di puntare su capolista tutte donne e continua ad assicurare che saranno anche “votate”. Sorpresa dalla scelta?

Michele Emiliano, scegliendo una donna come capolista in ogni circoscrizione, ha voluto dare un segnale forte nel senso del cambiamento e della discontinuità. Allarma la distanza che si è creata tra politica e cittadini. Alcuni fanno finta di niente, continuando a considerare la politica come gestione del consenso tra un’elezione ed un’altra. Ma così oltre a fare un danno alla politica si determina un danno ai cittadini e alla Puglia, che meritano risposte ai problemi di ogni giorno.

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Antonella Vincenti sarà capolista a Brindisi e provincia, ha già un piano d’azione per caratterizzare territorialmente questa candidatura?

Brindisi è una città lacerata da contraddizioni profonde, che ne paralizzano la crescita. Snodo logistico potenzialmente strategico dal punto di vista commerciale, non riesce a fare delle sue virtù occasione di sviluppo. Pesano le scelte sbagliate del passato sulla gestione delle infrastrutture, l’incapacità di fare rete tra istituzioni ed imprese e la mancanza di una visione strategica complessiva di medio e lungo periodo. Tutto questo, per i soggetti che vorrebbero utilizzare Brindisi come scalo di riferimento si traduce in una complessiva mancanza di fiducia. La situazione del porto è al limite del paradossale: rischiamo di perdere il controllo del nostro scalo marittimo, va assolutamente scongiurato l’accorpamento con altre realtà portuali. Al contempo non si riesce a risolvere l’annosa questione della ricaduta su ambiente e salute dei poli industriali dell’energia e della chimica. Bisogna trovare un’altra via per lo sviluppo della città, questo è chiaro.

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Lei è Responsabile regionale delle Donne Democratiche, quanta osmosi c’è tra Antonella Vincenti capolista Pd e il territorio brindisino?

Mi fa sorridere l’idea che ci siano persone che in maniera fin troppo disinvolta parlano di “nominate” in riferimento alla scelta di sei donne capolista in ogni circoscrizione. A parte che le elezioni regionali prevedono l’espressione da parte dell’elettore della preferenza, e dunque non si può in alcun modo prescindere dal consenso, è davvero curioso che in un paese dove ormai tutto avviene attraverso nomina o cooptazione si possano considerare “nominate” donne che a loro rischio si sottopongono alla prova del consenso. Credo che dietro queste preoccupazioni si mascheri la paura del cambiamento.

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Un tempo essere capolista era garanzia di elezione, oggi non più. Come affronta la sfida?

Per quanto mi riguarda, mi sono sempre confrontata con il consenso, fin dalla mia prima elezione in Consiglio comunale. E sono sempre risultata la prima degli eletti ogni volta che mi sono cimentata in competizioni elettorali. Questo ha spesso rappresentato un problema per qualcuno ma non mi sono mai preoccupata di questo. Negli ultimi tre anni come responsabile regionale delle donne democratiche ho messo in moto una fittissima rete di organizzazioni territoriali di donne, sperimentando con successo un nuovo modo di fare politica: aperto, partecipato e centrato sui problemi delle donne pugliesi.

Il riscatto e il rilancio della politica passa per le donne e per la loro innata capacità di concretezza?

Con il sistema delle Conferenze delle donne democratiche abbiamo provato a far comprendere alla politica come oggi esista una nuova soggettività femminile, che mal si concilia con la tradizione culturale patriarcale tipica del Mezzogiorno. La figuraccia del Consiglio Regionale, che ha bocciato la parità di genere nella legge elettorale regionale, promossa dalle donne democratiche, ha aperto uno squarcio che difficilmente sarà colmato. Con quel voto abbiamo assistito ad un episodio chiave del passaggio dalla vecchia alla nuova politica. Le sei donne capolista sono anche una conseguenza di quell’imperdonabile errore.

(gelormini@affaritaliani.it)

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